Per tutto il giorno, ieri Israele si è fermato con uno sciopero generale organizzato dai familiari degli ostaggi di Hamas per chiedere un accordo sulla liberazione dei prigionieri e il cessate il fuoco, contro l’espansione delle operazioni di guerra a Gaza. La polizia israeliana ha arrestato decine di manifestanti in tutto il Paese nel corso di proteste e blocchi stradali. Undici dei dimostranti fermati, si legge su “The Times of Israel”, sono stati arrestati a Tel Aviv dopo aver «violato l’ordine pubblico e compromesso significativamente la libertà di movimento» sulle strade. Secondo le stime diffuse nel pomeriggio dagli organi di informazione, allo sciopero avrebbero partecipato due milioni e mezzo di cittadini israeliani; al di là dei numeri ballerini come sempre in questi casi, un’adesione imponente. Nel buio di una guerra disumana e barbarica (combattuta da Tzahal con gli ausili tecnologici più avanzati al mondo e da Hamas con ferocia bestiale) in corso dal 7 ottobre 2023, lo sciopero generale di ieri apre qualche squarcio di luce sulla possibilità di fermare la strage degli innocenti, prima che si consumi definitivamente l’irreparabile.
Quella ritratta nella foto non è l’ambasciatrice dello Stato di Israele Miriam Novak ma l’ex presidente ungherese Katalin Novák in un suo intervento al Palazzo di Vetro negli anni scorsi
Ma i tamburi ossessivi di guerra continuano a rullare fin nell’aula delle Nazioni Unite a New York, con una violenza verbale inaudita nei confronti dell’intera Europa da parte della rappresentanza diplomatica del governo israeliano. Dettato com’è da un impasto di rabbia e paura, abbiamo riflettuto a lungo se pubblicare integralmente il discorso dell’ambasciatrice dello Stato di Israele all’Onu – “potente” o “delirante”, “parole mozzafiato” o “monumento di retorica” che sia – nel dubbio che possa alimentare involontariamente reazioni idiote. Abbiamo deciso di diffonderlo col dolore nel cuore per gli affetti, gli amici, i maestri di vita e di pensiero, gli amori e i collaboratori più cari con cui, personalmente, abbiamo condiviso sentimenti, riflessioni culturali, battaglie sociali e politiche per una vita intera, di cui questo giornale è oggi minuscola testimonianza. È anche a loro nome – a nome di tutti noi, dovrei dire, iscritti o meno nei registri delle sinagoghe – che ha preteso di parlare nel Palazzo di Vetro Miriam Novak, con toni insopportabilmente arroganti e suprematisti: come altro definirli politicamente? Un documento inquietante, privo del più elementare principio dialettico con la realtà − la storia soppiantata dalla genetica? −, a riprova dei disturbi profondi che agitano l’anima del popolo israeliano. Il Paese storicamente strutturato è sull’orlo di una dissociazione irreparabile tra la grandezza dell’ebraismo millenario e l’infimo politicume dei suoi rappresentanti istituzionali d’oggi. Nessuno meglio della cultura psicanalitica ebraica può contribuire a tirare fuori ora Israele dal bordo dell’abisso etico e morale in cui si trova oggi. E una Diaspora attiva e diffusa potrebbe fare molto per impedire che l’ultimo passo si compia.
Menachem Begin (a destra) e Ariel Sharon suo ministro della Difesa nella guerra in Libano del 1982
Ma dove sono oggi le autorità morali alla Primo Levi disposte a combattere dalla Diaspora e porsi, quarant’anni fa, la domanda fatidica: “Se questo è uno Stato” (titolo dell’intervista a “L’Espresso” concessa dall’autore di “Se questo è un uomo”) riflettendo sulle trasformazioni militariste di Israele già ai tempi di Menachem Begin. Sotto i cui occhi (e del generale Sharon suo ministro della Difesa) si consumò l’orrenda strage nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila per mano dei falangisti loro protetti in Libano. Non a caso Begin è il maestro politico di Benjamin Netanyahu, insieme a Ze’ev Jabotinsky capo dell’estrema destra sionista, comandante supremo negli anni Trenta e Quaranta del Novecento dell’Irgun (struttura armata e con finalità terroristiche, in opposizione ai metodi di resistenza passiva dell’Haganah), teorico del conflitto permanente contro gli arabi e i palestinesi dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo. Del quale il padre Benzion Netanyahu era stato segretario politico.
