Il film di impegno civile del regista australiano si ispira alla storia vera dell’organizzazione terroristica neonazista The Order, basato sul saggio del 1989 “The Silent Brotherhood” di Kevin Flynn e Gary Gerhardt. Racconta l’intuizione di un agente dell’Fbi, interpretato dall’ottimo Jude Law (produttore anche del film): aveva capito che rapine, attentati dinamitardi e omicidi facevano capo a un gruppo di fanatici suprematisti bianchi con la volontà di scatenare una guerra contro il governo federale. Un thriller violento ambientato nelle zone rurali di Washington e dell’Idaho, con un’analisi acuta e preoccupante dell’ideologia antisemita nell’America degli anni Ottanta e anche dei giorni nostri
◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI
► Presentato in anteprima al festival di Venezia e arrivato su Prime Video a febbraio senza passare dalle sale cinematografiche, “The Order”, del regista australiano Justin Kurzel, ricostruisce un fatto storico che a distanza di tanti anni conserva una sua inquietante attualità.
Siamo nel 1983, nel Nord Ovest degli Stati Uniti. Un agente dell’Fbi, interpretato dall’ottimo Jude Law, si rende conto che dietro a una lunga sequenza di rapine, attentati dinamitardi e omicidi c’è un’unica mano, quella di un gruppo di fanatici neonazisti che teorizza la superiorità della razza bianca e progetta di scatenare una guerra contro il governo federale. Il loro capo Robert Jay Mathews, che nel film ha il volto di Nicholas Hoult, si è formato su “I diari di Turner”, un farneticante libello scritto nel 1978 da William Luther Pierce. Guarda caso, lo stesso libello che nel 2021 circolava tra i sostenitori di Trump durante l’assalto a Capitol Hill, con l’unica ma non marginale differenza che in meno di un anno tutti i seguaci di Mathews vennero tolti dalla circolazione, mentre proprio in questi giorni un decreto di grazia di Trump sta aprendo le porte del carcere alle persone arrestate per quell’assalto. Secondo il presidente, lungi dall’aver commesso reati gravissimi, furono veri patrioti ingiustamente accusati da una magistratura corrotta.
(*) L’autore dirige oltreilponte.org