edito (in grande formato e stampato in tricromia) da Geographica
La storia, la lingua e la civiltà complessiva dei Sardi dalla scuola ufficiale è stata non solo negata ma cancellata. Permane una scuola monoculturale e monolinguistica, negatrice delle specificità, tesa allo sradicamento degli antichi codici culturali. La Sardegna è stata interrata, insieme ai Sardi: ad iniziare dai testi scolastici. Non solo ieri ma anche oggi, scrive in “un’isterrida” Francesco Casula. Partendo da questo dato di fatto, lo sguardo intenso e profondo di Mosconi ci restituisce 215 foto originali, «un racconto che parte da lontano nel tempo e nello spazio, da prima che fosse isola, da prima che ci fosse l’uomo». «Dalla geologia alla storia antica e moderna; dai popoli del passato a chi l’ha viaggiata e raccontata, fino a chi opera per preservarla dalla distruzione ambientale e culturale che la minaccia da tempo; il libro racconta questo», annota l’autore dell’opera fotografica stampate in tricromia e pubblicata dall’editrice “Geographica”. Le foto ci parlano della vita degli uomini e delle donne sarde, nello spazio e nel tempo, con una precisazione per l’autore essenziale: «Dalla fine della Civiltà Nuragica la Sardegna è stata terra di conquista, terra di occupazione, terra di lavoro per altri»
Noi siamo Sardi
«Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, / romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi. / Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono / sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese / Siamo la solitudine selvaggia, / il silenzio immenso e profondo, / lo splendore del cielo, il bianco del cisto. / Siamo il regno ininterrotto del lentisco, / delle onde che ruscellano i graniti antichi / della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare. / Siamo una terra antica di lunghi silenzi, / di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, / di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. / Noi siamo sardi» (attribuita a Grazia Deledda). Esergo del libro di Tonino Mosconi
◆ La recensione di FRANCESCO CASULA
► “Il Paese del Vento” è una straordinaria opera del fotografo free lance Tonino Mosconi. Con 215 foto originali stampate in tricromia, corroborate e accompagnate da note storiche e didascalie, racconta le vicende storiche di un Popolo, quello sardo. E le sue radici. «Un racconto che parte da lontano – precisa in una nota Mosconi – nel tempo e nello spazio, da prima che fosse isola, da prima che ci fosse l’uomo». Anche perché «Per conoscere le radici di una terra e del suo popolo bisogna conoscere il terreno dove queste hanno potuto radicarsi. E questo terreno è sempre più ampio di ogni confine. La storia di ognuno di noi è la storia di tutti; un albero con tanti rami che danno frutti diversi, ma dove la radice è una sola. Non si può capire il ramo e i suoi frutti senza conoscere l’albero per intero. Dalla geologia alla storia antica e moderna; dai popoli del passato a chi l’ha viaggiata e raccontata, fino a chi opera per preservarla dalla distruzione ambientale e culturale che la minaccia da tempo; il libro racconta questo».
Ma prima di parlarne, analiticamente, vorrei fare una premessa, per così dire fare un’isterrida, come diciamo in lingua sarda, per spiegare il significato e le finalità, a mio parere, di questo libro. Provate a chiedere a uno studente sardo che esca da un liceo artistico, cosa conosce di una civiltà e di un’arte e un’architettura grandiosa come quella nuragica, sicuramente fra la più significative dell’intero Mediterraneo; provate a chiedere a uno studente che ha ottenuto la maturità del liceo classico cosa sa della parentela fra la lingua sarda e il latino o di Grazia Deledda; provate a chiedere a uno studente dello scientifico che cosa sa delle alte capacità costruttrici e ingegneristiche dei Nuragici; provate a chiedere a uno studente di un Istituto tecnico per ragionieri e persino a un laureato in Giurisprudenza cosa conosce di quel monumentale codice giuridico che è la Carta de Logu di Eleonora d’Arborea.
Ma non è solo la scuola ufficiale a interrare la Sardegna, lo fanno persino i Media. La Biblioteca del Quotidiano Repubblica, nel 2005 ha pubblicato e diffuso a migliaia di copie un volume di 800 pagine sulla preistoria nel quale nuraghi e Sardegna non vengono citati, neppure per errore. Un’occasione mancata per la cultura italiana che pur pretende, – e con quale spocchia – di dominare sull’Isola. Ma ci pensa persino la Pubblicità a manomettere la nostra storia: un supermercato di Oristano, per pubblicizzare i suoi prodotti, ricorre all’immagine falsa di Eleonora d’Arborea, che tradizionalmente viene peraltro ampiamente diffusa, e la ricorda come sindaca di Oristano!
Ci troviamo in realtà di fronte a una storia ufficiale infarcita e impastata di italocentrismo, eurocentrismo, xenomania: ovvero modulata secondo un becero e provinciale paradigma storiografico secondo il quale ci sarebbe una storia generale importante e una storia locale insignificante e secondaria. Dimenticando la grande lezione degli storici francesi di “Annales”, Rivista in cui, in modo particolare Lucien Febvre e Marc Bloch prima e Fernand Braudel poi, teorizzano la dissoluzione dell’eurocentrismno storiografico, pervenendo alla conclusione che nella ricerca storiografica, locale o universale, non fosse possibile individuare gerarchie. Essi abbattono così le vecchie recinzioni storiografiche, per una storia aperta e senza barriere disciplinari: capace quindi di valorizzare la vita degli uomini nello spazio e nel tempo e indagando a tutto campo: dalla cantina al solaio.
Con personaggi – tutti rievocati nel libro – che hanno fatto la storia della Sardegna ma non solo: ad iniziare da Lussu e Gramsci. O due donne eccezionali come Eleonora d’Arborea e Grazia Deledda, ahimè più note e famose che studiate e conosciute. Ma anche con personaggi, sconosciuti o quasi, che hanno ugualmente segnato la nostra storia: da Amsicora a Ospitone o a Sigismondo Arquer, martire per la libertà, condannato dall’Inquisizione e bruciato nel rogo a Toledo in Spagna. E con questi ricorda i nostri più grandi scrittori e poeti di ieri e di oggi: come Sebastiano Satta, Peppino Mereu, Montanaru, Sergio Atzeni, Michela Murgia.
