Ieri pomeriggio alla Camera del lavoro di Milano, il saluto a un dirigente della sinistra italiana che «non viveva per se stesso, ma esisteva in simbiosi con il contesto sociale e ambientale che lo circondava. Era scomparso sabato 5 luglio a 85 anni nella sua casa a Milano. La sua ricerca di significato era profonda e riusciva a comunicarla con un immediato calore, capace di trasmettere passione civile e coerenza anche in tempi di grande inquietudine. Operaio della Borletti, fu tra i fondatori di Avanguardia Operaia e di Democrazia Proletaria, e ha rappresentato con generosità e capacità politiche rare la nuova sinistra dal Consiglio comunale di Milano fino al Parlamento europeo e al Senato della Repubblica, battendosi per la giustizia sociale e la giustizia climatica. È stato tra i protagonisti della vittoria referendaria del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e «la sua personalità è emersa ai Social Forum internazionali accanto a personalità come Riccardo Petrella, Samir Amin, Vandana Shiva o Naomi Klein». Il ricordo di chi ha accompagnato Emilio nei suoi ultimi giorni e ha condiviso con lui la presidenza dell’Associazione Laudato si’
◆ Il ricordo di MARIO AGOSTINELLI
► È arduo separare l’immagine di Emilio da quella di Tina, non soltanto in questi giorni intrisi di dolore, ma anche in una vita ricca di esperienze che ha tracciato segni indelebili ad ogni passo. La loro relazione, profonda e indissolubile, non era solamente un aspetto della sua esistenza, ma una parte integrante della sua narrativa. Essa rappresentava una testimonianza autentica di un comunismo vissuto, dove il legame tra lavoro e bene comune si manifestava in un rispetto profondo tra generi e per la natura, come un’amicizia da coltivare o come nell’essenza dell’acqua, elemento vitale che unisce e sostiene tutto il vivente. Ho avuto la sorte di condividere con Tina e Bruna il percorso più recente di un uomo militante, mite ma tenace, sempre pronto a sorridere e ad ammirare la vita, nonostante le sfide poste da una salute precaria. Emilio non viveva per se stesso, ma esisteva in simbiosi con il contesto sociale e ambientale che lo circondava. La sua ricerca di significato era profonda e riusciva a comunicarla con un immediato calore, capace di trasmettere spiritualità e coerenza anche in tempi di grande inquietudine. In questo modo, la sua figura si affiancava, ai Social Forum, a quella di personalità di grande spessore come Riccardo Petrella, Samir Amin, Vandana Shiva o Naomi Klein.
La formazione di Emilio, così come la sua visione, gli permetteva di partire dalle disuguaglianze create dall’esproprio dei diritti sociali, dalle privatizzazioni e dalle tossiche passioni del capitale. Egli aveva appreso come contrastare il disorientamento causato dalla comunicazione istituzionalizzata fin dai tempi in cui era delegato alla Borletti. Con determinazione, ha condiviso con noi la responsabilità di costruire un futuro diverso, dove lavoro e dignità umana dovessero tornare al centro della nostra azione politica. “Nulla di questo mondo ci doveva risultare indifferente”. Negli ultimi vent’anni, la battaglia per l’acqua pubblica è stata al centro del suo impegno, dedicandosi anima e corpo a questa causa, anche in ambito internazionale. Emilio percepiva nell’acqua – nell’infosfera come immagine evocativa – un simbolo di vitalità e bellezza, un messaggio fondamentale: per lui era inaccettabile che un valore primordiale come quello venisse piegato a logiche finanziarie e mercantili, in un’epoca in cui l’Occidente stava già attraversando un profondo declino. Le Nazioni Unite lanciavano un grido d’allerta, sottolineando l’urgente necessità di salvaguardare le risorse idriche del Pianeta.
Emilio sapeva che in un contesto in cui le mobilitazioni e le passioni sembrano dominati dai diritti individuali, la salute e l’accesso all’acqua si configurano come un ribaltamento della cultura liberista. Dobbiamo tessere – dichiarava – un nuovo dialogo con le persone, pretendere la concretizzazione della risoluzione Onu sull’acqua come diritto umano attraverso un’Agenzia, un protocollo e un Tribunale Internazionale che ne tuteli le violazioni. Si mostrava sensibile al tema del linguaggio, alla sua capacità di unire e superare barriere, ricordando come l’accaparramento delle sorgenti si andava combinando alla tradizionale conquista delle terre. Era ben consapevole che i messaggi di “Laudato Si’” e “Fratelli Tutti” dovessero confrontarsi con la rapacità di un sistema capitalista che si appropria delle ricchezze naturali come del lavoro. Anche da vice-presidente dell’Associazione Laudato Si’ esponeva una critica serrata al consumo indiscriminato di risorse umane e naturali – gli scarti – e dimostrava come essi non fossero il progresso, ma una minaccia al ciclo vitale del Pianeta stesso.
Riteneva con decisione che la sfida risolutiva consistesse nel mettere in discussione i paradigmi economici, antropologici e patriarcali che percorrono incontrastati il globo, incentivando una rottura epocale di cui il mondo del lavoro dovrà farsi cosciente promotore. Una conversione ecologica integrale, che richiede un impegno collettivo, che travalichi le pur necessarie logiche di conflitto di classe, promuovendo l’unità tra diversi attori sociali interessati alla sopravvivenza.
In chiusura, ricordo che raccoglieremo le testimonianze dell’odierno saluto e sarà cura anche della nostra Associazione e della Cgil farlo in modo estensivo ed adeguato. Voglio, infine, condividere un ricordo di Emilio, risvegliatosi da un’anestesia dopo un intervento delicatissimo al cuore, sorpreso sullo sfondo delle melodie di Violeta Parra: “Gracias a la vida que me ha dado tanto”. Grazie a te, Emilio caro; la tua vita rimane ben viva tra di noi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