A far sentire la sua voce è stato, per fortuna, nei giorni scorsi David Grossman. Intanto, però, della «zattera di salvataggio (lo stato ebraico, ndr), il santuario a cui sarebbero dovuti accorrere gli ebrei minacciati negli altri Paesi», su cui si soffermò criticamente Primo Levi dopo la guerra di Israele in Libano nel 1982, non sta rimanendo quasi più nulla. Netanyahu e i suoi ministri i testi biblici li usano oramai solo per dare un nome propagandistico alle infamie più nefaste, come sta per accadere con l’operazione bellica “Carri di Gedeone” allestiti dal primo ministro per spianare definitivamente la Striscia di Gaza e i palestinesi sin qui sopravvissuti persino all’arma più feroce e inumana, la malnutrizione e la fame dei loro figli appena nati. Nessuno di noi può più tacere. Né volgere lo sguardo altrove. Come ci ricorda Anna Foa nel suo illuminante saggio “Il suicidio di Israele”, «c’è sempre il momento della scelta». Leggendo il discorso rabbioso e guardando in controluce la smisurata spocchia dell’ambasciatrice Novak all’Onu − «Se abbiamo bombe atomiche, armi cosmiche o altro, non sono affari vostri» −, possiamo ben comprendere che quel momento è ora. Gli anticorpi democratici che si sono manifestati ancora ieri a Tel Aviv e nel resto di Israele ci fanno sperare che siamo in tempo, forse, per scongiurare la catastrofe umanitaria e politica finale. — (igor staglianò)
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Ci siamo sbagliati. Vi chiediamo scusa
▷▷▷Se ci state leggendo per il richiamo del titolo, abbiamo il dovere di precisare che Miriam Novak non è ambasciatrice di Benjamin Netanyahu all’Onu e che il testo a lei attribuito sui social italiani e da noi ripreso il 18 agosto è una fake new. La sua verosimiglianza con la realtà di quel che dice e fa il premier israeliano è notevole – se non addirittura superata da quel che si consuma in questi mesi, in questi giorni e in queste ore a Gaza e in Cisgiordania – ma le parole che abbiamo pubblicato di seguito non sono state pronunciate alle Nazioni Unite. Vi dobbiamo chiedere scusa e le scuse devo porgerle ai nostri lettori personalmente. Con qualche controllo in più avremmo dovuto evitarlo. E non cerchiamo giustificazioni per non averlo fatto nel can can sviluppato sui social (quasi sempre plaudenti ai contenuti espressi nel testo) a ridosso di questo ferragosto. Chi fa il nostro mestiere ha il dovere di non abbassare mai la guardia e noi, stavolta, l’abbiamo abbassata.
Ma non siamo fra quelli che si nascondono dietro qualche dito. E, da parte mia, debbo aggiungere che, nel commento che precede queste mie parole, non devo correggere altro, se non – appunto – l’attribuzione ad una rappresentanza diplomatica israeliana di una responsabilità che essa non ha. In Israele, purtroppo, si continua a dire e a fare di peggio di quanto attribuito ad una ambasciatrice inesistente. E lo si fa ai massimi livelli istituzionali, esponendo sempre più il proprio Paese verso un precipizio abissale. La realtà di una lotta mortale tra due feroci forze contrapposte supera persino i peggiori incubi. E dobbiamo chiederci chi alimenta – a ciclo continuo, come ha scritto su questa vicenda Battista Gardoncini nel suo sito – la costruzione di fake news che emergono, si inabissano dopo aver alzato l’onda di melma per riemergere a comando quando serve.
Ecco: quando serve e a chi serve intorpidire le acque rendendo sempre più ardua la verifica dei fatti su quel che accade nella realtà mediorientale? Chi lo fa sul campo – è, oramai, cronaca costante – ci rimette sempre più spesso la vita fra le macerie della Striscia per capirlo e raccontarlo. Ed è anche per onorare il lavoro dei tanti colleghi che nella guerra di Gaza sono stati volontariamente uccisi che dobbiamo riconoscere i nostri errori. Stavolta, nella ragnatela delle fake news costruite a tavolino, ci siamo finiti anche noi: non lo nascondiamo alla chetichella, l’errore lo lasciamo dov’era per rifletterci meglio. A parte le didascalie delle foto, quel che è scritto da qui a fondo pagina è falso. Scusateci. — igor staglianò (31 agosto 2025)
Il sacco di Gerusalemme raffigurato nel bassorilievo dell’Arco di Tito a Roma. Al centro è visibile la Menorah che era conservata all’interno del tempio
◆ L’intervento di MIRIAM NOVAK, Ambasciatrice dello Stato di Israele all’Onu
► Pubblicato a Ferragosto su Facebook, questo è il discorso dell’Ambasciatrice d’Israele all’Onu, Miriam Novak, alla sessione d’emergenza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, convocata su richiesta dell’Unione Europea e della nuova alleanza araba (Tradotto in italiano da Nino Orlandi)
Ebrei chassidici in preghiera nella sinagoga a Yom Kippur, di Maurycy Gottlieb (1878)
▷▷ Signore e Signori,
come sapete, abbiamo vissuto in mezzo a voi per duemila anni.
Vi abbiamo portato le nostre conoscenze, le nostre scoperte, le nostre invenzioni.
Ottant’anni fa, l’Europa – guidata dalla Germania – ha compiuto una pulizia etnica: quasi tutti gli ebrei d’Europa furono sterminati. Francesi, belgi, olandesi, norvegesi, ungheresi, slovacchi, polacchi, lituani, ucraini – tutti hanno aiutato i fascisti.
Avete ucciso almeno sei milioni di ebrei, compresi neonati.
