Secondo l’autore di un inserto “Green&Blu” strombazzato quanto basta, saremmo di fronte ad una nuova mirabolante generazione di reattori nucleari (Smr e Amr) capaci «di chiudere il ciclo del combustibile in un’ottica di economia circolare». Una tecnologia – quella di questi piccoli impianti atomici – già confutata su “Italia Libera” con argomentazioni e valutazioni ampiamente illustrate, fra i primi, dal fisico matematico Massimo Scalia, qualche giorno prima della sua prematura scomparsa in un tamponamento stradale, tra i fondatori del movimento antinucleare italiano. Una soluzione, invece, spacciata da “Repubblica”/ministro Pichetto Fratin per “sostenibile” sulla base di una «neutralità tecnologica focalizzata sulle scelte degli obiettivi da conseguire, piuttosto che sui mezzi tecnologici per raggiungerli». Ohibò, troppa grazia Sant’Antonio. Vediamo un po’
◆ L’analisi di MARIO AGOSTINELLI
► “Repubblica” del 15 Luglio ha pubblicato un disarmante spot pro atomo (v. link 1) che non vale soltanto per il carico di inesattezze riportate, quanto per lo sponsor che l’ha promosso: nientemeno che il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Prosegue così un’inquietante pratica del governo Meloni: superare le disposizioni di legge in vigore disegnando un futuro sulla base dei desiderata dell’esecutivo senza alcun riscontro nelle istituzioni preposte, in disprezzo del Parlamento e del Paese.
Veniamo all’accattivante sottotitolo dell’inserto/volantino del ministro Pichetto Fratin: “Italia e atomo: il futuro è ora”. Niente di più ingannevole per i lettori e di più denunciabile forse anche ai tribunali competenti, che non possono che fare riferimento ai referendum del 1987 e 2011 che impediscono la costruzione sul territorio nazionale di nuovi impianti nucleari. A dire di Vito de Ceglia (che firma l’inserto del giornale), si tratterebbe di una nuova mirabolante generazione di reattori (Smr e Amr) capaci «di chiudere il ciclo del combustibile in un’ottica di economia circolare». Una tecnologia – quella di questi piccoli reattori – già confutata su “Italia Libera” in primo luogo dal fisico matematico Massimo Scalia, tra i principali fondatori del movimento antinucleare italiano, con argomentazioni e valutazioni ampiamente illustrate. Una soluzione, invece, spacciata qui per “sostenibile” sulla base di una «neutralità tecnologica focalizzata sulle scelte degli obiettivi da conseguire, piuttosto che sui mezzi tecnologici per raggiungerli». L’atomo acquisterebbe così nuova vita attraverso una sua cospicua ed auspicata realizzazione nell’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) dove «compare per la prima volta un’ipotesi di scenario di produzione da fonte nucleare, con una copertura potenziale tra l’11% e il 22% della domanda elettrica al 2050». A suffragio di tanta ipotesi c’è perfino – continua l’inserto reso accattivante come un brand – un disegno di legge delega – che il Parlamento non ha mai visto – che «disciplina l’intero ciclo di vita del nucleare: dalla ricerca alla costruzione degli impianti, fino allo smantellamento e alla gestione dei rifiuti».
dei Paesi europei e non alla rinascita del nucleare, arriva la celebrazione dell’Alleanza Nucleare Ue (v. link 2) cui il ministro Pichetto Fratin ha iscritto il governo italiano, forse senza nemmeno sentire… Mattarella. Già, perché l’obiettivo di questa alleanza è problematico per un Paese che ha registrato due rifiuti referendari ampiamente vinti sull’atomo e che dovrebbe giustificare l’obiettivo dell’Alleanza: «riconoscere pienamente il ruolo dell’atomo come fonte stabile, sicura e a basse emissioni, da affiancare alle rinnovabili nel percorso verso la neutralità climatica, riducendo la dipendenza da importazioni extra-Ue in un contesto di instabilità globale». E, inoltre, andrebbe presa per buona la conclusione finale dello spot: che «il nucleare sia la fonte più pulita di tutte (incluse le rinnovabili), considerando l’intero ciclo di vita degli impianti» e che «il costo del combustibile nucleare incide poco sul prezzo finale dell’elettricità». Quasi vere queste affermazioni, se non fossero formulazioni parziali. Infatti, essere la fonte più pulita e avere un costo del combustibile stabile sono elementi molto critici se valutati lungo l’intero ciclo di vita del materiale fissile in cui comprendere anche l’estrazione e l’approvvigionamento dell’Uranio (tutto al di fuori dei nostri confini nazionali dove, invece, sorge e tramonta il sole e dove nelle valli e sul mare fischia il vento), oltre alla collocazione delle scorie in depositi definitivi, ad oggi nemmeno alle viste.
Ma tant’è: di questo periodo ricorderemo le scommesse, gli azzardi, le facili prevaricazioni rispetto alla scienza e al senso comune, magari con assicurazioni di una limitazione del danno. Infatti, l’inserto (a pagamento?) su “Repubblica” si chiude con un’assicurazione: «Il punto, per chi sceglie il nucleare, non è sostituire le rinnovabili, ma affiancarle per realizzare la transizione energetica». Tranquilli, insomma, faremmo convivere due densità di potenza di ordini di grandezza spaventosamente distanti sapendo controllare quella di acqua vento e sole, ma solo a fatica e non definitivamente quella di un atomo che è giunto a noi dalle pressioni inaudite di tempi assai remoti dell’Universo, quando ancora non c’era vita sulla Terra. Insomma: meno male che tra il dire e il fare c’è di mezzo… il referendum. © RIPRODUZIONE RISERVATA
