L’attivismo del ministro dell’Ambiente dilaga in tutte le direzioni: a livello internazionale e regionale. Stringe accordi senza basi giuridiche stante il quadro emerso dalle due consultazioni popolari che si sono svolte in Italia negli ultimi quaranta’anni che hanno bocciato la prospettiva del nucleare attraverso la fissione atomica. La cosiddetta “nuova generazione” degli impianti a fissione (detti Smr) è identica a quella precedente: sia nei principi della fisica del reattore, sia negli effetti pratici sull’ambiente e sulla salute con il lascito delle scorie prodotte alla fine del ciclo di vita degli impianti di produzione elettrica. L’ultimo referendum del 2011, per dire, ha abrogato due commi di legge relativi al nucleare: Art. 7, comma 1, lettera d) del Decreto legislativo 25/6/2008: “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”; art. 10, comma 5 della Legge 23/7/2009, n. 99: “ripresa del programma nucleare nazionale”. Il ministro e la lobby nuclearista che lo ghermisce lo sanno? Oggi a Milano un seminario di riflessione sull’enciclica di Papa Francesco dedicata alla “cura della casa comune”
◆ L’analisi di MARIO AGOSTINELLI
Metto a confronto due evidenze che parlano da sole: da un lato, le dichiarazioni sempre più disinvolte e coordinate di esponenti delle Regioni e del Governo a favore dell’atomo; dall’altro, la volontà popolare degli italiani, chiaramente espressa che, fino a prova contraria, resta ferma nella sua opposizione agli impianti di fissione. Senza particolare clamore né reazioni da parte dell’opinione pubblica, negli ultimi mesi il presidente della Regione Lombardia e il ministro dell’Ambiente hanno sottoscritto accordi di cooperazione sul nucleare con interlocutori internazionali di primo piano: rispettivamente con Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (v. https://www.lombardianotizie.online/accordo-lombardia-aiea-nucleare/ ) e con il Segretario all’Interno degli Stati Uniti, Doug Burgum (v. https://www.mase.gov.it/portale/web/guest/-/energia-ministro-pichetto-fratin-firma-accordo-con-segretario-usa-burgum-1 ). Si tratta di atti ufficiali, presentati alla stampa come iniziative per “rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza energetica”, ma che nella sostanza mirano a riaprire la strada al nucleare di nuova generazione, definito “sicuro e sostenibile”.
L’attivismo del governo è evidente e si dispiega ovunque, tranne che nelle sedi istituzionalmente dedicate al confronto ed a un dibattito pubblico aperto. In quelle sedi opportune si dovrebbe tener conto di un macigno sulla strada che Pichetto Fratin percorre nelle occasioni a lui più congeniali, ostentando dati e orientamenti, come i costi, i tempi e la sostenibilità dell’operazione da lui promossa, ampiamente contestabili: l’esito dei referendum antinucleari. Il referendum nel 1987 dopo Cernobyl ha avuto una affluenza del 65.12%, 80,57% Si 14,96% No e il referendum nel 2011 dopo Fukushima ha avuto una affluenza del 54,79%, 94,05% Si 5,95% No.
In precedenti occasioni ho già affrontato in questa sede questioni specifiche che si ricollegano ai ragionamenti qui abbozzati, a partire dalle previsioni su tempi e costi e dalla scommessa su sicurezza, flessibilità, economicità e autonomia energetica, nonché dalla gestione delle scorie radioattive. Questa volta sollevo una questione di metodo, prima ancora che di merito: non è in discussione il diritto del Parlamento di legiferare, ma il dovere delle istituzioni di rispettare la volontà popolare, soprattutto quando è stata espressa in modo inequivocabile e democratico, attraverso strumenti come il referendum. Ignorarla non significa esercitare la sovranità, ma svuotarla. © RIPRODUZIONE RISERVATA
