L’isola di São Miguel, la più grande dell’arcipelago (più di tre volte l’Isola d’Elba) è il cuore storico dell’oceanografia portoghese ma è anche molto di più. In alcune zone lo scenario le sorgenti di acqua sulfurea borbottano e lanciano sbuffi di acqua bollente, in altre le mucche pascolano su prati verdi che digradano verso il mare o verso i laghi vulcanici. In altre ancora, a Sete Cidades, ti trovi a guardare dall’alto lo spettacolo unico di un lago metà verde e metà blu che una leggenda vuole formato dalle lacrime di un amore impossibile tra un pastorello e una principessa. E poi le piantagioni insolite: ananas e chà (nome del tè portoghese). Oggi, Alberto II di Monaco, insieme alla moglie Charlene – originaria del Sudafrica, ex nuotatrice olimpica -, coltiva in qualche modo questo làscito con una visione incentrata sulla sostenibilità e sulla conservazione delle specie. Albert e Charlène sostengono iniziative a favore della protezione dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, degni eredi del “principe dotto” o del “principe navigatore”, che alle Azzorre condusse metà delle sue 28 campagne scientifiche tra il 1885 e il 1914
◆ Il viaggio di CESARE A. PROTETTÌ, nostro inviato alle Azzorre
► Era il 13 ottobre 2022 quando il principe Alberto II di Monaco, accompagnato dalla moglie, la principessa Charlene, arrivò a Ponta Delgada, capitale delle Azzorre, sull’isola di São Miguel, per rendere idealmente omaggio contemporaneamente al suo omonimo antenato, il principe Alberto I e all’amico del principe, re Carlo I, trentatreesimo nonché penultimo re del Portogallo, figlio del re Luigi I e della principessa Maria Pia di Savoia (figlia di Vittorio Emanuele II). Un omaggio che ritroviamo in una quartina del sonetto “Azzorre”, del poeta portoghese Vítor Cintra (pseudonimo di João Vítor Silva):
Nove isole di straordinaria bellezza,
emergenti dal profondo, immenso mare,
che il mondo conobbe perché il Principe
rese la nebbia meno fitta.
Entrambi i sovrani erano appassionati di studi e ricerche sull’ecosistema degli oceani. Alcuni lavori oceanografici svolti da re Carlo I o da lui sponsorizzati furono pionieristici nell’oceanografia mondiale. A lui è intitolata la nave oceanografica attualmente gestita dalla Marina portoghese. Entrambi i sovrani avevano acquistato imbarcazioni da dedicare a questi studi. Re Carlo I, che amava scendere con lo scafandro nelle acque più profonde, per i suoi spostamenti tra le isole dell’arcipelago aveva comprato uno yacht, battezzato Amélia in onore della moglie; lo stesso aveva fatto il principe Alberto con la goletta Hirondelle. Accompagnato da un equipaggio selezionato e da diversi scienziati marini, il principe viaggiò in lungo e in largo nel Mediterraneo e nelle Azzorre, facendo diverse scoperte in campo oceanografico e redigendo mappe e carte nautiche.
I due strinsero una profonda e produttiva amicizia dalla quale nacque l’Acquario Vasco da Gama, che intendeva svolgere in Portogallo un ruolo simile a quello del Museo oceanografico di Monaco fondato dall’amico monegasco. Inaugurato nel 1898 e situato a Cruz Quebrada, nei pressi della linea ferroviaria che va da Lisbona ad Algés, è considerato uno degli acquari più antichi del mondo, ma con l’Expo di Lisbona del 1998 la sua fama è stata offuscata dall’Oceanario che sorge al Parco delle Nazioni e che è uno dei più grandi del mondo. D’altra parte l’Expo del ’98 aveva per tema “Oceani: un’eredità per il futuro”.
Oggi, dall’aeroporto, mi trovo a muovermi sullo stesso tragitto che percorsero tre anni fa i prìncipi di Monaco, percorrendo una grande arteria che si chiama proprio Avenida Príncipe do Monaco. Non è stato e non è un omaggio di facciata dei portoghesi al sovrano del piccolo Stato che catalogò molluschi sconosciuti, pesci e alghe, ma che seppe anche instaurare stretti legami con le comunità e gli abitanti delle isole e fece anche da padrino a diversi bambini figli di pescatori dell’arcipelago.
Nella sua opera autobiografica, La Carrière d’un Navigateur, si trovano molteplici riferimenti alle Azzorre, sulle quali ha lasciato pagine fortissime, come la descrizione della fine di un capodoglio, “rovina di un mastodontico animale che appare maestosa e terrificante quanto il naufragio di un transatlantico e le rovine di una cattedrale”. Non mancano le fotografie della caccia alle balene alle Azzorre, che il Principe studiò e descrisse con scientificità. Per riconoscenza, quasi ogni città e villaggio di pescatori delle Azzorre ha dedicato una strada o un monumento al Principe monegasco. A Ponta Delgada, oltre al viale per l’aeroporto dedicato a lui, c’è un busto del principe in Avenida Infante D. Henrique, sul lungomare; ad Angra do Heroísmo, (isola di Terceira) una delle vie costiere della città è Rua Príncipe do Monaco; a Horta (isola di Faial), l’importante osservatorio meteorologico, costruito per volere di Alberto I, si chiama Observatório Príncipe do Mónaco.
