Nel 2017, da neo presidente, annunciò che avrebbe affidato il suo impero aziendale ai figli, senza creare un blind trust. Di fatto ha mantenuto legami evidenti con le sue attività, soprattutto con la Trump Organization. Quella che avrebbe dovuto essere una separazione netta tra affari e politica è diventata una gestione familiare parallela, con i figli a capo delle operazioni e il padre ancora formalmente e simbolicamente al centro. Presentata come una stablecoin privata ancorata al dollaro, Usd1 è sostenuta da ambienti imprenditoriali vicini a Donald Trump, con l’obiettivo dichiarato (o mascherato) di diventare il dollaro digitale per gli scambi internazionali. E il signoraggio, il profitto generato dall’emissione di moneta, da sempre, riservato alle banche centrali scivolerebbe dalle mani della Federal Reserve a quelle di privati con interessi politici e personali noti
◆ L’analisi di ALESSIO LATTUCA, presidente Movimento per la Sostenibilità
► Era da tempo evidente che l’ attacco frontale agli alleati, il disprezzo per le istituzioni multilaterali, la simpatia ostentata per i leader autoritari fossero la cornice dell’attuale scenario, giacché il vero conflitto non è più tra Stati Uniti e Russia, ma tra due idee di Occidente. L’approccio autoritario era già facilmente decifrabile ma chi aveva responsabilità politica non ha saputo opporsi. Neanche in presenza di un pericoloso sintomo, nell’avere cioè sconfessato senza alcun pudore il blind trust (fondo fiduciario cieco) uno strumento nato proprio per evitare conflitti d’interesse: un politico trasferisce i suoi beni in un fondo gestito da terzi indipendenti, senza alcun controllo né informazione su come vengano gestiti. Si tratta di un utile dispositivo affinché le decisioni politiche assunte da chi ha un enorme potere, non influenzino — né siano influenzate — dagli interessi economici personali.
Trump, però, ha fatto qualcosa di molto diverso. Nel 2017, una volta eletto presidente, annunciò che avrebbe affidato il suo impero aziendale ai figli, senza creare un blind trust. E, nonostante avesse annunciato «di non avere l’obbligo di farlo per legge sento che sia importante non avere in alcun modo un conflitto di interessi», ha proceduto in direzione opposta, verso un espediente: un evidente surrogato di “blind trust” che ha posto al vertice del business i figli. Di fatto ha mantenuto legami evidenti con le sue attività, soprattutto con la Trump Organization. Quella che avrebbe dovuto essere una separazione netta tra affari e politica è diventata una gestione familiare parallela, con i figli (e in particolare Eric Trump) a capo delle operazioni, ma con il padre ancora formalmente e simbolicamente al centro. Molti analisti e osservatori hanno definito questo comportamento come una violazione dello spirito del blind trust, se non delle regole etiche stesse. E la cosa più grave è che ha creato un precedente pericoloso: un presidente che usa la carica per rafforzare il proprio marchio, attirare investimenti e persino influenzare accordi commerciali internazionali.
Ma, purtroppo, al tempo non avvenne una reazione anche di carattere legale, la questione venne sottovalutata e i quattro anni di Donald Trump sono stati, infatti, quattro anni di legittimazioni, sdoganamenti, tabù infranti. Alla Casa Bianca è passato il principio secondo il quale si possono infrangere le regole e perfino attaccare il Campidoglio e fare strame della democrazia. Si può contestare la necessità di combattere i cambiamenti climatici. Si può uscire dall’Accordo di Parigi. Si possono contestare tutte le prove che la comunità scientifica ha mostrato, per decenni, sul riscaldamento globale e sulla sua origine antropica. Infine, nel caso di Usd1, se le voci sul suo coinvolgimento si rivelassero fondate, sarebbe l’ennesimo esempio di politica piegata agli interessi personali, un atteggiamento che sfida apertamente le regole democratiche e le prassi costituzionali. Il dollaro voluto da Trump è l’ ennesimo sfregio al liberalismo giacchè dietro l’Usd1 si nasconde il nuovo impero digitale del potere. Potrebbe sembrare l’ennesima criptovaluta in cerca di visibilità. E invece Usd1 rischia di diventare uno degli strumenti più controversi della nuova finanza globale. Presentata come una stablecoin privata ancorata al dollaro, Usd1 è sostenuta da ambienti imprenditoriali vicini a Donald Trump, con l’obiettivo dichiarato (o mascherato) di diventare il dollaro digitale per gli scambi internazionali.
