Fondi ministeriali usati come clava per un cinema coraggioso che si fa denuncia e memoria, e che si struttura per mantenere viva la libertà di espressione. La Francia ha fatto altre scelte già da ottant’anni, con il mitico Centre national du cinéma et de l’image animée, anche conosciuto come Cnc. E i risultati si vedono: «Se in Francia oggi ci sono più registe e registi che in Italia, mentre una volta era il contrario, è perché con Berlusconi la tv ha preso il sopravvento mentre noi siamo riusciti a proteggere una diversità forte», ha affermato il regista francese Cédric Klapisch. I nostri vertici ministeriali sono invece nel pallone o asserviti, abbruttiti e addomesticati dagli ottusi condizionamenti del potere politico di turno
◆ L’articolo di ANNALISA ADAMO AYMONE
A pochi giorni da questa denuncia a sipario aperto, uno scossone ha colpito il ministero della Cultura italiano quando il suo vertice, Alessandro Giuli, ha radiato alcuni componenti dello staff in seguito a quanto accaduto sia alla Biennale d’Arte di Venezia sia ad alcune eclatanti esclusioni dai fondi ministeriali, come ad esempio “Tutto il male del mondo” su Giulio Regeni. Ma al di là del clamore recentemente causato dalle decisioni della Commissione, c’è chi pensa che da tempo ormai in Italia non c’é più spazio per il cinema indipendente e autoriale, quel cinema coraggioso che non solo si fa denuncia e memoria ma che si struttura per mantenere viva la libertà. «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che una produzione indipendente, senza padrini, amici, conoscenze, appartenenze, etc. entri nel regno dei finanziamenti ministeriali», aveva detto Mimmo Mongelli, all’indomani delle clamorose esclusioni dai finanziamenti del ministero. «Molte erano però meritevoli, anche tra le escluse e oserei dire – ha affermato nel suo intervento pubblico su Lsd Magazine – che altrettanto certamente, molte delle ammesse non erano per niente meritevoli (lo dicono gli stessi esponenti politici e amministrativi del ministero), tanto che ci sono state delle dimissioni da parte di illustri membri della stessa commissione, in aperto dissenso. A riguardo però, la singolarità è che l’attenzione sulle esclusioni si è risvegliata innanzitutto attorno a casi eclatanti, che di certo non meritavano questa cattiva sorte (vedi il documentario su Giulio Regeni, l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci)».
Da più parti arriva l’istanza di creare in Italia un ente specializzato per promuovere il cinema indipendente italiano soprattutto all’estero, sviluppando reti internazionali e opportunità di distribuzione globale, per valorizzare la specificità delle opere cinematografiche italiane rispetto ai prodotti seriali. In Francia la situazione è ben diversa, grazie anche alla presenza del mitico Centre national du cinéma et de l’image animée, anche conosciuto come Cnc, denominato fino al luglio 2009 Centro Nazionale di Cinematografia. È un ente amministrativo pubblico francese, dotato di personalità giuridica e di autonomia finanziaria, creato dalla legge del 25 ottobre 1946 per promuovere la diversità culturale e la creazione artistica, gestire la regolamentazione cinematografica, sostenere le industrie cinematografiche, audiovisive e multimediali, promuovere il cinema e i media audiovisivi presso tutti i pubblici e proteggere e diffondere il patrimonio cinematografico.