Oggi, Alberto II Insieme alla moglie Charlene – originaria del Sudafrica, ex nuotatrice olimpica – coltiva in qualche modo questo làscito con una visione incentrata sulla sostenibilità e sulla conservazione delle specie. Albert e Charlène sostengono iniziative a favore della protezione dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, degni eredi del “principe dotto” o del “principe navigatore”, che alle Azzorre condusse metà delle sue 28 campagne scientifiche tra il 1885 e il 1914.
Ma l’isola di São Miguel, la più grande dell’arcipelago (747 km2, più di tre volte l’Isola d’Elba) non è solo oceanografia, ma è molto di più. In alcune zone lo scenario è quasi infernale, con le sorgenti di acqua sulfurea che borbottano e lanciano sbuffi di acqua bollente, in altre il panorama è bucolico, con le mucche al pascolo su prati verdi che digradano verso il mare o verso i laghi vulcanici. In altre ancora, a Sete Cidades, ti trovi a guardare dall’alto lo spettacolo unico di un lago metà verde e metà blu che una leggenda vuole formato dalle lacrime di un amore impossibile tra un pastorello e una principessa. Su quest’isola un giorno puoi gustare il cocido con la carne cotta in pentoloni calati all’interno di pozze geotermiche, un altro giorno puoi passeggiare in uno dei migliori parchi botanici d’Europa, il Parco Terra Nostra. Una escursione organizzata porta in uno dei luoghi più iconici dell’isola, la Vista do Rei a Sete Cidades, (una delle sette meraviglie del Portogallo), nome che deriva da una visita, all’inizio del ‘900, del Re Carlo con la consorte Amelia d’Orleans. Altre danno l’opportunità di rilassarsi nelle piscine termali di Furnas.
Nell’area nord-orientale dell’isola si può visitare il Parco Naturale Ribeira dos Caldeirões con i suoi cinque mulini ad acqua e la sua imponente e maestosa cascata, chiamata Véu da Noiva. Panorami incantevoli si godono dal belvedere di Ponta do Sossego e da quelli di Nordeste, un piccolo borgo paesaggisticamente straordinario. Stupefacente è la chiesa di Nossa Senhora da Paz, con la magnifica scalinata che sembra abbracciarti dolcemente fino al punto più alto da dove puoi godere la vista dell’azzurro intenso dell’oceano. Al tramonto, invece, è imperdibile il panorama che si gode da Praia dos Misteiros. Scrive il poeta Vítor Cintra:
Pendii di mosaici verdeggianti
si innalzano, dirigendosi verso l’infinito.
Le ortensie, trasformate in siepi, sono costanti,
rendendo i colori più belli.
Non si può rinunciare neppure a una puntata nelle terre di alcune produzioni insolite: le piantagioni di ananas (che fruttificano ogni 18-24 mesi) e quelle di tè come Chá Gorreana (chá è il nome del tè in portoghese), sorta nel 1883 nel nord dell’isola ha solo dieci aziende simili in tutta Europa. Oggi qui si offrono al visitatore non solo tè da degustare e panorami da godere, ma anche un piccolo museo sulla filiera del chà. Qui si producono principalmente tè nero e tè verde di alta qualità che viene esportato in tutta Europa e in America.
Il Lagoa do Fogo, il Lago di Fuoco, riempie il cratere ormai spento e verdeggiante del vulcano Água de Pau e, con i suoi 580 metri, è il lago più alto delle Azzorre. Questo lago grazie a condizioni geologiche particolari che funzionano in parte da filtro, è anche una fonte di acqua potabile per diversi comuni dell’isola. La balneazione è vietata. Il paesaggio intorno al lago è unico, con un microclima particolare che permette la presenza di diverse specie endemiche di piante e animali, tra i quali molte specie di uccelli. Le sponde meridionali, orientali e settentrionali del lago sono costituite da ripidi pendii della caldera ricoperti da una ricca erba verde. A ovest invece il lago si ritira parzialmente e trovano spazio foreste di conifere, ginepri a foglia corta e alberi di alloro.
A meno di 400 metri dalla costa, i resti di un’antica caldera vulcanica si ergono sul mare sotto forma di un piccolo isolotto a forma di anello e là dove il bordo settentrionale della caldera è spezzato entrano oggi le barche che consentono a noi tutti di fare snorkeling e nuotare in un lago che ha l’acqua più calda di tutta l’isola di São Miguel. Ma l’accesso, in questa riserva naturale protetta, è limitato a 400 visitatori al giorno: un altro segno del rispetto degli azzorriani, gli eredi di Atlantide, per i loro tesori naturali.
Scrive il poeta Vítor Cintra nelle ultime due terzine del sonetto Azores:
Là, dove vivevano i giganti,
le cime delle montagne, che esplosero,
si trasformarono in lagune di bellezza,ricordano agli eredi degli Atlantidei
che persino i primi navigatori
sapevano rispettare la Natura.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
