L’ininfluente partecipazione popolare alle elezioni implica che le scelte pubbliche siano assunte da una classe elitaria, che alimenta il mostro della privatizzazione della politica da parte dei potentati. E il regresso in atto tende a spezzare l’equilibrio tra le due anime: autoritaria e libertaria, che la modernità teneva insieme. Avanza la sterilizzazione del Parlamento del Paese, sostenuto da forze politiche contaminate da una vera sindrome leaderistica e affette dal tarlo del populismo, che ha finito per privare gli elettori dei diritti sanciti dalla Costituzione. Siamo di fronte a uno scenario favorito da subdole tecniche di persuasione e di slogan vuoti per influenzare l’opinione pubblica: un teatrino di nani e ballerine in sostituzione di effettive decisioni politiche. Per riconnettere i cittadini alla politica, servono strumenti di democrazia diretta, la trasparenza delle istituzioni, l’educazione civica e l’informazione indipendente. È difficile farlo ma altre alternative non se ne vedono
◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA
►La verità è che non riusciamo ad accettare la crisi della democrazia e la crescente polarizzazione politica ci spaventa e mina la fiducia nei nostri sistemi politici e sociali. Invece di affrontare i problemi di fronte, preferiamo ignorarli o minimizzarli, sperando che scompaiano da soli. Tuttavia, per trovare soluzioni durature a questi problemi, occorre trovare il coraggio di affrontarli e lavorare insieme per ricostruire la fiducia e migliorare la qualità della nostra democrazia. D’altronde sono molte le disfunzioni che hanno generato la “frattura” e la progressiva astensione degli italiani dalle elezioni. E giacché il numero è cresciuto progressivamente e supera, addirittura, il 50% degli aventi diritto al voto, il fenomeno assume la connotazione di elemento strutturale. Il che rappresenta un effettivo pericolo per la democrazia. Infatti l’ininfluente partecipazione popolare implica che le scelte pubbliche siano assunte da una classe elitaria, che alimenta il mostro della privatizzazione della politica da parte dei potentati: una triste conseguenza che contribuisce a degradare i regimi democratici in una mascherata oligarchia. Con la conseguenza che i capisaldi della società moderna si indeboliscono sempre più e il passato sembrerebbe afferrare il futuro e invertirne la direzione.
Come affermava Habermas, la rifeudalizzazione è il sintomo del regresso in atto, che tende a spezzare l’equilibrio tra le due anime: autoritaria e libertaria, che la modernità teneva insieme. È ciò che avviene con la sterilizzazione del Parlamento del Paese, sostenuto da forze politiche contaminate da una vera sindrome leaderistica e affette dal tarlo del populismo, che ha finito per privare gli elettori dei diritti sanciti dalla Costituzione. Uno scenario favorito da subdole tecniche di persuasione e slogan per influenzare l’opinione pubblica: in sostanza un teatrino (nani e ballerine) in sostituzione di decisioni politiche. Tutti elementi che rappresentano non solo la disaffezione, ma un modo di protestare contro un ceto politico avulso dalla realtà che registra crisi industriale e sofferenze delle disuguaglianze sociali. Appunto per tali ragioni, al fine di contrastare l’astensionismo e riconnettere i cittadini alla politica, è necessario promuovere una maggiore partecipazione democratica attraverso strumenti di democrazia diretta, la trasparenza delle istituzioni, l’educazione civica e l’informazione indipendente.
È fondamentale creare spazi di confronto e di dialogo tra i cittadini e le istituzioni, per restituire loro una voce e un ruolo attivo nella definizione delle politiche pubbliche. Solo attraverso un rinnovato impegno civico e una maggiore responsabilità da parte delle élite politiche sarà possibile superare la crisi di rappresentanza e ridare vigore alla democrazia, affinché essa possa davvero rispondere ai bisogni e alle aspirazioni dei cittadini. Ma è evidente che il Paese registra un carente ceto politico: frutto di strutture instabili che non riesce a rappresentare interessi collettivi (un vero problema di rappresentatività e legittimità delle istituzioni) e alimenta il disincanto e la sfiducia nei confronti della politica. Ci sono quindi bisogni di riforma e di riorganizzazione del sistema politico per renderlo più efficiente, trasparente e responsabile nei confronti dei cittadini. È necessario, inoltre, rilanciare il ruolo dei partiti come mediatori tra la società e lo Stato, favorendo la partecipazione democratica e il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni pubbliche.
Di fatto la crisi della democrazia rappresentativa rende attuali le considerazioni dei costituenti poiché profetizzavano l’attuale situazione. Infatti, la trasformazione dei partiti da libere associazioni di volontari a macchine elettorali controllate da pochi dirigenti ha minato la fiducia dei cittadini nella classe politica e nel sistema democratico. Questo ha portato a un crescente disincanto verso la politica e ha favorito l’ascesa di movimenti populisti e anti-sistema che promettono di rompere con il vecchio establishment politico. È necessario, pertanto , un profondo rinnovamento dei partiti politici e un ritorno alla centralità del cittadino nella democrazia rappresentativa per affrontare questa crisi e ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche. Per riprendere il proprio ruolo, la politica deve essere guidata da valori nobili come l’etica, la solidarietà, la giustizia sociale e l’uguaglianza, invece di essere dominata dall’interesse personale o di pochi privilegiati. Inoltre, la politica dovrebbe essere trasparente e responsabile, con meccanismi di controllo e di partecipazione dei cittadini per garantire la correttezza delle decisioni e la tutela dell’interesse pubblico. Infine, la politica dovrebbe essere inclusiva ed aperta al confronto e al dialogo tra diverse posizioni e visioni, per promuovere la costruzione di soluzioni condivise e sostenibili nel lungo termine.
È presidente di Confimpresa Euromed e di Confidi per l’impresa, Imprenditore agrigentino, si batte da anni contro il rigassificatore, in buffer zone Unesco e il metanodotto in area archeologica: che definisce un “progetto folle”, a pochi passi dalla Valle dei Templi, a ridosso della casa di Luigi Pirandello in contrada Kaos.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.