Una libraia femminista che vive sola e non cerca relazioni stabili viene svegliata nel cuore della notte dai vicini di casa, perché la donna sta per partorire e non sa a chi affidare il figlio piccolo. Le complicazioni del parto uccidono la mamma del bimbo di cinque anni e della neonata Lucille. Ci si aspetta quel che non avviene. Anziché una nuova coppia compaiono nonne e amici per dare una mano nella gestione dei bambini. Si ride e si piange. Si litiga e si fa la pace, ci si sposa e ci si separa, proprio come accade nella vita reale, dove nessuno è perfetto, ma tutti fanno del loro meglio per tirare avanti. Il mondo — sembra dire la regista Carine Tardieu — è meno peggio di quello che sembra
◆ La recensione diBATTISTA GARDONCINI *
► “L’attachement – la tenerezza” è un film dove la delicatezza vince su tutto, sul dolore, sulla tristezza, sulla incapacità di comunicare, sugli stereotipi di genere e sulle angosce dei singoli. Ed è anche un film che, pur avendo una trama, in realtà non ce l’ha, perché vive di momenti, impressioni e sentimenti, peraltro senza mai cadere nel melenso. Brava la regista Carine Tardieu, bravi i protagonisti Valeria Bruni Tedeschi e Pio Marmaï, bene assecondati dai comprimari Vimala Pons e Raphaël Quenard, che tanto comprimari non sono. Sorprendente il giovanissimo César Botti.
Valeria Bruni Tedeschi è Sandra, una libraia femminista che vive sola e non cerca relazioni stabili. Viene svegliata nel cuore della notte dai vicini di casa, perché la donna, già madre di Elliott, un bambino di cinque anni, sta per partorire e non sa a chi affidare il figlio. Lei, perplessa, accetta. Ma le cose cambiano quando le complicazioni del parto uccidono la donna, e Alex, suo marito, si appoggia a Sandra per far fronte ai tanti problemi di Elliott e alle necessità della nuova nata Lucille.
(*) L’autore dirige oltreilponte.org
