Al centro di questa vicenda di salvaguardia delle risorse idropotabili e di gestione dei rifiuti della Capitale c’è Acea. Attraverso società diverse opera contemporaneamente su entrambi i fronti. Di per sé questo intreccio non rappresenta alcuna irregolarità, ma diventa una questione di interesse pubblico quando una società del gruppo incaricata di gestire e proteggere una fonte di approvvigionamento idropotabile chiede di archiviare la salvaguardia del Campo Pozzi Laurentino. Nello stesso gruppo industriale, intanto, Acea Ambiente era già in corsa per realizzare il termovalorizzatore. Una coincidenza? Quale interesse è stato davvero tutelato? Insieme al Campo Pozzi Pescarella, anch’esso nel Comune di Ardea, il Campo Pozzi Laurentino aveva già registrato vulnerabilità e contaminazione della falda. Gli atti tecnici dell’Arpa rilevano la presenza di tetracloroetilene e tricloroetilene e fanno parte di un procedimento amministrativo per sottoporre le aree a misure di protezione. Ma dodici anni di istruttoria in una manciata di giorni cambiano direzione: Ama acquista i terreni di Santa Palomba per 7,5 milioni di euro e un terreno interessato dalla tutela della falda idropotabile diventa disponibile per il termovalorizzatore. Tutto liscio? Forse no

L’area dei pozzi Acea di cui il comune di Ardea ha chiesto la bonifica alla Regione Lazio

◆ L’analisi di MARCO ALTERI

C’è una storia che corre letteralmente sotto quella del termovalorizzatore di Santa Palomba, che riguarda il rapporto tra due interessi: da una parte la tutela della risorsa idrica destinata al consumo umano, dall’altra la realizzazione dell’impianto per il trattamento dei rifiuti di Roma. Al centro di questa vicenda c’è Acea, che attraverso società diverse opera contemporaneamente nel servizio idrico e nel settore dei rifiuti, che di per sé non dimostra alcuna irregolarità, ma diventa una questione di interesse pubblico quando una società del gruppo incaricata di gestire e proteggere una fonte di approvvigionamento idropotabile chiede di archiviare il procedimento che avrebbe dovuto istituire l’area di salvaguardia di quella stessa fonte, mentre un’altra società dello stesso gruppo ha un interesse industriale diretto alla realizzazione del termovalorizzatore proprio nell’area che quella salvaguardia avrebbe potuto rendere incompatibile con l’impianto. È una storia che comincia molto prima che il termovalorizzatore diventasse un cantiere e che oggi, alla luce degli atti successivi, merita di essere riletta dall’inizio.

Il punto di partenza è la falda acquifera dalla quale vengono captate acque destinate al consumo umano. Il Campo Pozzi Laurentino, insieme al Campo Pozzi Pescarella, nel Comune di Ardea, è interessato da una situazione di vulnerabilità e contaminazione della falda. Gli atti tecnici dell’Arpa descrivono la presenza di tetracloroetilene e tricloroetilene e fanno parte di un lungo procedimento amministrativo per individuare le aree da sottoporre a specifiche misure di protezione. La richiesta formale alla Regione Lazio risale al 30 maggio 2013, quando la Segreteria tecnico-operativa dell’Ato 2 avviò il procedimento per l’individuazione delle aree di salvaguardia delle captazioni ai sensi dell’art. 94 del d.lgs. n. 152/2006. La procedura coinvolse negli anni Arpa Lazio, Asl Rm2, Asl Rm6, Città Metropolitana di Roma Capitale, Roma Capitale, i Comuni di Pomezia e Ardea, Acea Ato 2, l’Istituto Superiore di Sanità e altri soggetti tecnici e istituzionali. Gli studi prodotti nell’ambito di quella istruttoria avevano evidenziato un quadro di contaminazione della falda e indicato la necessità di adottare sistemi di trattamento delle acque e avviare attività di caratterizzazione e bonifica. Negli anni successivi agli studi sulla vulnerabilità, sono stati realizzati ben due potabilizzatori per un investimento complessivo di 14 milioni di euro. 

La salvaguardia della falda idropotabile viene archiviata su richiesta di Acea
Manifestazione nella città di Roma

Se la falda era così importante, perché a un certo punto è venuta improvvisamente meno la necessità della sua salvaguardia? La risposta arriverà nel marzo del 2025, ma per comprenderla bisogna prima entrare nella storia del terreno sul quale oggi si vuole costruire il termovalorizzatore. A giugno 2021  Ama, la società capitolina che gestisce la raccolta dei rifiuti, aveva avviato una manifestazione di interesse per individuare i terreni disponibili per un impianto di gestione dei rifiuti e tra le aree candidate c’è Santa Palomba. Contemporaneamente Città Metropolitana di Roma Capitale, con la determinazione del 14 luglio 2021, approva una mappatura nella quale quel terreno risultava non idoneo, perché compreso nella proposta area di salvaguardia del Campo Pozzi Laurentino, sebbene questa non fosse ancora stata formalmente approvata dalla Regione Lazio. Qui si apre il primo cortocircuito, il terreno non viene escluso dalla procedura, ma nel novembre del 2022 la cartografia viene modificata. La Città Metropolitana aggiorna la rappresentazione delle aree e il fattore escludente collegato alla salvaguardia della falda non compare più. Sei giorni dopo, il 24 novembre 2022, Ama acquista il terreno di Santa Palomba per 7,5 milioni di euro. La sequenza temporale è stata oggetto di contestazioni pubbliche e rende inevitabile chiedersi perché un terreno interessato da un elemento di tutela della falda sia diventato disponibile proprio quando è stato scelto per costruire un impianto di incenerimento da oltre 600.000 ton/annue di rifiuti. 

