La vitamina D è diventata negli ultimi anni uno dei prodotti più prescritti e consumati. È molto importante per la salute delle ossa e della muscolatura e, per alcuni studi più recenti, la cosiddetta “vitamina del sole” si comporta sotto molti aspetti come un ormone prodotto dall’organismo. E qui emerge un apparente paradosso che ci invita a riflettere sul nostro stile di vita e sul rapporto tra alimentazione, movimento e salute. Senza bisogno di ricorrere all’uso generalizzato di integratori alimentari, la ricerca scientifica conferma che ci sono valide alternative alle “sirene del marketing”, persino più piacevoli. Il consumo di pesce contribuisce al mantenimento di adeguati livelli di vitamina D. Soprattutto quelli che appartengono alla tradizione mediterranea: sgombro, sardine, alici, sugarello, aringhe e altri pesci azzurri. Siccome la vitamina D è liposolubile, tradotto nel linguaggio della Dieta Mediterranea, significa che un piatto di pesce azzurro condito con olio extravergine d’oliva rappresenta una scelta gastronomica di qualità e una combinazione favorevole per assorbire la vitamina D mangiando bene
◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA
Le più recenti evidenze scientifiche confermano l’importanza della vitamina D per la salute delle ossa e della muscolatura. Molti ricercatori la considerano addirittura un vero ormone. Lo studio “From Vitamin D to Hormone D”, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, evidenzia infatti come la vitamina D si comporti sotto molti aspetti come un ormone prodotto dall’organismo. Allo stesso tempo, il grande studio Vital pubblicato sul New England Journal of Medicine e condotto su oltre 25.000 persone ha dimostrato che l’assunzione indiscriminata di vitamina D in soggetti sani non rappresenta una soluzione universale contro tutte le malattie. La vitamina D è preziosa quando esiste una reale carenza o una specifica indicazione clinica, ma non deve diventare un’abitudine automatica.
Una meta-analisi pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition ha evidenziato che il consumo di pesce contribuisce significativamente al mantenimento di adeguati livelli di vitamina D. Le fonti più interessanti non sono necessariamente i pesci più costosi, ma spesso proprio quelli che appartengono alla tradizione mediterranea: sgombro, sardine, alici, sugarello, aringhe e altri pesci azzurri che per generazioni hanno rappresentato una risorsa preziosa per le comunità costiere.
C’è poi un elemento particolarmente affascinante. La vitamina D è liposolubile e il suo assorbimento migliora in presenza di grassi alimentari. Uno studio della Tufts University di Boston, pubblicato sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, ha evidenziato che l’assunzione della vitamina D durante pasti contenenti grassi salutari può aumentarne l’assorbimento fino al 32%. Tradotto nel linguaggio della Dieta Mediterranea significa che un piatto di pesce azzurro condito con olio extravergine d’oliva rappresenta non soltanto una scelta gastronomica di qualità, ma anche una combinazione favorevole alla biodisponibilità della vitamina D. Persino quando il medico prescrive una supplementazione, assumerla durante un pasto contenente olio extravergine d’oliva può favorirne l’assorbimento.
La salute nasce dall’equilibrio: più sole vissuto con prudenza, più attività fisica all’aria aperta, più pesce azzurro, più olio extravergine d’oliva, più frutta e verdura di stagione.
Forse il vero insegnamento della cosiddetta “vitamina del sole” è proprio questo: la prevenzione non si costruisce inseguendo scorciatoie, pillole o promesse pubblicitarie, ma attraverso uno stile di vita capace di coniugare alimentazione, ambiente, movimento e convivialità. E la Dieta Mediterranea continua a rappresentare uno dei migliori esempi di questa armonia, con l’approsimarsi dell’estate. © RIPRODUZIONE RISERVATA
