◆ L’intervento di AURELIO ANGELINI, coordinatore nazionale di Movimento Ecologista
► C’è una crisi che non fa rumore ma divora tutto il resto: la crisi della rappresentanza politica. L’astensionismo elettorale non è pigrizia civica è la risposta lucida e dolorosa di milioni di cittadine e cittadini che non si riconoscono più in nessuna offerta politica, che hanno smesso di credere che il voto possa cambiare qualcosa nelle loro vite. E colpisce soprattutto i giovani la generazione che erediterà le conseguenze delle crisi che non ha prodotto e che viene sistematicamente esclusa dai luoghi dove quelle crisi si potrebbero affrontare. Norberto Bobbio, coscienza critica dell’Italia democratica, ci ha insegnato che «senza diritti dell’uomo riconosciuti e protetti non c’è democrazia; senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti». La democrazia non si esaurisce nel momento elettorale: vive nella capacità dei partiti e dei movimenti di fare da cerniera tra la società civile e le istituzioni, di essere canali attraverso cui le energie e i bisogni che fermentano dal basso trovano forma politica. Quando questa cerniera si inceppa, quando i partiti smettono di ascoltare e cominciano soltanto a vendere slogan la democrazia si svuota, e il vuoto viene riempito dalla rassegnazione o dal populismo autoritario.
L’iniziativa di Avs nasce da questa consapevolezza. Il primo contributo per cambiare il Paese è l’aver avviato un percorso di ascolto che coinvolge comitati, associazioni ambientaliste, sindacati, movimenti sociali e studenteschi, reti di economia solidale, ricercatori, lavoratori precari ed altri. La società civile italiana trabocca di analisi e proposte che le istituzioni non sanno o non vogliono intercettare. Il nostro compito è tenere aperta quella porta anzi, sfondarla. Riportare i giovani alla politica non significa inseguire i trend dei social. Significa dimostrare con i fatti che la politica può trasformare le condizioni materiali della loro esistenza: il diritto a un lavoro dignitoso, a una casa accessibile, a un pianeta vivibile, a una scienza che abbia futuro. Su queste fondamenta si regge il nostro contributo programmatico, costruito attorno a due pilastri inscindibili: la Giustizia Climatica e la Giustizia Sociale. Inscindibili perché la crisi ecologica e quella economica sono le due facce della stessa medaglia, generate dalle stesse logiche di sfruttamento illimitato che devastano gli ecosistemi e producono disuguaglianze crescenti, precarietà strutturale, esclusione. Nessuna transizione ecologica è sostenibile politicamente e democraticamente se i suoi costi ricadono sui più vulnerabili mentre i benefici si concentrano ai vertici della piramide economica.
Primo pilastro: Giustizia climatica
La crisi climatica non è uno tra i tanti problemi dell’agenda politica: è la sfida esistenziale del nostro secolo. Ma la giustizia climatica pone una domanda che l’ambientalismo di facciata continua a eludere: chi paga i costi della transizione e chi ne raccoglie i benefici? Fino ad oggi i sacrifici sono stati scaricati sui consumatori e sui lavoratori, mentre i grandi produttori di emissioni continuavano a privatizzare i profitti e socializzare i disastri. La nostra risposta è netta: chi inquina di più paga di più, e i proventi finanziano la transizione per chi ha meno. Una fiscalità ambientale radicalmente riformata non come strumento punitivo per i cittadini, ma come leva redistributiva sui grandi emettitori, sulle industrie estrattive, sulla finanza fossile.
Mobilità e territorio. Cinquant’anni di consumo di suolo, espansione urbana disordinata e dipendenza dall’automobile hanno prodotto insieme crisi ambientale e crisi sociale. Cancelliamo il Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera costosa e inutile e destiniamo quelle risorse al potenziamento del trasporto pubblico locale e ferroviario, con priorità alle aree oggi più abbandonate. La mobilità sostenibile non può essere il lusso delle grandi città: deve diventare un diritto universale garantito anche nelle aree rurali e montane attraverso trasporto a chiamata, ciclabilità infrastrutturata e ferrovie ripristinate. La rigenerazione urbana deve privilegiare il recupero dell’esistente rispetto all’ulteriore consumo di suolo.
Agricoltura e cibo. Proponiamo di ribaltare un sistema di sussidi perversi che ha marginalizzato i piccoli produttori, devastato la biodiversità e impoverito i suoli. Riorientiamo il sostegno pubblico verso l’agroecologia, la filiera corta, l’agricoltura biologica e contadina, la tutela delle sementi tradizionali. Investiamo nelle mense scolastiche con cibo biologico e locale esteso progressivamente a tutte le mense pubbliche, come strumento di educazione alimentare, economia solidale e contrasto alla povertà alimentare.
