Oggi nessuno sembra sapere come fermare il premier israeliano nella guerra contro i palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Egli punta solo a salvare se stesso dai processi penali in corso e l’alleanza tossica — per la storia di Israele — con la destra messianica e fascista del suo governo di apartheid. Trump gli va dietro e l’Europa rinuncia al suo ruolo contro la mattanza degli innocenti a Gaza e l’aggressione dei coloni ai palestinesi in Cisgiordania. È doloroso prendere atto dell’infelice esito: l’Unione Europea non ha nemmeno provato a promuovere azioni di pace dirette ad individuare una “soluzione” concreta tra Israele e Palestina e quindi nel Mediterraneo. Eppure solo l’Ue potrebbe fare pressione sui protagonisti del conflitto in Medio Oriente visto che fornisce la maggior parte degli aiuti umanitari ai palestinesi ed è il primo partner commerciale di Israele
◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA
► Com’è possibile ancora giustificare la punizione collettiva di Gaza? L’orrenda mattanza (a cui il mondo assiste passivamente): Netanyahu rimane una figura tanto controversa quanto vergognosa per noi occidentali in questa orrenda storia nella quale si può solo far finta di non capire che il cinico operato del premier israeliano risieda in questioni interne e personali. È inammissibile l’incancrenirsi della Questione palestinese: che ha prodotto una situazione umanitaria catastrofica, una carestia che sta decimando con la malnutrizione migliaia di bambini, una vera abiezione che registra una macabra contabilità, con milioni di metri cubi di detriti e decine di migliaia di morti. Un popolo che chiede di vivere in sicurezza, pace e dignità è invece schiacciato da Israele che usa Hamas per la sua guerra di sterminio. Dalle affermazioni dei palestinesi che protestano a Gaza, emerge che anche Hamas non sia diverso da Netanyahu nei suoi comportamenti criminali. Ha governato, a loro dire, per anni con il sangue, il ferro e il fuoco ed ha condotto i palestinesi in una guerra senza precedenti.
Il premier israeliano, da parte sua, tende ad accreditare l’idea che sia Israele a controllare oggi il comportamento degli Stati Uniti, il che crea un problema serio. Il timore di Netanyahu che Israele possa essere classificato quale stato canaglia, in definitiva è già realtà. Difatti, lo sta trasformando in uno stato paria: spingendolo verso una dittatura guidata dall’ideologia messianica di Ben-Gvir e Smotrich, dalla visione reazionaria degli ultraortodossi e dalle questioni personali dello stesso Netanyahu. Occorre ricordare che già nel 2018 Israele è diventato uno stato autoritario giacché in Costituzione è stata inserita la locuzione secondo la quale solo gli ebrei hanno diritto all’autodeterminazione. D’altro canto è evidente che gli Accordi di Abramo abbiano reso la situazione ancora più complessa. Tuttavia la pace in Medio Oriente – o perlomeno una lunga fase non conflittuale – dipenderà soprattutto dalle decisioni di Ryad e degli altri Paesi sunniti dell’area. Segnali labili ma non trascurabili pervengono dal documento della Lega Araba (con gli influenti paesi quali Qatar, Egitto e Turchia) con il quale si chiede il disarmo e la rinuncia al potere di Hamas sulla Striscia.
I sei bambini assetati di Nuseirat che avevano percorso chilometri di strade assolate, tra polvere e macerie nell’inferno della Striscia per raggiungere il punto di distribuzione dell’acqua, non sono sopravvissuti alla trappola degli aiuti, e ogni giorno una nuova strage di palestinesi in fila per cibo e acqua è derubricato a errore. Di fronte a quello che nessuno fino a poco tempo fa poteva immaginare — civili innocenti diventati bersagli privilegiati della violenza bellica —, non è possibile ignorare questa lezione: la violenza è inevitabilmente un piano inclinato, sul quale diventa difficilissimo fermarsi una volta che lo si cominci a percorrere, perché si assume, per l’appunto, un’«inclinazione», e quindi la tendenza a scivolare sempre più in basso. Messo in moto il meccanismo delle discriminazioni, si avvia una spirale che si avvita su se stessa, fino a rischiare di produrre l’inimmaginabile. Fino al punto che Netanyahu ha avuto la tracotanza di considerare un errore il raid sulla Chiesa Cristiana della Striscia (luogo di preghiera e accoglienza, un rifugio per centinaia di cristiani ed islamici, che ha registrato numerosi morti e feriti), mentre è evidente che sia una inaccettabile violenza contro inermi civili.
A questo punto è davvero insopportabile che nessuno sappia come fermare questa guerra che sta sterminando un popolo, perché nessuno sa come fermare Israele. Nonostante Israele abbia ottenuto grossi obiettivi militari come l’uccisione dei capi di Hamas, il programma di Netanyahu diventa sempre più cinico e più invasivo. Sempre più insediamenti e più coloni. Israele non può ottenere tutto con la forza e con l’aggressione, otterrà solo un risultato contrario: cresce l’odio ed anche i rigurgiti antisemiti, radicalizzando gli animi e le reazioni di chi non accetta che si compiano impunemente i crimini contro l’umanità perpetrati dal governo israeliano. Col rischio di una intifada globale che potrebbe colpire l’Europa stessa. Che ne pensa, al riguardo, la presidente Von der Layen? L’Europa è da sempre un sistema orientato a guardare al futuro dei popoli, nella quale l’ordito della pace e dell’ antiterrorismo, intriso di cultura, rassicurava. Erano aspetti che emergevano con evidenza: che confortavano. Adesso è cresciuto lo scollamento tra i cittadini che non contano e i decisori chiusi nella loro bolla di indifferenza. È doloroso dovere prendere atto dell’infelice esito: l’Europa non ha nemmeno provato a promuovere azioni di pace dirette per individuare una “soluzione” concreta tra Israele e Palestina, in definitiva, dell’area mediterranea. Eppure solo l’Ue potrebbe fare pressione sui protagonisti del conflitto in Medio Oriente visto che fornisce la maggior parte degli aiuti umanitari ai palestinesi e è il primo partner commerciale di Israele. © RIPRODUZIONE RISERVATA
