Il tè normalmente viene consumato in bustine che in un primo momento erano realizzate in carta o tessuto, ma adesso contengono, invece, materiali plastici come nylon e polietilene tereftalato per migliorarne la resistenza e la sigillatura. Ed è proprio questo il problema: gli studi internazionali più recenti, diffusi dall’Associazione Medici per l’ambiente (Isde), hanno evidenziato che le comuni bustine di tè possono rilasciare milioni di particelle durante l’infusione: il polipropilene rilascia circa 1,2 miliardi di particelle per millilitro; la cellulosa ne rilascia circa 135 milioni per millilitro; il nylon-6 circa 8,18 milioni per millilitro. E gli effetti sulla salute? Si stanno ancora studiando a fondo ma già sappiamo che le cellule intestinali umane assorbono queste particelle plastiche con probabili rischi. Le bustine in plastica compostabile certificata arriveranno nel 2028. Intanto, nel dubbio, si può mettere in infusione il solo contenuto e poi filtrarlo con un colino in acciaio o ceramica    


◆ L’analisi di GIANFRANCO AMENDOLA, giurista

Dopo l’acqua, il tè è la bevanda più consumata nel mondo, con una produzione globale di circa 6,3 milioni di tonnellate. In Italia lo bevono milioni di persone e, spesso, più di una volta al giorno. Ma avete mai pensato che, attraverso questo comportamento quotidiano, si può contribuire a danneggiare la salute e ad aumentare l’inquinamento?

Se ne sono occupati recentemente alcuni studi internazionali i cui risultati sono stati sintetizzati dall’associazione Medici per l’ambiente (Isde) nell’ambito della campagna nazionale per la prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica. Oggi, infatti, il tè viene normalmente consumato in bustine che in un primo momento erano realizzate in carta o tessuto, ma adesso contengono, invece, materiali plastici come nylon e polietilene tereftalato per migliorarne la resistenza e la sigillatura. Ed è proprio questo il problema: gli studi, infatti, hanno evidenziato che le comuni bustine di tè possono rilasciare milioni di particelle plastiche durante l’infusione, con potenziali rischi per la salute umana: riscontrando che il polipropilene rilascia circa 1,2 miliardi di particelle per millilitro, con una dimensione media di 136,7 nanometri; la cellulosa ne rilascia circa 135 milioni per millilitro, con una dimensione media di 244 nanometri; il nylon-6 circa 8,18 milioni per millilitro, con una dimensione media di 138,4 nanometri.  E, quanto agli effetti sulla salute umana, si è accertato – in vitro, gli studi devono essere approfonditi – che le cellule intestinali umane assorbono queste particelle plastiche con probabili rischi per la salute. 

In più, il proliferare delle bustine crea seri pericoli per l’ambiente trattandosi di materiali solo parzialmente degradabili. Ma, secondo il regolamento Ue 2040/25 (Regolamento sugli Imballaggi ed i Rifiuti da Imballaggio), dovremo aspettare il 12 febbraio 2028 per avere bustine permeabili, obbligatoriamente prodotte in plastica compostabile certificata, il che ne consentirà la raccolta differenziata e l’avvio ai sistemi di compostaggio industriale. Tuttavia, come tutti gli studi sottolineano, qualcosa possiamo fare e da subito: 

  • In primo luogo, preferire tè e tisane sfusi, possibilmente biologici, eliminando il problema alla fonte.
  • Se si utilizzano bustine, occorre scegliere bustine di carta e compostabili, verificando  attentamente le indicazioni di smaltimento; nel dubbio mettere in infusione il solo contenuto (tagliando ed eliminando separatamente la bustina nell’organico) e poi filtrarlo con un filtro (colino) in acciaio o ceramica.  
  • Evitare, quando possibile, materiali plastici a contatto con bevande molto calde.

Sono raccomandazioni importanti anche se è probabile che ben pochi ne terranno conto. E se anche è vero che, purtroppo, esistono altre e ben più gravi fonti di inquinamento, è anche vero che tutto conta, ed anche psicologicamente è importante iniziare a riflettere su questa civiltà dell’usa e getta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Dal 1967 Pretore a Roma, inizia ad occuparsi di normativa ambientale dal 1970. Dal 1989 al 1994 parlamentare europeo, vice presidente della commissione per la protezione dell’ambiente. Dal 2000 al 2008 Procuratore aggiunto a Roma con delega ai reati ambientali, poi Procuratore della Repubblica a Civitavecchia fino al pensionamento (2015). Ha ricoperto numerosi incarichi pubblici partecipando a tutte le vicende che hanno visto nascere ed affermarsi il diritto dell'ambiente in Italia. Ha insegnato diritto penale dell’ambiente in varie Università scrivendo una ventina di libri fra cui “In nome del popolo inquinato” (7 edizioni). Attualmente fa parte del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare ed è docente di diritto penale ambientale presso le Università “La Sapienza” e Torvergata di Roma.

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