L’Europa prova a difendersi dalle promesse facili della buona salute. L’Italia e i Paesi del Mediterraneo rischiano però di perdere proprio quella cultura del vivere che il mondo ci invidia. Partiamo dai dati: nella Regione europea dell’Oms circa il 60 per cento degli adulti vive con sovrappeso o obesità e il problema riguarda circa un bambino su quattro, in Italia il 46,4% degli adulti è in eccesso di peso (23 milioni di cui 5,7 obesi), e le malattie non trasmissibili — cardiovascolari, diabete, tumori, patologie respiratorie croniche — sono responsabili di oltre l’80 per cento dei decessi. Ed in più il 30,8% della popolazione italiana non svolge alcuna attività fisica, con oltre 17 milioni di persone che conducono uno stile di vita inattivo. Il problema in definitiva non è più soltanto cosa mangiamo, ma chi orienta le nostre decisioni. Ed ecco il moderno pifferaio magico. Non ha un volto solo. Può essere un influencer, una pubblicità, un algoritmo, un programma dimagrante, un integratore o un prodotto che promette di semplificarci la vita. Cambiano gli strumenti, ma il richiamo è sempre lo stesso: seguimi, conosco una strada più facile
◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA
È un paradosso: aumentano le informazioni, le “prescrizioni” sulla salute, ma non altrettanto la nostra capacità di prendercene cura. L’Europa lo ha compreso e da tempo prova ad intervenire non soltanto sui comportamenti individuali, ma sull’ambiente nel quale maturano le nostre scelte; regola l’informazione nutrizionale, impone l’etichettatura sulla gran parte degli alimenti confezionati e stabilisce che le indicazioni che attribuiscono a un prodotto benefici nutrizionali o salutistici debbano essere chiare, corrette e fondate su evidenze scientifiche. Ma le regole non bastano, perché alla strategia europea si contrappongono “messaggi” capaci di orientare desideri consumi e comportamenti. Il problema in definitiva non è più soltanto cosa mangiamo, ma chi orienta le nostre decisioni. Ed eccolo, allora, il moderno pifferaio magico. Non ha più il flauto della favola e non ha un volto solo. Può essere un influencer, una pubblicità, un algoritmo, un programma dimagrante, un integratore o un prodotto che promette di semplificarci la vita. Cambiano gli strumenti, ma il richiamo è sempre lo stesso: seguimi, conosco una strada più facile.
Proprio nei territori che hanno dato origine a una cultura alimentare costruita nei secoli, e riconosciuta dall’Unesco come un Patrimonio immateriale dell’Umanità qualcosa da tempo sta cambiando. Ci siamo progressivamente allontanati da abitudini tramandate tra le generazioni, lasciando spazio alla cultura della comodità: meno tempo dedicato alla scelta e alla preparazione del cibo, maggiore disponibilità di prodotti pronti, più sedentarietà e una crescente ricerca di soluzioni rapide. Non è soltanto cambiato ciò che mettiamo nel piatto. È cambiato il nostro rapporto con il cibo e con il tempo. Ed è in questo spazio che i nuovi pifferai trovano terreno fertile. Ci suggeriscono che tutto può diventare più semplice, più veloce, già pronto: il pasto, la dieta, l’allenamento, persino il benessere. La comodità diventa così un modello culturale e la promessa della scorciatoia finisce per prevalere sulla continuità delle buone abitudini quando ci sono.
