Il nuovo progressismo deve superare una contraddizione storica: non basta redistribuire una ricchezza che cresce poco. Prima occorre creare le condizioni perché la ricchezza venga prodotta attraverso lavoro qualificato, impresa, innovazione e sostenibilità. Una Repubblica è forte quando i diritti scritti nella Costituzione diventano diritti vissuti. Oggi troppe persone percepiscono una distanza tra cittadinanza formale e cittadinanza reale. Il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla mobilità, alla casa e ai servizi essenziali non può dipendere dal luogo in cui si nasce o dalla condizione economica della famiglia. La vera ricchezza di un Paese non sono soltanto le risorse naturali o finanziarie. Sono le competenze delle persone. L’Italia ha bisogno di una grande stagione di investimento nella scuola, nell’università, nella ricerca e nella formazione permanente. Il declino del capitale umano rappresenta una delle principali minacce al futuro del Paese. L’Italia rischia una frattura profonda tra chi possiede ricchezza, opportunità e sicurezza e chi resta ai margini. La concentrazione della ricchezza, l’aumento delle disuguaglianze, la precarizzazione del lavoro e la perdita di fiducia nelle istituzioni alimentano una società più fragile


◆ L’intervento di ALESSIO LATTUCA

Il Sud come motore, non come zavorra, non come problema da assistere, ma come leva strategica per il futuro dell’Italia e dell’Europa mediterranea.

1. L’economia delle opportunità: dal Paese delle rendite al Paese delle energie

La prima grande sfida riguarda il modello economico. L’Italia soffre da anni di una crescita insufficiente, di una produttività stagnante, di un sistema produttivo che spesso premia più la rendita che l’investimento, la conservazione più dell’innovazione. Il nuovo progressismo deve superare una contraddizione storica: non basta redistribuire una ricchezza che cresce poco. Prima occorre creare le condizioni perché la ricchezza venga prodotta attraverso lavoro qualificato, impresa, innovazione e sostenibilità. Occorre una nuova politica industriale. Un Paese che non investe in tecnologia, energia, infrastrutture e capitale umano perde competitività e condanna soprattutto i giovani a cercare altrove le opportunità che non trovano. La transizione ecologica e digitale non devono essere viste come un costo, ma come la più grande occasione industriale dei prossimi decenni. Il Mezzogiorno, grazie alla sua posizione geografica, alle energie rinnovabili, alla disponibilità di aree, alla cultura e alle competenze, può diventare una piattaforma strategica nel Mediterraneo. Non più periferia d’Europa, ma ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente. Per fare questo servono però condizioni precise: infrastrutture moderne, reti energetiche efficienti, certezza delle regole, capacità amministrativa, semplificazione e fiducia per gli investitori. Il Sud non chiede assistenza. Chiede di poter liberare energie.

2. I diritti della cittadinanza: dalla promessa costituzionale alla vita concreta

La seconda sfida riguarda la qualità della democrazia. Una Repubblica è forte quando i diritti scritti nella Costituzione diventano diritti vissuti. Oggi troppe persone percepiscono una distanza tra cittadinanza formale e cittadinanza reale. Il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla mobilità, alla casa e ai servizi essenziali non può dipendere dal luogo in cui si nasce o dalla condizione economica della famiglia. Il nuovo progressismo deve ripartire dall’articolo 3 della Costituzione: rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona. Questo significa affrontare con coraggio il tema delle disuguaglianze. Significa investire nei servizi che liberano soprattutto le donne: asili nido, tempo pieno, assistenza agli anziani e ai disabili, consultori, contrasto alla violenza. La parità di genere non è soltanto una questione femminile. È una questione democratica ed economica. Un Paese che non consente alle donne di partecipare pienamente alla vita sociale e produttiva rinuncia a una parte enorme delle proprie energie. Anche l’immigrazione deve essere affrontata dentro una nuova idea di cittadinanza. Accoglienza e integrazione non sono la stessa cosa. Per accogliere può bastare la solidarietà. Per integrare servono politica, investimenti, scuola, lavoro regolare, casa e responsabilità reciproche. 

3. La forza della conoscenza: scuola, ricerca e intelligenza artificiale per governare il futuro

La terza sfida riguarda la conoscenza. La vera ricchezza di una nazione non sono soltanto le risorse naturali o finanziarie. Sono le competenze delle persone. L’Italia ha bisogno di una grande stagione di investimento nella scuola, nell’università, nella ricerca e nella formazione permanente. Il declino del capitale umano rappresenta una delle principali minacce al futuro del Paese. Il Pnrr avrebbe dovuto essere una straordinaria occasione per colmare questi ritardi, ma le condizionalità legate alla riduzione della disoccupazione giovanile e femminile, alla crescita della produttività e alla modernizzazione del sistema Paese richiedono ancora un forte impegno politico. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale rende questa sfida ancora più urgente. L’IA non deve essere né idolatrata né demonizzata. Deve essere governata. Serve un nuovo umanesimo tecnologico capace di mettere la persona al centro. La tecnologia può aumentare le capacità umane, ma non può sostituire coscienza, creatività, empatia, responsabilità morale. Il futuro appartiene ai Paesi che sapranno unire innovazione e valori umani.

4. La coesione sociale necessaria: ricostruire una comunità nazionale

La quarta sfida riguarda il legame sociale. L’Italia rischia una frattura profonda tra chi possiede ricchezza, opportunità e sicurezza e chi resta ai margini. La concentrazione della ricchezza, l’aumento delle disuguaglianze, la precarizzazione del lavoro e la perdita di fiducia nelle istituzioni alimentano una società più fragile. La risposta non può essere una politica fondata sulla paura. La sicurezza non può diventare un nuovo contratto sociale basato soltanto sul controllo. La vera sicurezza nasce da uno Stato autorevole, capace di far rispettare le regole, ma anche di prevenire il disagio attraverso scuola, lavoro, cultura e inclusione. Le forze dell’ordine e la magistratura sono pilastri della Repubblica e devono essere sostenute nel loro compito di difendere tutti i cittadini. La democrazia ha bisogno di istituzioni credibili e di una classe dirigente capace di esempio, non di permanente spettacolarizzazione. Il nuovo progressismo deve tornare a costruire comunità. Non un popolo contro un altro. Non cittadini contro istituzioni. Ma una Repubblica nella quale ciascuno possa sentirsi parte di un destino comune. 

La scelta decisiva

Il nuovo progressismo italiano ha davanti a sé una scelta storica. Continuare a inseguire le paure oppure costruire fiducia. Limitarsi a difendere ciò che esiste oppure liberare ciò che può nascere. Il Mezzogiorno può essere il luogo nel quale questa nuova visione prende forma. Perché il Sud non è soltanto il territorio delle difficoltà. È il luogo nel quale si incontrano alcune delle grandi opportunità del futuro: energia pulita, Mediterraneo, giovani, cultura, biodiversità, innovazione. La sfida non è portare il Sud dentro l’Italia. La sfida è costruire un’Italia capace di riconoscere nel Sud una parte decisiva del proprio futuro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È presidente di Confimpresa Euromed e di Confidi per l’impresa, Imprenditore agrigentino, si batte da anni contro il rigassificatore, in buffer zone Unesco e il metanodotto in area archeologica: che definisce un “progetto folle”, a pochi passi dalla Valle dei Templi, a ridosso della casa di Luigi Pirandello in contrada Kaos.

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