Con le sue idee non ha mai smesso di spronarci a vivere davvero. Vivere per vivere, diceva il filosofo, l’antropologo, il sociologo, l’ecologista morto a fine maggio. E, per lui, è sempre stato il vivere poeticamente, perché solo la ricerca della «qualità poetica della vita», nonché la rivolta contro la sua crudeltà, ci mantiene profondamente umani. Padre del pensiero complesso e di una visione multidisciplinare della conoscenza, citava Montaigne: ‘Riconosco in ogni uomo un mio compatriota’ e ‘Ognuno chiama barbarie ciò che non è nei suoi usi’. Il suo sguardo abbracciava la Terra-Patria per esprimere il nostro «radicamento nel cosmo». Durante la sua lunga vita e la sua immensa produzione letteraria e filosofica Morin non ha mai smesso di accompagnarci sulla strada giusta, come fa un vero compagno politico, esplorando i più diversi campi della società come fa un vero filosofo
◆ Il commento di ANNALISA ADAMO AYMONE
► Quanto mondo e quanti mondi abbiamo visto con gli occhi di Edgar Morin, il combattente, il resistente, il difensore, il pensatore insaziabile, il compagno che scelse proprio il nome “Morin” durante la resistenza e lo tenne poi per tutta la vita. Una vita, colma di senso e sostegno per tutti noi che lo abbiamo amato come filosofo, scrittore e compagno di lotte per una vita più giusta. Sì compagno, homo politicus, che nell’azione ha creato le fondamenta del suo essere e del suo pensare. È stato il protagonista di eventi che hanno segnato la storia, europea e mondiale, non smettendo mai di riflettere sull’atrocità della guerra, individuando nella radicalizzazione il tratto più pericoloso del conflitto. Una vita che ha nutrito la sua opera, nella quale Edgar Morin non ha mai smesso di rifondare l’umanesimo con le sue idee, di spronarci a vivere davvero.
Vivere per vivere, diceva, che per lui è sempre stato il vivere poeticamente, perché solo la ricerca della «qualità poetica della vita», nonché la rivolta contro la sua crudeltà, ci mantiene profondamente umani. «Tutte le mie concezioni sono ora antropo-bio-eco-politiche, non dipendono solo dal pensiero complesso, ma anche da ciò che ho chiamato ‘umanesimo rigenerato’, e che ho esposto in “Cambiamo strada”. Dico ‘rigenerato’, poiché già enunciato in modo lapidario da Montaigne in due frasi: ‘Riconosco in ogni uomo un mio compatriota’ e ‘Ognuno chiama barbarie ciò che non è nei suoi usi’», scrisse nel suo libro “Lezioni da un secolo di vita”, testimonianza unica di un intellettuale che ha condotto riflessione e impegno anche nelle nostre vite.
Il nuovo umanesimo e l’ecologismo trasformato da Morin in metodo, infatti, ci hanno riportato a quella “comunanza terrestre”, che costituisce di fatto l’unico vero antidoto alla barbarie, capace di mantenerci solidali tra noi e con il pianeta. La nostra Terra-Patria la definì nell’omonimo saggio. «Un pianeta per patria? Sì, tale è il nostro radicamento nel cosmo», scriveva in quelle pagine, sottolineando la comunanza di destino in tutta la sua profondità, ampiezza e attualità, proprio perché tutti gli esseri umani condividono il destino della perdizione. Far sorgere una nuova geopolitica del pianeta, non più centrata e subordinata agli imperativi associativi a guida Onu, costituiva la sua proposta per garantire a tutti gli stessi diritti terrestri.
Con lo scoppio del conflitto russo-ucraino, Morin scriverà un piccolo saggio dal titolo “Di guerra, in guerra. Dal 1940 all’Ucraina invasa” per gridare l’urgenza della pace in un contesto globale già allora estremamente pericoloso sensibile alla possibilità della catastrofe. «L’urgenza è grande: questa guerra provoca una crisi considerevole che aggraverà tutte le altre enormi crisi del secolo subite dall’umanità, come la crisi ecologica, la crisi economica, la crisi delle civiltà, la crisi del pensiero. Che a loro volta aggraveranno i mali nati da questa guerra. Nel 2017 c’erano ottanta milioni di esseri umani sull’orlo della carestia. Poi dopo la pandemia, duecentosettanseimilioni, e attualmente trecentoquarantacinque milioni. Più la guerra si aggrava, più la pace è difficile e più è urgente. Evitiamo una guerra mondiale. Sarebbe peggio della precedente».
