◆ L’analisi di VALTER GIULIANO
▶︎ La realtà a volte supera davvero la fantasia. Sembrava un pesce d’aprile e invece era proprio vero. La Lega, con l’ineffabile ministro Salvini, ha presentato una proposta di legge in cui propone il riconoscimento della lingua romena tra le lingue minoritarie d’Italia. Una proposta semplicissima, ha illustrato: nel testo della legge n.482/99 aggiungere dopo slovena una virgola e la parola romena. Pura propaganda elettorale senza alcuna possibilità di essere accolta. Unicamente uno spot per strizzare l’occhio allo comunità straniera maggiormente presente nel nostro Paese. La lingua romena, con tutta evidenza, non può essere considerata lingua storica presente in Italia. Altrimenti bisognerebbe aprire le procedure per un altro provvedimento aperto a tutte le decine di lingue e idiomi arrivati con i recenti flussi migratori.
La legge vigente sulle minoranze linguistiche, attesa cinquant’anni con battaglie e rinvii spesso ingiustificati e accesi dibattiti parlamentari, non ha fatto altro che dare attuazione al dettato degli artt. 3 e 6 della Carta Costituzionale – fortemente voluti sulla base delle indicazioni della Carta di Chivasso e sostenuti in quella sede da Pippo Codignola – che fanno riferimento alle minoranze linguistiche storicamente presenti nel nostro Paese. Vide la luce nel dicembre 1999 riconoscendo dodici lingue: Francese, Occitano, Francoprovenzale, Friulano, Ladino, Tedesco, Sloveno, Sardo, Catalano, Albanese / Arbëreshë, Grico, Croato. Per loro la legge garantisce l’esercizio, paritario all’italiano, nei pubblici uffici, prevede percorsi scolastici e spazi nel servizio pubblico radiotelevisivo. Cose che peraltro, tranne nelle Regioni a Statuto speciale, non sono mai state messe in atto. Una delle tante leggi disattese e inattuate.
Va semmai stigmatizzato che nella discussione parlamentare, pur prendendo atto della sua esistenza, si ritenne di escludere la lingua dei Sinti e dei Rom, il romanes o romanì. Altro che romeno. Quella è la lingua storicamente presente e praticata nella penisola. A giustificazione, venne addotto il fatto che il criterio adottato per le altre lingue minorizzate, la territorialità, non poteva essere applicato a un popolo che si definisce nomade. I figli del vento, dunque, sarebbero stati il soggetto di un successivo specifico provvedimento legislativo. Consapevole della necessità di non escludere la tredicesima lingua dal riconoscimento, il Parlamento assunse l’impegno di tornarci al più presto. Impegno scritto nei resoconti del dibattito parlamentare. Mai mantenuto. Portato via dal vento. A oltre 25 anni di distanza, quelli che vengono volgarmente chiamati “zingari” attendono il riconoscimento per il loro antico idioma indoeruopeo, affine al sanscrito. Praticato in poesia, letteratura, musica. Rom e Siti sono l’unica minoranza non tutelata e continuano a essere discriminati rinnovando stereotipi oggi in gran parte superati. Permane invece nel nostro Paese un forte antiziganismo diffuso, secondo dati recenti nell’83% della popolazione.
Una discriminazione che pare invece destare poca attenzione. Più comodo continuare a trattare l’argomento come materia di sicurezza, problema sociale, in sintonia con un governo che impiega la persecuzione e la punizione nei confronti delle diversità, senza sforzo alcuno per politiche di comprensione, convivenza, integrazione. Queste sono le differenze di visione che il centro sinistra dovrebbe evidenziare nell’approccio alla visione di società futura che si persegue. Affermando che si tratta dell’unica sostenibile e praticabile se non si vuole un conflitto permanente che la repressione non è in grado di governare senza assurgere a dimensioni illiberali, autocratiche o dittatoriali. Constatare e accogliere questa dimensione, con l’impegno di lavorare per superarla, rappresenta l’unica strada per procede a una integrazione dei doveri come esperienza comune e condivisa di cittadinanza in uno Stato di diritto verso il quale vanno accompagnati anche coloro cui va, tuttavia, garantito di mantenere il diritto una propria identità. Purché sia affermata senza conflitto con la società di oggi e le regole di convivenza che ci si è dati e che vanno condivise da tutti i protagonisti. © RIPRODUZIONE RISERVATA
