L’integrazione europea ha sempre seguito un andamento “reattivo” più che “proattivo”: Maastricht arrivò dopo la fine della Guerra Fredda, l’euro dopo l’instabilità valutaria, il Next Generation Eu dopo la pandemia. Il combinato di instabilità globale e crisi di sicurezza potrebbe essere ora la miccia per fare quello che finora è stato evitato. Recuperare la vecchia bozza della Costituzione europea (rifiutata vent’anni fa da Francia e Olanda) potrebbe essere una base solida da cui ripartire. Superare l’unanimità significherebbe aprire la strada a un’Europa a cerchi concentrici, dove un gruppo di Paesi − più allineati su visione e interessi strategici − possa procedere più rapidamente su difesa, debito comune, politica estera e sicurezza attraverso la “cooperazione rafforzata”. Qualcosa di simile esiste già con l’eurozona o con Schengen, che non coinvolgono tutti i membri Ue
◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA, presidente Movimento per la Sostenibilità
Quanto all’Europa: l’accelerazione dei processi per la difesa ha un senso. E non è soltanto una scelta (vi è anche l’eccezionale necessità di “spiazzare”, giacché le rivoluzioni non nascono dal caso ma dalla necessità). Il mondo sta entrando in una nuova fase di polarizzazione e instabilità, con il ritorno di Trump che mina l’affidabilità del pilastro atlantico e la guerra in Ucraina che mette a nudo la fragilità della difesa europea. Sono tutti elementi, questi, che richiedono, tempestivamente, un salto verso debito e difesa comuni. E per farlo servirà anche la legittimazione politica. Recuperare la vecchia bozza della Costituzione europea (rifiutata all’epoca da Francia e Olanda) potrebbe essere una base solida da cui ripartire, ma occorre considerare che serve una narrativa e un contesto molto diversi da quelli utilizzati finora. È del tutto evidente che non basti più solo un’unione economica o monetaria, ma un’Europa che deve diventare un soggetto politico autonomo e coeso. E per questo serve un vero patto costituzionale tra gli Stati membri.
Pertanto, superare l’unanimità significherebbe aprire la strada a un’Europa a cerchi concentrici, dove un gruppo di Paesi − più allineati su visione e interessi strategici − possa procedere più rapidamente su difesa, debito comune, politica estera e sicurezza. In fondo, qualcosa di simile già esiste con l’eurozona o con Schengen, che non coinvolgono tutti i membri Ue. Stavolta, però, si tratterebbe di costruire un vero nucleo politico federale dentro l’Unione. Ad esempio: un “gruppo guida” fondato su un asse franco-tedesco rafforzato da Italia, Spagna e altri Paesi nordici o baltici, che sembrerebbe la speranza di molti. Un “nocciolo duro” guidato da Francia e Germania, ma con Italia e Spagna − che devono darsi una comune strategia come pilastro meridionale − e taluni paesi baltici ad Est, potrebbe dare il segnale politico necessario per rompere le lentezze e i veti incrociati che oggi bloccano l’Unione. D’altronde l’Europa ha già la forza economica e tecnologica per contare nel mondo, soprattutto se decidesse di investire in ricerca e sviluppo, e si dotasse di un sistema satellitare per la difesa, per la cyber sicurezza, per l’intelligence dello spazio, per la difesa dagli attacchi informatici e per la difesa dal terrorismo. Ma le manca la capacità di decidere e agire rapidamente.
Alla luce della maggiore disponibilità ad accettare cessioni di sovranità in cambio di protezione collettiva e forza geopolitica, sarebbe il momento propizio per affrontare la questione e ipotizzare alcuni principi fondamentali da inserire in una nuova Costituzione europea: sovranità condivisa e governo federale con i poteri su sicurezza, difesa, politica estera, politica fiscale, superando le attuali logiche intergovernative. Abolizione dell’unanimità su tutte le materie strategiche e introduzione del voto a maggioranza qualificata o addirittura semplice, soprattutto su difesa, sicurezza e politica estera. Creazione di un esercito europeo integrato, sotto comando europeo autonomo, complementare alla Nato ma non subordinato ad essa, con la possibilità di intervento rapido.
Altri punti qualificanti riguardano l’stituzionalizzazione del debito comune europeo e la definizione di un bilancio federale significativo per finanziare sicurezza, transizione verde, innovazione tecnologica e sviluppo infrastrutturale. Il rafforzamento della Carta dei diritti dovrebbe ribadire la centralità dei diritti fondamentali e i nuovi diritti legati a tecnologia, privacy, intelligenza artificiale e sostenibilità. A cui aggiungere il potenziamento delle Istituzioni europee e dei poteri del Parlamento europeo con una reale capacità legislativa e di controllo, la creazione di un governo federale nominato dal Parlamento o, in alternativa, eletto direttamente dai cittadini. Va rafforzata l’Autonomia strategica energetica e tecnologica con l’inserimento, come obiettivo costituzionale, dell’autonomia europea su risorse strategiche (energia, materie prime critiche) e tecnologie di frontiera (digitale, Intelligenza Artificiale, difesa). Il tutto corroborato, come già detto, dall’abolizione dell’unanimità su tutte le materie strategiche, introducendo il voto a maggioranza qualificata o addirittura semplice, soprattutto su difesa, sicurezza e politica estera.