La locandina del film di Alex Garland scritto con Ray Mendoza, veterano di guerra

Un gruppo di marines americani deve coprire le spalle alla fanteria per ripulire un villaggio iracheno dai ribelli. Prima dello scontro c’è un grande sfoggio di tecnologie a loro disposizione, ma quando finalmente arriva l’azione niente va come previsto. Ci saranno solo confusione, spari, urla e sangue. Tanto sangue, versato in modo così realistico da spingere lo spettatore a dire basta distogliendo lo sguardo dallo schermo. Il film è scritto dal regista di “Civil War” insieme a Ray Mendoza, che nel 2006 in Iraq era uno di quei Navy Seals. Tutto quello che si vede è accaduto davvero, ed è stato ricostruito nei dettagli grazie al racconto dei superstiti. Gli attori, non molto noti, sono perfettamente nella parte. Accanto a loro, nei titoli di coda, compaiono anche i veri protagonisti


◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *

Iraq, novembre 2006. Un gruppo di Navy Seals si rilassa nelle retrovie, commentando con urla e schiamazzi un video pieno di belle ragazze discinte. Poche ore dopo, quegli stessi soldati attraversano in silenzio, in piena notte, un villaggio iracheno. Devono occupare una casa abitata da due famiglie del luogo, osservare quello che accade e tenersi pronti a intervenire in aiuto della fanteria impegnata a ripulire il villaggio dai ribelli. L’attesa è lunga e snervante. I soldati vengono seguiti mentre sudano, bevono, mangiano, osservano i dintorni attraverso i cannocchiali dei fucili, chiedono via radio informazioni sullo spostamento dei nemici ai controllori delle telecamere satellitari. Nonostante il grande sfoggio di tecnologie, però, quando finalmente arriva l’azione niente va come previsto. Ci saranno solo confusione, spari, urla e sangue. Tanto sangue, versato in modo così realistico da spingere lo spettatore a dire basta distogliendo lo sguardo dallo schermo.

“Warfare – Tempo di guerra” racconta la guerra per quello che è, senza concedere nulla allo spettacolo. I ribelli, per esempio, si vedono pochissimo, così come non si vede chi materialmente fa partire il razzo che distrugge il mezzo blindato inviato in soccorso dei Navy Seals assediati, togliendo loro ogni speranza di fuga.

Dopo “Civil War”, che raccontava un immaginario conflitto tra gli Stati Uniti del Sud e quelli del Nord attraverso gli occhi di un gruppo di giornalisti, Alex Garland ha firmato un altro film di grande impatto emotivo insieme a Ray Mendoza, che nel 2006 in Iraq era uno di quei Navy Seals. Tutto quello che si vede è accaduto davvero, ed è stato ricostruito nei dettagli grazie al racconto dei superstiti. Gli attori, non molto noti, sono perfettamente nella parte. Accanto a loro, nei titoli di coda, compaiono anche i veri protagonisti. Alcuni hanno scelto di avere il volto oscurato. Ma il cecchino che fu tra i primi ad essere ferito guarda con fierezza in camera dalla sua sedia a rotelle. © RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

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Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.

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