Ognuno di loro avrebbe potuto avere figli, nipoti, pronipoti. Moltiplicate dunque quel numero per quattro o cinque.
E oggi – mentre ancora una volta si rapinano, si picchiano e si uccidono ebrei nei vostri paesi, e i vostri tribunali rilasciano gli aggressori – venite a dirci che non abbiamo il diritto di difenderci?
Che non abbiamo il diritto di avvertire i nostri nemici che reagiremo con forza ancora maggiore a qualsiasi ulteriore tentativo di pulizia etnica?
Datemi il nome di un altro popolo la cui distruzione sia così attesa e desiderata dalla comunità internazionale – guidata dall’Iran. Perché?
Abbiamo vissuto in mezzo a voi, e vi abbiamo dato l’alfabeto, la Bibbia, Miriam, Gesù, gli apostoli, Spinoza, Disraeli, Colombo, Newton, Nostradamus, Heine, Mendelssohn, Einstein, Freud, Kafka, Chagall, Mahler, Menuhin, Bernstein, Spielberg, Zuckerberg, Page, Lloyd Webber – e migliaia di altri.
Bambino ebreo alza le mani in uscita dal ghetto di Varsavia, dopo la rivolta (dettaglio), 16 maggio 1943
Immaginate quanti altri geni sarebbero nati dai milioni di ebrei che avete ucciso – dai loro figli, nipoti e pronipoti.
I geni che non sono mai nati – scomparsi per sempre – nei forni crematori, nelle sinagoghe bruciate, nelle fosse comuni.
Credete davvero che con le vostre risoluzioni, boicottaggi e sanzioni ci riporterete nelle camere a gas?
No, Signore e Signori!
Abbiamo dovuto imparare a conoscervi per sopravvivere:
In Persia – senza tradimento.
In Spagna – senza crudeltà.
In Germania – senza cieca obbedienza.
In Francia – senza avidità.
In Polonia – senza arroganza.
In Russia – senza l’umiliazione inflitta dall’establishment. (risate in sala)
Sì, non siamo angeli. Anche tra noi ci sono stati truffatori, criminali, persino pedofili.
Ma non abbiamo mai avuto un Hitler, uno Stalin, un Mengele o un Eichmann ebreo.
Non abbiamo mai prodotto sapone con grasso umano, non abbiamo trasformato pelle umana in paralumi, non abbiamo mangiato carne umana, non abbiamo ucciso bambini nelle camere a gas.
Invece, abbiamo inventato l’irrigazione a goccia, la desalinizzazione dell’acqua di mare, la chiavetta Usb, computer miniaturizzati basati sul Dna, esoscheletri, Google Glass per ciechi, radar a penetrazione muraria, meraviglie di intelligenza artificiale.
Rappresentiamo lo 0,2% della popolazione mondiale – ma abbiamo vinto il 32% dei Premi Nobel.
E no – non abbiamo mai usato sangue cristiano per fare le azzime.
Questo fu dimostrato essere una menzogna nel processo Beilis del 1913.
Benedetto XVI ad Auschwitz, 2006. (credit Diether Endlicher/Ap)
Papa Benedetto XVI disse: «Un cristiano non può essere antisemita».
Papa Francesco disse: «Senza l’ebraismo non c’è cristianesimo autentico».
Nel 2020 il pastore John Hagee dichiarò:
«Se un cristiano dice di odiare gli ebrei – la sua fede è falsa».
«Dio benedice chi benedice Israele – e maledice chi la maledice».
Allora vi chiedo, rappresentanti dell’Europa:
Chi siete? Cristiani – o no?
Quando pregate Gesù – pregate un ebreo.
Quando dite che vive nei vostri cuori – un ebreo vive nella vostra anima.
Anche se siete atei – i vostri avi erano cristiani.
L’ebraismo scorre nelle vostre vene, che lo vogliate o no.
Se dunque volete un boicottaggio internazionale di Israele perché ci odiate e volete distruggerci – cominciate da voi stessi.
Assedio e distruzione di Gerusalemme (dipinto di David Roberts, 1850)
Fate seppuku – sarebbe una pulizia etnica coerente.
E ora, come dicono in America – ho una notizia per voi:
Ora tocca ai musulmani liberarsi dall’antisemitismo.
Sarà difficile, ma con l’aiuto di Dio – come con le epidemie di peste, colera o coronavirus – accadrà.
Perché Dio ci ha riportati nella nostra terra, costringendovi a rinunciare ai vostri piani di sterminio?
Perché ogni popolo ha una missione:
I francesi – l’arte culinaria.
Gli inglesi e i russi – la letteratura.
Gli italiani – l’arte e la musica.
I tedeschi – i soldati e i filosofi.
Gli ebrei – il genio, la cultura, l’umanesimo e il progresso.
Questa è la nostra missione. Da duemila anni.
Se abbiamo bombe atomiche, armi cosmiche o altro – non sono affari vostri.
Ze’ev Jabotinsky disse: «Che ci amiate o no – non ci importa. Eravamo qui prima di voi. E saremo qui anche dopo di voi».
Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.
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