Durante la sua lunga vita e la sua immensa produzione letteraria e filosofica Morin non ha mai smesso di accompagnarci sulla strada giusta, così come fa un vero compagno politico, esplorando i più diversi campi della società così come fa un vero filosofo. Di fronte al riacutizzarsi del conflitto arabo-palestinese, Edgar Morin – ospite del Festival del libro africano di Marrakech – lanciò nel 2024 un forte e commosso appello contro la «carneficina di Gaza» ed il silenzio del mondo. Ed ora che il 29 maggio, all’età di 104 anni, Edgar Morin si è spento a Parigi, il mondo intero gli rende omaggio, non solo quello intellettuale e della cultura, ma anche quello politico. Le reazioni dei responsabili politici di ora in ora, di giorno in giorno, si moltiplicano. Insignito di lauree honoris causa da 38 università straniere, è stato autore di oltre 40 libri, molti dei quali tradotti in diverse lingue. La sua originalità, da ebreo laico che si definiva un «predatore di conoscenza», risiedeva nel rifiuto della frammentazione del sapere.
L’eredità del suo pensiero nel campo dell’educazione rimane indiscutibilmente una bussola per tutti, così “La testa benfatta” scritto nel 1999 costituirà per sempre una guida preziosa per rendere le difficili sfide del mondo affrontabili. Sulle tracce di “La testa ben fatta”, “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” e “Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione”, Edgar Morin sviluppa tutto ciò che significa insegnare a vivere nel nostro tempo, «che è anche quello di Internet, nella nostra civiltà a un’indispensabile riforma dell’insegnamento e dell’organizzazione dei saperi sulla base del pensiero complesso, unica via per non rimanere disarmati e persino strumentalizzati nella nostra era».
Ma la ricerca di Morin è andata ben oltre l’educazione, mettendo sotto la sua lente l’arte, l’immaginario e, in particolare il cinema. Pioniere degli studi sulla cultura di massa, Morin ha analizzato a fondo come le immagini contemporanee e il cinema riflettano la nostra vita interiore, i nostri miti e le proiezioni del reale. Nella sua teoria, in cui il cinema appare in tensione tra tecnica e magia, arte e industria, standardizzazione e creatività, individui e comunità, lo spettatore diviene il perno di un’esperienza concreta del tempo e della storia. I suoi saggi “Sul cinema. Un’arte della complessità”, “Il cinema o l’uomo immaginario” e “Le star” sullo ‘star sistem’ e il divismo, costituiscono tre pietre miliari della sua teoria, in cui il cinema appare in continua tensione tra tecnica e magia, arte e industria, standardizzazione e creatività, individualità e comunità, mentre lo spettatore diviene il perno di un’esperienza concreta del tempo e della storia.
Nel suo saggio “Sull’estetica” riunirà, invece, le più importanti riflessioni sulla bellezza, l’arte e il sentimento estetico. Da dove viene la creatività artistica? Cosa significano ispirazione o genio? Sono solo alcune delle domande a cui risponde partendo da un dato essenziale: prima di essere il carattere proprio dell’arte, è un dato fondamentale della sensibilità umana. Il sentimento estetico è un sentimento di piacere e di ammirazione che, quando è intenso, diventa meraviglia e felicità. Può essere suscitato da uno spettacolo naturale, da un’opera d’arte, ma anche da oggetti o opere che noi estetizziamo. Da Lascaux a Beethoven, da Dostoevskij a Orson Welles, Edgar Morin richiamerà le opere e gli artisti che l’hanno segnato e accompagnato, per mostrare la profondità dell’esperienza estetica, perché le grandi opere, che non sono solo divertissements, consentono la comprensione della condizione umana, con le sue commedie e le sue tragedie.
La visione multidisciplinare di Morin, in ogni campo di analisi, ha consentito non solo di leggere il nostro tempo ma di prevedere con anticipo e ragionevolezza il futuro. «Fino ai suoi ultimi giorni, Edgar Morin è rimasto attento al mondo, agli altri e alle grandi sfide umane che hanno nutrito il suo pensiero. Oggi – ha dichiarato la moglie Sabah Abouessalam Morin in una nota ad una agenzia francese – il vuoto che lascia è immenso. Ma il suo coraggio, la sua fedeltà alle persone e alle idee, il suo rigore morale e la sua speranza continuano a guidarci». Per questo eroe della cultura e della storia, non solo della filosofia, il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha indetto una cerimonia di omaggio nazionale, svolta il 3 giugno, proprio nel cortile d’onore de Les Invalides, luogo solitamente riservato ai funerali di stato e ai più alti eroi nazionali francesi, simbolo della memoria militare francese. © RIPRODUZIONE RISERVATA
