◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA, presidente dell’Osservatorio nazionale Dieta mediterranea
► Il riconoscimento della Dieta Mediterranea e quello della Cucina Italiana collocano l’Italia in una posizione di assoluta leadership internazionale sul tema del cibo e della Prevenzione Primaria. Due riconoscimenti Unesco distinti, ma profondamente complementari, che oggi possono e devono diventare una leva strategica per la salute pubblica e per il benessere collettivo. Siamo nella fase di redazione del nuovo Piano nazionale della Prevenzione con un patrimonio unico al mondo che parla direttamente di cibo, cultura e salute, con l’imprinting dell’Unesco. Una straordinaria opportunità, ma anche una grande responsabilità istituzionale. La sfida è evitare ogni confusione semantica e strategica tra i due riconoscimenti e trasformarli in strumenti concreti di prevenzione primaria, capaci di incidere realmente sugli stili di vita degli italiani.
Sovrapporre Dieta mediterranea e Cucina italiana significa indebolire entrambi i riconoscimenti. Al contrario, tenerli distinti e farli dialogare rafforza il valore strategico, evita confusione e aumenta la loro sinergia. In definitiva: la Dieta mediterranea è lo strumento scientifico della prevenzione primaria, la Cucina Italiana è il linguaggio culturale capace di rendere quella prevenzione accessibile, comprensibile e quotidiana. Le considerazioni esposte, seppure succintamente, assumono un valore ancora più rilevante alla scadenza del Piano nazionale della Prevenzione, che dopo la conclusione del ciclo 2020–2025 ci fornisce un quadro piuttosto preoccupante alla luce di alcuni dati: obesità, sovrappeso e malattie croniche, soprattutto tra bambini e adolescenti, indicano che non è più sufficiente e men che mai utile intervenire a valle del problema e che la prevenzione, in particolare la primaria, deve diventare un “must”. Non a caso, l’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea come la prevenzione primaria rappresenti l’unica strada sostenibile per ridurre l’impatto delle patologie croniche sui sistemi sanitari, abbattendone i costi.
- l’inserimento della educazione alimentare come materia curricolare e non come appendice superficiale di improbabili progetti scolastici;
- porre un freno con decisione al dilagare dei prodotti ultra-processati;
- promuovere la cucina italiana come momento culturale quotidiano, recuperando la sobrietà come atto politico capace di contrastare lo spreco alimentare.
Sono solo alcuni degli interventi che da subito possono dare vita realmente ad una inversione di tendenza verso una prevenzione primaria degna di tale nome. L’Italia detiene oggi una leadership culturale e scientifica sul tema del cibo. Il nuovo Piano nazionale di Prevenzione rappresenta un’occasione storica per trasformare i riconoscimenti Unesco in politiche pubbliche strutturate. Lasciare fuori la Dieta mediterranea e la Cucina italiana dalle linee strategiche del piano prevenzione significherebbe rinunciare a strumenti già riconosciuti, credibili e condivisi a livello internazionale, ma essenzialmente sarebbe una grave mancanza di responsabilità istituzionale. Se correttamente valorizzati e tradotti in politiche concrete, i due riconoscimenti Unesco, possono costituire un riferimento internazionale, di benessere, sostenibilità e salute pubblica, esprimendo appieno il loro valore culturale e sociale e assolvendo alla loro funzione: la Dieta mediterranea nell’indicare la strada della salute e dello stile di vita sano; la Cucina italiana nel divenire patrimonio quotidiano degli italiani, insegnata, praticata e condivisa. Fra il dire e il fare non c’è più di mezzo il mare, ma il “cominciare”. © RIPRODUZIONE RISERVATA
