Con le “Giornate del Patrimonio 2026”, la Capitale francese apre le porte dell’hôtel particulier con il nome del “magnate europeo del sentimento”, una dimora urbana di rappresentanza che costituiva uno strumento di autorappresentazione sociale e politica, un luogo di ricevimento, amministrazione patrimoniale, vita mondana e relazioni di corte. Una dimora privata testimone di una parte della storia economica e culturale della Francia da oltre cinquant’anni. Sede della “Fondazione Simone e Cino Del Duca”, l’hôtel particulier è ora sotto l’egida dell’Institut de France. In questa breve galoppata di “Italia Libera” nella storia di testate memorabili come “L’Intrepido” e “Il Monello”, accanto al celebre “Grand Hotel”, parla per la prima volta Maria Luisa Benvenga, detta Lulù, nipote di Cino del Duca e figlia di Mario Benvenga che guidò le attività editoriali francesi: «Più di cinque milioni di francesi – ci dice Lulù – leggevano “Nous deux”, “Boléro”, “Intimité”, “Festival”. Poi arrivò il suo quotidiano “Paris jour” di tendenza gollista». Non male per un venditore di dispense porta a porta nato in un paesino marchigiano di 300 abitanti


Fondation Simone Cino Del Duca rue Alfred de Vigny Paris 8, Hôtel particulier Pereire

◆ Il racconto di CESARE A. PROTETTÌ

Il 19 e 20 settembre a Parigi parleranno anche italiano le Giornate del Patrimonio 2026, i giorni nei quali eccezionalmente si aprono le porte di alcuni dei palazzi privati più belli della città e sicuramente tra i più ricchi di storia. L’edizione 2026 si svolge con il tema nazionale «Patrimonio in pericolo: ravvivare, resistere, reinventare» e propone un percorso attorno ai diversi modi di trasmettere e far vivere il patrimonio immobiliare e in particolare quello degli Hôtel particulier. Un modo efficace l’ha trovato l’Hôtel particulier Pereire, significativo esempio di architettura haussmanniana, oggi al servizio delle missioni della Fondazione Simone e Cino Del Duca, che da oltre cinquant’anni lavora per valorizzare le arti, la letteratura e le scienze. In quelle giornate offrirà ai visitatori un bel viaggio nella storia di un imprenditore italiano visionario, Cino del Duca, filantropo, mecenate, diventato negli anni Sessanta il più importante editore europeo, con interessi anche nel cinema. 

Targa a ricordo di Cino Del Duca, editore e filantropo, al Boulevard des Italiens, a Parigi

Ma andiamo con ordine. Intanto che cos’è un hôtel particulier e quanti ne sono rimasti in Francia? L’hôtel particulier era concepito come una dimora urbana di rappresentanza integrata nel tessuto cittadino ma al tempo stesso isolata da esso. La sua funzione non era esclusivamente abitativa: esso costituiva uno strumento di autorappresentazione sociale e politica, un luogo di ricevimento, amministrazione patrimoniale, vita mondana e relazioni di corte. A Parigi ne sono rimasti una trentina a cominciare dall’ Hôtel Matignon, residenza ufficiale del Primo ministro francese. Nel 1975, Simone Del Duca, la moglie di Cino Del Duca, trova e acquista la sede per la Fondazione che stava per creare dopo la morte del marito, avvenuta nel 1967. Una Fondazione che da oltre cinquant’anni lavora per valorizzare le arti, la letteratura e le scienze e che ora è sotto l’egida dell’Institut de France.

Questa dimora privata, testimone di una parte della storia economica e culturale della Francia, offre una visione molto interessante del suo ricco passato: dalla creazione del Parc Monceau da parte dei fratelli Pereire alla storia filantropica della Fondazione Simone e Cino Del Duca, oggi sotto l’egida dell’Institut de France che assegna ogni anno Il Premio mondiale Cino Del Duca (Prix mondial Cino Del Duca), del valore di 200mila euro: un riconoscimento attribuito ad un autore che con il suo lavoro letterario o scientifico ha portato un messaggio di umanesimo moderno. Solo due gli italiani che l’hanno ottenuto in tutti questi anni: Ignazio Silone nel 1971 e Benedetta Craveri nel 2017.

Della fantastica galoppata editoriale di Cino Del Duca mi parla per la prima volta, nella sua bella casa estiva di Grottamare, nelle Marche, Maria Luisa Benvenga, detta Lulù, nipote di Cino del Duca e figlia di quel Mario Benvenga che fu posto alla guida delle attività editoriali francesi a partire dalla grande tipografia di Blois. E galoppata non è un termine fuori luogo perchè zia Simone – mi racconta Lulù – convinse il marito ad acquistare anche una scuderia di cavalli da corsa purosangue: un biglietto da visita importante che contribuì a far entrare stabilmente la coppia nel jet set parigino.