Secondo pilastro: Giustizia sociale
Fisco. Il fisco è la fotografia dei valori di una società. In Italia quell’immagine è deformata: l’evasione fiscale strutturale sottrae ogni anno decine di miliardi alla collettività; il lavoro è tassato molto più del capitale e della rendita; le grandi fortune patrimoniali godono di privilegi fiscali ingiustificabili. Proponiamo una riforma organica ispirata al principio costituzionale della progressività: lotta seria all’evasione e all’elusione, anche attraverso il contrasto ai paradisi fiscali; imposta progressiva sui grandi patrimoni netti; revisione della tassazione sulle rendite finanziarie e immobiliari; riduzione del carico fiscale sui redditi da lavoro medio-bassi. Chi ha di più contribuisce di più: non è un’ideologia, è la Costituzione.
Casa. Nelle grandi città la speculazione immobiliare e l’esplosione degli affitti turistici brevi hanno reso inaccessibile l’abitare per lavoratori, studenti e famiglie. Nelle aree interne, all’opposto, il problema è lo spopolamento e l’abbandono di patrimoni edilizi che potrebbero essere rigenerati. Proponiamo un grande Piano Nazionale per l’Edilizia Pubblica, finanziato con i proventi della fiscalità sulle rendite immobiliari; regolamentazione stringente degli affitti brevi nelle aree ad alta tensione abitativa; incentivi fiscali per gli affitti a lungo termine a canoni concordati; meccanismi di riuso obbligatorio degli immobili sfitti.
Sanità. Decenni di sottofinanziamento e privatizzazione strisciante hanno spaccato il Servizio Sanitario Nazionale in due: chi può pagare il privato viene curato in tempi ragionevoli; chi non può aspetta mesi o rinuncia. Questa non è soltanto una disuguaglianza sanitaria: è una disuguaglianza di vita e di morte. Proponiamo il rilancio del Ssn con finanziamento pubblico adeguato alla media europea; rafforzamento della medicina territoriale e di prossimità, medici di base, consultori, case di comunità; contrasto alla fuga dei professionisti sanitari verso il privato e all’estero; politica nazionale seria sulla salute mentale. La prevenzione deve tornare al centro, anche attraverso politiche restrittive dell’inquinamento di acqua, aria, suolo e campi elettromagnetici: investire nella salute prima che le persone si ammalino è eticamente giusto ed economicamente conveniente.
Università e ricerca: il futuro non si può precarizzare. Nessuna transizione ecologica è possibile senza investire nella conoscenza. Eppure, oggi oltre trentamila ricercatrici e ricercatori tengono in piedi laboratori, didattica e produzione scientifica italiana con contratti a termine, retribuzioni indignitose e nessuna prospettiva di carriera. Sono le menti più brillanti del Paese, e il sistema le espelle o le regala all’estero. Questo è uno scandalo civile prima ancora che un errore strategico. Proponiamo un piano straordinario di stabilizzazione e assunzione di questi lavoratori della conoscenza, accompagnato da un significativo aumento degli investimenti pubblici in ricerca e università fino alla media europea. La ricerca pubblica deve essere orientata strategicamente verso le priorità della transizione ecologica energie rinnovabili, economia circolare, agroecologia, mobilità sostenibile, adattamento climatico, costruendo un asse virtuoso tra sapere scientifico e trasformazione sociale. Un’università pubblica forte, libera e accessibile non è un costo: è la condizione perché l’Italia abbia un futuro che non dipenda dalle scelte altrui.
La politica come pratica comune
Questi spunti programmatici non nascono dalla pretesa di avere tutte le risposte. Nascono dalla certezza che le risposte migliori emergono quando si mettono insieme le intelligenze, le esperienze e le energie di una comunità che vuole cambiare davvero la propria condizione. La riconversione ecologica e sociale che proponiamo è un progetto culturale e civile che richiede partiti e movimenti capaci di essere quella cerniera bobbiana tra la vitalità della società civile e la mediazione istituzionale, spazi in cui i giovani non siano oggetto di politiche ma protagonisti della loro progettazione. La crisi della democrazia non si risolve con la nostalgia né con le scorciatoie populiste. Si risolve con la pazienza e il coraggio di costruire, passo dopo passo, una politica all’altezza delle sfide del nostro tempo. Decidiamo insieme. È il momento. © RIPRODUZIONE RISERVATA
