Il quindicesimo compleanno dell’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità stilata dall’Unesco segna il successo globale di un modello universale. Quello definito il 16 novembre 2010 a Parigi, riassunto nell’espressione “Dieta Mediterranea”, è uno stile di vita capace di unire salute, cultura, ambiente e convivialità, con grande attenzione allo spreco alimentare. In tre lustri, le abitudini alimentari si sono intanto globalizzate, e il consumo di cibi ultraprocessati incrementa il rischio di obesità infantile del 30-60%, riducendo la qualità nutrizionale, con prodotti ricchi di additivi emulsionanti e coloranti. Secondo il Rapporto Eat-Lancet 2025, l’adozione mondiale di una dieta definita Planetaria (di fatto, la filosofia insita nel modello alimentare declinato dall’Unesco), potrebbe prevenire circa 15 milioni di morti premature all’anno. E ridurre di oltre la metà le emissioni annuali di gas serra derivanti dai sistemi alimentari attuali. Il paradosso è che, nel Paese in cui il fisiologo statunitense Ancel Keys ha scoperto e codificato la Dieta Mediterranea, solo il 5% degli italiani la segue pienamente (“Indagine Arianna”, Istituto Superiore di Sanità), mentre l’84% si attesta su un gradimento moderato


◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA, presidente Osservatorio Dieta Mediterranea

A distanza di quindici anni dal riconoscimento Unesco, lo stile di vita mediterraneo resta la risposta più attuale a malattie croniche, cambiamento climatico e perdita di identità culturale. Era il 16 novembre del 2010 quando l’Unesco la iscrisse nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, riconoscendola come un modello universale capace di unire salute, cultura, ambiente e convivialità, con grande attenzione allo spreco alimentare. Da allora molto è cambiato: il mondo corre più veloce, le abitudini alimentari si sono globalizzate, e il consumo di cibi ultraprocessati è cresciuto esponenzialmente, incrementando il rischio di obesità infantile del 30-60% e ancora di più sta riducendo in maniera sensibile la qualità nutrizionale, con prodotti ricchi di additivi emulsionanti e coloranti, privi di una matrice alimentare naturale.

Eppure, proprio in questo scenario, la Dieta Mediterranea appare più attuale che mai perchè non è una dieta, ma uno stile di vita: stagionalità, biodiversità, attività fisica quotidiana, convivialità, rispetto delle tradizioni locali, sobrietà, tutela della salute Umana e del Pianeta rappresentano i suoi cardini fondanti. È ricca di alimenti vegetali come cereali integrali, frutta e verdura, legumi, frutta a guscio; prevede consumo di pesce e di carne bianca preferita a quella di carne rossa; le uova, il latte e l’olio extravergine di oliva completano una gamma di prodotti necessari a mantenere l’equilibrio nutrizionale determinato dalla combinazione ottimale tra macro e micro nutrienti.

In un tempo in cui la salute e la sostenibilità sono sfide globali, la Dieta Mediterranea continua ad essere un riferimento universale, testimoniato ancora una volta nel rapporto redatto dalla Commissione Eat-Lancet 2025 [leggi qui], composta da 70 esperti di 35 paesi, sui sistemi alimentari sani, sostenibili ed equi, che, nel proporre importanti aggiornamenti rispetto alla versione del 2019, sottolinea con forza che i modelli alimentari equilibrati sostenibili e culturalmente radicati, rappresentano la strada maestra per garantire salute benessere e sostenibilità dei sistemi alimentari.

Nel rapporto, si sostiene con evidenze più solide che l’adozione da parte della popolazione mondiale di una dieta definita Planetaria (che di fatto incarna la filosofia insita nel modello alimentare e nello stile di vita declinato dall’Unesco nella Dieta Mediterranea), potrebbe prevenire circa 15 milioni di morti premature all’anno e, allo stesso tempo, si potrebbero ridurre di oltre la metà le emissioni annuali di gas serra derivanti dai sistemi alimentari rispetto a uno scenario di status quo. Sono numeri che derivano dalla lettura di una situazione globale complessa: aumento di malattie croniche, sistemi alimentari insostenibili, crescita dei prodotti ultraprocessati, perdita delle tradizioni alimentari sane con forte spinta verso l’omologazione dei prodotti, costi sanitari crescenti.

La fotografia globale tracciata dal rapporto sembra una perfetta fotocopia di ciò che accade da qualche tempo anzi da parecchio tempo nel nostro Paese Italia. Noi non abbiamo più bisogno di rapporti, di analisi dello stato dell’arte perché il Re è nudo. L’Italia possiede già il modello alimentare che il mondo indica come riferimento per il futuro, ed è da tempo riconosciuto: dall’Unesco, dalla Fao e dall’Oms, oltre ad essere coerente con l’agenda Onu 2030. Ironia della sorte? Questo dono regalatoci dall’Unesco, è gradito solo al 5% degli italiani adulti che segue pienamente la Dieta Mediterranea (“Indagine Arianna”, Istituto Superiore di Sanità), mentre la maggior parte della popolazione, circa l’84%, si attesta su un gradimento moderato.

Riassunto. Un Patrimonio che il mondo ci invidia, che la scienza conferma e che l’Unesco ha consacrato come eredità universale, rischiamo di perderlo in assenza di una consapevolezza che deve essere riattivata, resa centrale nelle scelte quotidiane delle Famiglie, delle Scuole, delle Comunità, dell’intero Paese. L’augurio di cuore che l’Osservatorio Nazionale fa alla Dieta Mediterranea nel suo quindicesimo anno di Patrimonio Unesco, è che quest’ulteriore Rapporto (Eat-Lancet) rappresenti un forte richiamo all’azione e ad un protagonismo collettivo che riaccenda in tutti la consapevolezza. Le nostre scelte quotidiane non sono neutre, possono generare salute o comprometterla; abbiamo “l’obbligo” di compiere un atto di responsabilità verso noi stessi e le nuove generazioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Delegato confederale Coldiretti di Bari, precedentemente con lo stesso incarico a Reggio Emilia. Già direttore regionale della Coldiretti Campania, è attualmente presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea e vicepresidente della “Federazione europea sulla sicurezza sanitaria e sicurezza animale”, con delega alla sicurezza alimentare. Membro dell'Accademia dei Georgofili e componente della Task Force della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: Benessere e Nutrizione. È componente dell'Advisor Board della European Lifestyle Medicine Organization di Ginevra. Docente a contratto presso le università Parthenope e Federico II di Napoli. Giornalista pubblicista e accademico della Cucina italiana, nominato dal Presidente Sergio Mattarella Ufficiale della Repubblica.

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