Tra lezioni in aula e uscite sul campo, i ragazzi delle medie torinesi scoprono l’origine del cibo e le opportunità di un settore d’eccellenza in Piemonte. Il progetto “Nutrire il proprio potenziale” promosso dal Rotary Club Torino Nord-Ovest (capofila) insieme a una fitta rete di partner: ha coinvolto circa 290 studenti delle scuole torinesi secondarie di primo grado provenienti da molte parti del mondo (figli di immigrati di seconda generazione, in alcuni quartieri multietnici della ex “città Fiat”)
◆ L’articolo di MARIA LODOVICA GULLINO
► Cosa succede quando il “mondo delle piante” entra in una classe di prima media a Barriera di Milano o a Mirafiori? Succede che la curiosità rompe i confini, che le mani si sporcano (metaforicamente e non) e che il cibo smette di essere solo un pacchetto sullo scaffale del supermercato per diventare storia, scienza e rispetto. Si è concluso con successo il progetto “Nutrire il proprio potenziale”, un’iniziativa promossa dal Rotary Club Torino Nord-Ovest (capofila) insieme a una fitta rete di partner, che ha coinvolto circa 290 studenti delle scuole torinesi secondarie di primo grado Salvemini, To2 (Morelli) e Gabelli.
Oltre la gita scolastica: un ecosistema educativo
Quello che era nato come un sostegno economico per portare i ragazzi fuori dalle mura scolastiche si è trasformato, grazie a un ampio partenariato (che include l’Unione Industriali di Torino, il Festival Internazionale dell’Agricoltura Coltivato, la Camera di Commercio di Torino e l’Associazione weTree), in un percorso strutturato di crescita. Il focus? L’agricoltura, intesa come chiave per comprendere l’origine del cibo e la sfida della sostenibilità ambientale. In queste scuole della periferia torinese, frequentate da ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, l’agricoltura è diventata un linguaggio universale.
Un settore d’eccellenza e opportunità per il futuro
Parlare di agricoltura oggi non significa solo guardare al passato, ma aprire una finestra su un settore strategico per il sistema Paese. L’Italia, e il Piemonte in particolare, rappresentano realtà d’avanguardia a livello mondiale, capaci di coniugare tradizioni millenarie con l’innovazione tecnologica più spinta. Per questi ragazzi, scoprire la filiera agroalimentare significa venire a contatto con notevoli opportunità di lavoro, spesso poco note o sottovalutate, che spaziano dalla ricerca scientifica alla gestione tecnologica delle colture, offrendo sbocchi professionali concreti e di alto profilo proprio nel loro territorio.
Studenti cittadini del mondo, custodi della terra
Gli alunni, di 11 e 12 anni, hanno dimostrato un’attenzione e una praticità sorprendenti. Dagli interventi in classe sul “magico mondo delle piante” alle uscite a Bra, Cherasco, Castelnuovo Scrivia, fino a Chiaverano e Genova, i ragazzi hanno seguito la filiera agroalimentare e il legame con l’ambiente con occhi nuovi. Il coinvolgimento è stato tale che molti di loro si sono già candidati come “tutor” per accompagnare i compagni più piccoli il prossimo anno.
Un progetto che mette letteralmente radici
Il progetto non ha lasciato solo ricordi, ma segni tangibili. Grazie alla collaborazione con weTree, è stato valutato l’impatto ambientale delle attività e sono già stati messi a dimora nuovi alberi negli spazi verdi delle scuole. Un gesto simbolico e concreto per restituire ossigeno al quartiere e insegnare che ogni nostra azione ha un’impronta sul pianeta. Il successo dell’iniziativa è figlio di un’alleanza speciale tra insegnanti d’eccellenza, esperti del settore agroalimentare e volontari. Nonostante le difficoltà di contesti talvolta complessi, la risposta delle scuole è stata entusiastica, dimostrando che quando si offre qualità formativa, i ragazzi rispondono con energia e passione.
Il futuro è “ColtivaTo”
L’avventura non finisce qui. L’interesse generato ha già dato vita a un nuovo capitolo: il progetto “Coltiviamo il futuro“, presentato lo scorso 19 maggio, che continuerà a portare la cultura scientifica e la consapevolezza alimentare tra i banchi. Perché insegnare ai ragazzi da dove viene ciò che mangiano significa, in fondo, insegnare loro a nutrire non solo il corpo, ma il proprio potenziale di cittadini consapevoli. © RIPRODUZIONE RISERVATA
