Se comprendiamo come il nostro cervello costruisce la quotidianità, diventa più efficace intervenire sul comportamento e sul contesto, interrompendo gli stimoli associati alle vecchie abitudini e introducendo una maggiore o minore “frizione” tra noi e un comportamento problematico. Rivedere gli automatismi nei nostri comportamenti vale in particolare per due ambiti molto concreti: il rapporto con il cibo e la sedentarietà. Ciò che mettiamo abitualmente nel carrello e poi in tavola, le porzioni che ripetiamo senza interrogarci, il tempo trascorso seduti, l’ascensore preso per abitudine, i piccoli spostamenti che potremmo fare a piedi, il non dare troppo peso alla pubblicità. È proprio nella quotidianità che una scelta ripetuta può diventare una nuova consuetudine e migliorare la qualità della nostra salute prima che sia una malattia ad imporcela
◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA
Ed è qui che settembre diventa interessante, perché il ritorno dalle vacanze modifica orari, luoghi, impegni e sequenze della giornata, e quando cambia il contesto alcuni automatismi perdono parte della forza degli stimoli che normalmente li attivano. Una recente analisi di Wendy Wood sottolinea che modificare soltanto le intenzioni spesso incide poco sulle abitudini consolidate; può essere più efficace intervenire sul comportamento e sul contesto, interrompendo gli stimoli associati alle vecchie abitudini e introducendo una maggiore o minore “frizione” tra noi e un comportamento. C’è poi il “fresh start effect”, l’effetto del nuovo inizio. Hengchen Dai, Katherine Milkman e Jason Riis hanno osservato che alcuni confini temporali – l’inizio della settimana, del mese, dell’anno o di un nuovo periodo – possono aumentare la propensione a perseguire obiettivi personali. Settembre può essere letto così: non il mese dei sacrifici, ma un possibile punto di discontinuità.
Questo vale in modo particolare per due ambiti molto concreti: il rapporto con il cibo e la sedentarietà, non si tratta di inseguire la dieta del momento o di trasformarsi improvvisamente in sportivi ma riconoscere gli automatismi: ciò che mettiamo abitualmente nel carrello e poi in tavola, le porzioni che ripetiamo senza interrogarci, il tempo trascorso seduti, l’ascensore preso per abitudine, i piccoli spostamenti che potremmo fare a piedi, il non dare troppo peso alla pubblicità. È proprio nella quotidianità che una scelta ripetuta può diventare una nuova consuetudine. Mangiare in modo più equilibrato e mediterraneo o interrompere più spesso la sedentarietà non dovrebbero allora essere vissuti come prescrizioni da aggiungere alla giornata, ma come comportamenti da rendere progressivamente normali. È questa la differenza tra il buon proposito e l’abitudine: il primo richiede continuamente volontà; la seconda, quando si consolida, comincia a lavorare in nostro favore.
___
Fonti essenziali
Rebar AL, Vincent G, Kovac Le Cornu K, Gardner B., How habitual is everyday life? Psychology & Health, 2025 / Wood W, Rünger D., Psychology of Habit. Annual Review of Psychology, 2016;67:289–314 / Dai H, Milkman KL, Riis J., The Fresh Start Effect: Temporal Landmarks Motivate Aspirational Behavior. Management Science, 2014;60(10):2563–2582.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