La Regione Lazio fa il pesce in barile
Manifestazione a Castel Gandolfo

È una vicenda che nel dicembre 2024 viene portata all’attenzione nazionale anche da Report, che nell’inchiesta condotta da Claudia Di Pasquale ricostruisce il caso e pone al presidente della Regione Lazio una domanda semplice: la Regione è consapevole che l’eventuale approvazione della salvaguardia del Campo Pozzi Laurentino potrebbe incidere sulla possibilità di realizzare il termovalorizzatore a Santa Palomba? Per tutta risposta, dopo 3 mesi, il 10 marzo Acea Ato 2 comunica di voler superare l’utilizzo dei Campi Pozzi Laurentino e Pescarella. La soluzione prospettata è articolata: nel breve-medio periodo la delocalizzazione dei pozzi verso aree ritenute più sicure; nel lungo periodo la sostituzione delle fonti locali attraverso l’alimentazione da acquedotto. Nello stesso giorno la Segreteria tecnico-operativa dell’Ato 2 recepisce la posizione del gestore e trasmette alla Regione una richiesta equivalente, ritenendo superata l’istanza originaria del 2013. Dieci giorni dopo, il 20 marzo 2025, la Regione Lazio dispone l’archiviazione del procedimento per l’individuazione delle aree di salvaguardia dei Campi Pozzi Laurentino e Pescarella. Dodici anni di istruttoria si chiudono così. Non con l’approvazione delle aree di salvaguardia. Non con una bonifica della falda. Non con la sostituzione già effettuata delle fonti. Ma con la prospettiva di una futura sostituzione dei pozzi. Al momento dell’archiviazione e tuttora i campi pozzi risultano operativi.

Che cosa significa, per la tutela dell’acqua l’archiviazione del procedimento sulla base della promessa di approvvigionarsi altrove?

Il rendering dell’area del termovalorizzatore di Santa Palomba: giardini e passeggiate fatti al computer per indorare la pillola

Significa che la falda rimane inquinata ed esposta a nuove possibili contaminazioni. La falda non è utilizzata soltanto dal gestore del servizio idrico, ma anche da numerose utenze non allacciate all’acquedotto. La sua qualità riguarda direttamente le persone che vivono nell’area di Ardea e Pomezia. Si tratta di una decisione importante, riguardante la scelta se mantenere o meno uno strumento di protezione di una risorsa idrica sotterranea che una lunga istruttoria aveva considerato necessaria e il principio di precauzione dovrebbe suggerire esattamente l’opposto di un’archiviazione affidata alle intenzioni future. Pochi mesi dopo l’archiviazione, proprio la Asl Rm6 ha riportato la questione al centro della procedura di Via del termovalorizzatore. Il 28 agosto 2025 e poi il 24 dicembre 2025 la Asl ha richiamato nei suoi pareri la contaminazione diffusa della falda e la necessità di considerare specificamente la salvaguardia delle captazioni Laurentino e Pescarella. Sarebbe necessario capire perché tali valutazioni non siano state fatte, né quando la Regione ha deciso di archiviare il procedimento di salvaguardia, né durante la valutazione di impatto ambientale. 

Sull’archiviazione della tutela della falda la parola il 7 ottobre al Tar

L’archiviazione è stata impugnata dalla Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani, insieme al Forum Ambientalista e a due cittadini di Ardea e Pomezia, e l’udienza di merito è stata fissata dal Tar il 7 ottobre 2026, insieme a quelle dei ricorsi sul termovalorizzatore. C’è poi un altro elemento che mette in dubbio ancor di più la bontà della scelta: il Comune di Ardea, il 25 settembre 2025, ha approvato all’unanimità una deliberazione contraria all’archiviazione del procedimento di salvaguardia del Campo Pozzi Laurentino. Quindi anche l’ente territoriale, sul cui territorio insistono i due campi pozzi, considera prioritaria la tutela della risorsa idrica.

La sede del Tar del Lazio a Roma

Nel frattempo, il 10 luglio 2026, la stessa Acea Ato 2 in una nota ha ammesso che la delocalizzazione dei pozzi non è possibile per il 100% del fabbisogno, a causa della drammatica contrazione della risorsa idrica sotterranea nella zona, diminuita del 47% rispetto ai valori registrati nei primi anni 2000. In pratica è stato archiviato un procedimento di salvaguardia senza avere nemmeno certezza della fattibilità della proposta.

In che modo è stata garantita l’assoluta indipendenza di quella scelta rispetto all’interesse, appartenente allo stesso gruppo, a realizzare il termovalorizzatore di Santa Palomba? La Regione ha effettuato i necessari approfondimenti per garantire l’interesse pubblico?

La domanda impone la massima trasparenza, i soggetti interessati dovrebbero spiegare perché la salvaguardia sia diventata improvvisamente superflua, chiarire perché non sia stata acquisita una nuova valutazione sanitaria prima dell’archiviazione e spiegare quali misure siano state adottate per garantire la separazione tra l’interesse alla tutela dell’acqua e quello, industriale, alla realizzazione del termovalorizzatore. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Marco Alteri è un economista esperto di regolazione economica. Da sempre impegnato sui temi ambientali, è attivista per la tutela del territorio e la sostenibilità. Ex consigliere comunale, è esponente del civismo nella Città Metropolitana di Roma, con un forte impegno per la partecipazione.

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