Logo del documentario “Una passione due nazioni” (credit foto Rai)

Mi aiutano, in questo viaggio a ritroso nel dopoguerra, anche un documentario e un volume edito nel 2026: Cino Del Duca. Una passione, due nazioni, presentato a Parigi, nell’aprile dello scorso anno, da Martin Briens, ambasciatore di Francia in Italia, da Emanuela D’Alessandro, ambasciatrice d’Italia in Francia e da Paola Severini Melograni, produttrice del documentario con lo stesso titolo. Era lì, a Parigi, anche la nostra testimone, Lulù Benvenga, che ci tiene subito a precisare che lo zio Cino (1899-1967) incominciò la sua avventura editoriale con i fratelli Domenico (1903-1966) e Alceo (1909-1961): i tre inventarono Grand Hotel, L‘Intrepido e Il Monello. Una testata, questa, ispirata al famoso film di Charlie Chaplin, vissuta per 57 anni, fino all’inizio degli anni Novanta e arrivata al numero 2.325 annoverando firme quali Renzo Arbore (1937), Enzo Tortora (1928-1988), Gianni Vasino (1936), Alfredo Rossi (1925-2008). Gli sopravviverà di otto anni l’Intrepido, che, alla fine, toccherà i 3.047 numeri. 

I Del Duca fecero la stessa operazione in Francia in un modo ancora più eclatante, arrivando a editare, con Les editions mondiale 13 testate a cominciare da Nous deux che avrebbe stampato, da lì a poco, 1 milione di copie alla settimana! «Più di cinque milioni di francesi – mi dice Lulù – leggevano “Nous deux”, “Boléro”, “Intimité”, “Festival”. Poi arrivò il suo quotidiano Paris jour di tendenza gollista: lui che aveva cominciato come fattorino e venditore di dispense porta a porta e veniva da Montedinove, un paese marchigiano di 300 abitanti, era diventato editore di un importante quotidiano parigino!».

«Cino Del Duca – ha ricordato l’ambasciatrice Emanuela D’Alessandro – ha saputo anticipare i cambiamenti della società italiana, rivoluzionando l’editoria». Intanto, nel 1946, Cino aveva sposato una francese di famiglia agiata, Simone Nirouet, che l’anno seguente divenne sua socia in affari. Nello stesso anno sul mercato italiano apparvero i primi giornali con fotoromanzi. Del Duca intuì subito le grandi potenzialità del nuovo genere. Creò rapidamente un settimanale per la Francia, il citato Nous Deux, e uno per l’Italia, Grand Hotel. Entrambe le riviste, dedicate ad un pubblico prevalentemente femminile, incontrarono un enorme successo. Negli anni Cinquanta solo queste due riviste tiravano un milione e duecentomila copie ognuna. «Mio marito, lo storico Piero Melograni – ha ricordato Paola Severini – affermò che con  Grand Hotel le donne impararono a lavarsi». 

La statua di Cino Del Duca all’Hôtel Pereire (credit foto “sortiraparis.com”)

Del Duca in Italia è ormai ricordato solo per aver salvato, con 85 milioni di lire, la squadra di calcio dell’Ascoli (di qui l’intitolazione dello stadio a lui e al fratello Lillo). Eppure, come scrisse Italo Pietra, è stato «il mago della stampa  popolare, il magnate europeo del sentimento»: sosteneva che «nelle mani di uno che ci sa fare, anche la Summa di San Tommaso appassionerebbe le cameriere». — (1. continua domenica 13 settembre 2026)

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Giornalista e saggista, è stato fino al gennaio 2016 il direttore delle testate del Master di Giornalismo dell’Università Lumsa di Roma, dopo essere stato per molti anni docente ai corsi per la preparazione all’esame di Stato organizzati dall’Ordine dei giornalisti a Fiuggi. E’ stato Caporedattore centrale dell’agenzia di stampa ApBiscom (ora Askanews) dopo una lunga carriera all’Ansa nel Servizio Diplomatico, al Politico e agli Interni. Autore di una decina di saggi e manuali, con Stefano Polli ha scritto E’ l’agenzia bellezza! (seconda edizione nel 2021), ha curato “Pezzi di Storia” (2021) ed è coautore del libro di Giovanni Giovannini Il Quaderno Nero, Settembre 1943-aprile 1945 (2004, Scheiwiller).

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