Definita così da illustri studiosi, la ‘riformetta’ apporta solo apparentemente pochi e mirati interventi, giungendo in realtà ad incidere sulla struttura ordinamentale e costituendo nei fatti l’anticamera per l’approvazione di un’altra riforma, quella del Premierato, altrettanto inopportuna in un momento storico di caos internazionale e di estrema vulnerabilità dell’Italia. Il potere giudiziario non resta quasi mai fuori dalle dinamiche autoritarie e golpiste della storia. Talvolta opponendosi viene stravolto, se non addirittura eliminato, e talvolta piegandosi viene snaturato. Soppesare l’identico con l’identico, come dice Roland Barthes, può essere l’unica strada per chiarirsi le idee e capire che non è il momento, non è il modo…
◆ Il commento di ANNALISA ADAMO AYMONE
► Come muoiono le democrazie? Ne hanno parlato qualche anno fa Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, studiosi di Harvard in un saggio molto interessante uscito anche in Italia grazie all’editrice Laterza. In questo libro che The Guardian definì «chiaro e allarmante» si prospettava una verità tanto scomoda quanto complessa: «Non ci sono vaccini che ci proteggono dalla morte delle democrazie» e, paradossalmente, lo svuotamento delle democrazie avviene attraverso dei passaggi cruciali che raramente sono dei golpe o dei drastici capovolgimenti del sistema, quanto piuttosto svuotamenti dall’interno, operati dagli stessi governi eletti. Infatti le istituzioni democratiche in Venezuela, Georgia, Filippine, Nicaragua, Perù, Polonia, Russia, Sri Lanka, Turchia, Ucraina e Ungheria sono state sovvertite da leader eletti. In definitiva Steven Levitsky e Daniel Ziblatt affermano che oggi il tracollo di una democrazia comincia nelle urne. A distanza di circa 7 anni dalla pubblicazione in America di questo saggio, il panorama internazionale attuale è molto più compromesso e preoccupante. La deriva autoritaria della democrazia israeliana e il genocidio dei palestinesi, l’allargamento del conflitto in Medio Oriente nonché l’inasprimento del confitto russo ucraino ci mettono giornalmente di fronte ai più terribili fantasmi del passato che credevamo ormai consegnati alle pagine più buie della storia umana.
In questo scenario apocalittico l’Italia torna alle urne per il referendum sulla riforma del sistema giudiziario, dopo settimane di febbrile discussione pubblica sul punto. La ‘riformetta’, come è stata definita da illustri studiosi, apporta solo apparentemente pochi e mirati interventi, giungendo in realtà ad incidere sulla struttura ordinamentale e costituendo nei fatti l’anticamera per l’approvazione di un’altra riforma, quella del Premierato, altrettanto inopportuna in un momento storico di caos internazionale e di estrema vulnerabilità dell’Italia, che fatica con ogni evidenza nel prendere nettamente le distanze dai conflitti, dalle politiche autoritarie americane e dall’imposizione di un nuovo ordine mondiale basato sulla legge del più forte. In questa ottica basterebbe una piccola ricerca sui casi più eclatanti in cui si sono avuti interventi giudiziari e riforme di sistema prima di rovesciamenti democratici e introduzione di regimi autoritari, guerre civili e colpi di Stato, per scoprire che dal 1922 al 2023 sono circa 30 i casi che la storia ci offre in considerazione.
