Chi discute sulle necessità di dotare il territorio di infrastrutture più utili e urgenti per la mobilità e per la qualità della vita di milioni di siciliani e calabresi, dovrebbe domandarsi da quant’è che nel nostro Paese non esiste una vera pianificazione che abbia tenuto nel dovuto conto le effettive esigenze dei territori. Scavando scavando, arriviamo all’Unità d’Italia: le vie di comunicazione entro i confini del nuovo Stato e verso i paesi confinanti furono concentrate nelle regioni settentrionali e portarono alla realizzazione di importanti trafori alpini. Nessuna importanza fu data al Sud e ai porti a cui non fu riconosciuto il ruolo che avrebbero potuto avere per incrementare i traffici oltremare verso i contenuti emergenti. I risultati si vedono
◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA
Ma, al di là delle legittime considerazioni, non mi pare sia emerso un dibattito che si occupasse di rendere possibile la definizione del “Corridoio 1 Berlino-Palermo” già finanziato, in gran parte con fondi dedicati, dalla Comunità Europea. E, soprattutto, sul fatto che le opere (alta velocità da Messina a Palermo-Trapani?) per le quali i demagoghi di turno sono impegnati “a parole” risulterebbero “davvero possibili”: perché comprese nel Corridoio. Semmai sarebbe prova di dignità se gli agitatori di turno si battessero perché attorno alla grande opera si progettassero opere collaterali, di enorme valore per lo sviluppo. Perché se corrispondesse al vero le questioni dibattute potrebbero contribuire a rimuovere l’idea di immobilismo di Gattopardiana memoria che dipinge il Sud fannullone… Tuttavia l’attualità offre l’occasione per riflettere sulle ataviche criticità che affliggono il Mezzogiorno. Infatti la questione del Ponte ha a che fare con la “Questione Meridionale” e richiederebbe un doveroso richiamo di carattere storiografico.
Nei primi quattro decenni dopo l’Unità d’Italia, le opere di ammodernamento delle infrastrutture e delle vie di comunicazione entro i confini del nuovo Stato e verso i paesi confinanti furono concentrate nelle regioni settentrionali e portarono alla realizzazione di importanti trafori alpini (Frejus-1871; Gran San Bernardo-1882; Col di Tenda, stradale-1882; Col di Tenda, ferroviario-1890; Sempione-1898). A cui erano collegate le relative vie di accesso irradiate verso i territori circostanti. Al Sud, in generale, non fu data importanza, meno che mai ai porti ai quali evidentemente non fu riconosciuto il ruolo che avrebbero potuto avere per incrementare i traffici oltremare. Non furono avviate di conseguenza importanti opere di ammodernamento e/o realizzazioni di arterie stradali e ferroviarie, che avrebbero potuto evitare o alleviare il processo di isolamento.
