Un ramo del parlamento ha approvato ieri la legge che ridà il via al cosiddetto “nuovo nucleare” — che di nuovo ha tecnologicamente ben poco, tanto meno sullo smaltimento delle scorie radioattive. I comunicati del ministro Pichetto Fratin e della premier Meloni, amplificate acriticamente dalle gazzette filogovernative, promettono energia atomica a disposizione dei cittadini “tra sei-sette anni”. Nessun impianto al mondo ha rispettato tempi così serrati. Il miracolo mondiale lo farà, evidentemente, solo l’atomo tricolore. Vedremo e racconteremo. Per ora dobbiamo prendere atto che la rivoluzione gentile delle “Comunità energetiche rinnovabili” divenuta legge sei anni fa, langue oggi negli uffici della burocrazia ministeriale e non solo quella. Una rivoluzione che può mettersi in moto subito: democratica e partecipata ma boicottata dal governo — Meloni si è rimangiata i due terzi dei fondi pubblici iniziali —, che manovra a bacchetta chi dovrebbe aiutare i cittadini a produrre energia pulita per chi è più povero o più fragile, come piccole e medie imprese o comunità locali associate. Abbiamo chiesto al “padre politico” della legge istitutiva del 2020 di spiegare ai lettori di “Italia Libera” perché accade. Questo il suo commento
Lo specifico argomento in questione è “tornato in ballo”, in quanto per l’ennesima volta salgono lamentele sulle immense difficoltà burocratiche che si devono affrontare per costituirle, su tempistiche lunghissime nelle interazioni con gli Enti Pubblici preposti e soprattutto sull’erogazione dei contributi spettanti, nonostante da 6 anni tutti i Partiti, tutti, ufficialmente, tessono le lodi senza se e senza ma sulle Comunità Energetiche. È importante ribadire questo, perché permette di capire meglio l’enorme ipocrisia espressa dai fatti, che sono tutto l’opposto delle parole. Alla breve lista di problemi appena elencata, aggiungiamo anche che questo Governo si è rimangiato i due terzi dei fondi pubblici inizialmente stanziati. Risultato, le Comunità Energetiche, che avrebbero dovuto nascere a decine di migliaia, da Nord a Sud, sono invece pochissime, e di nuove si parla raramente.
(reinvestendo gli utili di esercizio per migliorare il servizio ai soci)
Perché? Semplice. L’Italia ogni anno compra energia dall’estero per decine di miliardi di euro. Cioè qualcuno ce la vende. Cioè qualcuno ci guadagna, ci guadagna tanto, tantissimo. Le Comunità energetiche rinnovabili consentirebbero a famiglie e Pmi (Piccole e medie imprese) di autoprodursi una discreta quantità di energia ad un costo più basso rispetto ai costi per acquistarla, ed in maniera che l’Unione Europea aveva disposto dover essere semplice, molto semplice. Bene per cittadini e imprese dunque, ma male per chi ad essi vende l’energia. Nel 2020 con il sottoscritto alla guida della Commissione industria commercio e turismo del Senato che spingeva come un matto, da anni, e con il Movimento 5 stelle al Governo che mi seguiva, recepimmo tali indicazioni “presto e bene”, nel tempo record di 6 mesi, e consentendo la realizzazione delle suddette Comunità appunto in maniera semplice. Viceversa il Governo Meloni, non appena insediato, ha pensato bene di complicare enormemente la burocrazia relativa, e parallelamente di terrorizzare tutti tramite l’allora presidente dell’ente pubblico deputato ai controlli, il Gse (Gestore dei servizi energetici), che dichiarò «puniremo con la massima severità ogni minima infrazione», come a dire che nessuno è al sicuro, perché qualche minima infrazione, volendo, si trova sempre, quindi non fate Cer! Cosa altro dire? Semplicemente che questo Governo esegue degli ordini che gli vengono impartiti, ma non da cittadini/Pmi, ma bensì da chi ci vende metano/benzina, diesel, Gpl/Gnl…
Insomma nulla di nuovo sotto il sole, è dai tempi degli antichi romani che tutti sanno che in realtà governa chi ha i soldi, e che “è più facile che un cammello passi attraverso la cruna dell’ago, che è un ricco…”. Però in realtà qualcosa di nuovo c’è, eccome; poiché i cattivi politici/giornali/Tv sono guidati dal denaro, dalle grandi aziende multinazionali: banche/assicurazioni/energia nonché armi e altre filiere fortemente inquinanti, possiamo scegliere, per le prime, le alternative libere, a partecipazione popolare con voto capitario, senza distribuzione dei dividendi, che non evadono/eludono le tasse, e trattano meglio i dipendenti. Se mi è consentito aggiungere ancora qualcosa, la situazione sulle Comunità energetiche è simile a qualsiasi altra, dalla Sanità alla Scuola, dalla logistica al lavoro, sempre perché governano di fatto i grandi oligopoli finanziari/industriali. Ricordiamoci che i primi 10 fondi di investimento gestiscono circa 45mila miliardi di dollari che cittadini e imprese gli hanno affidato, e con essi acquistano aziende in tutto il mondo e ne influenzano decisamente le politiche.
Anche in questo caso nulla di nuovo, ma infatti non è questa tecnica ad essere semisconosciuta, quanto la conoscenza, da parte di cittadini e micro/piccole imprese, delle suddette alternative nei settori bancari, assicurativi, energetici. Misconoscenza ampiamente voluta e gestita perché le alternative etiche, come spiegato, ridurrebbero, di molto i guadagni e il potere dei grandi oligopoli. Pertanto se vogliamo buoni politici, che facciano buone leggi e non distruggano quelle già buone tramite la classica “iper burocrazia”, dobbiamo ridurre il potere economico di questi grandi oligopoli che così tanta influenza hanno sui partiti politici e/o su singoli parlamentari e/o sui massmedia e/o sulle industrie.
