Ispirato a un episodio reale — due ragazzi di provincia estranei alle violenze del gilet gialli a Parigi, feriti da poliziotti mascherati —, è un film che lascia il segno: asciutto e teso fino all’ultima inquadratura. È certamente un’opera intrisa di passione civile, ma riesce ad evitare il rischio dell’enfatico, sempre presente in questo genere di film, perché si attiene rigorosamente ai fatti, messi in fila uno dopo l’altro con scrupolo quasi documentario. Alla grande maturità tecnica di Moll, già vincitore di numerosi premi con i thriller “Harry, un amico vero” e “La notte del 12”, si aggiunge la bravura della protagonista, Léa Drucker, che ha avuto la sua consacrazione tre anni fa in “Ancora una estate” di Catherine Breillat
◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *
► Parigi, novembre 2018. Nel corso di una manifestazione dei gilet gialli degenerata in violenti scontri con la polizia, due ragazzi di provincia estranei alle violenze si imbattono in un gruppo di poliziotti mascherati, armati con fucili che sparano proiettili di gomma. Uno dei due viene colpito alla testa, finisce in coma all’ospedale, e riporta danni permanenti. Sull’episodio indaga Stephanie, una ispettrice dell’Igpn, l’organismo interno che controlla l’operato dei poliziotti. La sua è una inchiesta esemplare, resa difficile dalle reticenze, dai depistaggi e anche dalle pressioni dei superiori. E l’identificazione dei poliziotti responsabili del ferimento, da sola, potrebbe non bastare.
(*) L’autore dirige oltreilponte.org
