Contrastare le isole di calore urbane non è solo una necessità ambientale, ma un’opportunità concreta per rendere le città più fresche e più vivibili attraverso soluzioni semplici: più alberi, più suoli naturali, superfici che non si scaldano e una pianificazione urbana che tenga conto dei dati raccolti a Settecamini nella capitale e nell’area Mercafir/Piazza Artom di Firenze. I dati diffusi da Ispra parlano chiaro: a Roma, dove la temperatura superficiale estiva dell’area urbana raggiunge in media 43.7 °C, il raffrescamento con l’intervento simulato è evidente già dal mattino. A Firenze, che registra una media urbana superiore ai 44 °C, la temperatura si abbassa di 4 °C nelle ore centrali confermando che nelle zone più cementificate è possibile migliorare il microclima. A cui si aggiunge un dato registrato alla periferia di Napoli: nello scatto con la termocamera nel parco giochi di San Pietro a Patierno il termometro ha raggiunto 63.9 °C sul pavimento cementificato dove giocano i bambini. Un’App gratuita sul “Dna climatico delle città” offre mappe interattive sul rapporto tra cementificazione e aumento delle temperature


◆ L’analisi di IVO LEONE

Le temperature alte in città possono essere ridotte di 4 °C, senza marchingegni fantasmagorici. Un sogno ad ogni aperti per molti centri abitati avvolti da giorni nella canicola di un’estate torrida che sfiora e supera i 40 grandi, dal Nord al Sud. Un sogno che può diventare una realtà concreta, se si passa dalle parole ai fatti. Le pavimentazioni urbane che non trattengono calore, la realizzazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di nuovi alberi, producono un calo netto delle temperature nelle ore più calde della giornata. È quel che è stato sperimentato sia a Settecamini nella Capitale, sia nell’area Mercafir/Piazza Artom di Firenze con un progetto sperimentale per contrastare le isole di calore urbane.

Il progetto coinvolge l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e l’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibe) in qualità di coordinatore, con il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana. E mostra che contrastare le isole di calore non rappresenta solo una necessità ambientale, ma un’opportunità concreta per rendere le città più fresche e più vivibili attraverso soluzioni semplici: più alberi, più suoli naturali, superfici che non si scaldano e una pianificazione urbana che tenga conto dei dati. E i dati, nei due casi presi in esame, ci dicono che a Roma, dove la temperatura superficiale estiva dell’area urbana raggiunge in media 43.7 °C, il raffrescamento con l’intervento simulato è evidente già dal mattino. A Firenze, che registra una media urbana superiore ai 44 °C, la temperatura si abbassa di 4 °C nelle ore centrali confermando che nelle zone più cementificate è possibile migliorare il microclima.

San Pietro a Patierno, hinterland partenopeo

Se serve una controprova, essa è arrivata a fine giugno con lo scatto catturato da una termocamera alla periferia di Napoli, in un parco giochi di San Pietro a Patierno. La temperatura registrata è scioccante: 63.9 °C sul pavimento cementificato in cui giocano i bambini. Ed è anche la prova pratica di un concetto sin qui confinato fra gli addetti ai lavori: la “Cooling poverty”, la povertà da raffrescamento che sottolinea la crescita – anche nel campo climatico urbano – della disuguaglianza sociale con l’impossibilità di mantenere temperature vivibili in casa e negli spazi pubblici durante le ondate di calore. Non un’anomalia passeggera ma un dato strutturale legato al reddito: chi è più povero ha anche meno alberi attorno, meno ombra e vive in case meno isolate dalle temperature esterne. 

Parallelamente cresce la cementificazione del territorio. Sempre secondo l’Ispra, l’Italia continua a divorare suolo naturale al ritmo frenetico di 2.7 metri quadrati al secondo, portando la copertura artificiale del territorio al 7.17 per cento, quasi il doppio della media europea. Al contrario, la copertura arborea delle nostre città si ferma al 22 per cento contro il 28 del resto del continente, con punte di desertificazione verde drammatiche nel Mezzogiorno: a Messina il verde urbano accessibile è di appena 5 metri quadrati pro capite, a Bari si ferma a 8.7. E qui si torna alla simulazione sperimentale a Roma e Firenze da cui siamo partiti.

Il Progetto “Mirificus” (acronimo di Monitoraggio degli Interventi di RIForestazione per l’Isola di Calore Urbana tramite i Satelliti) ha anche analizzato la struttura urbana come un “Dna climatico” delle città, mostrando come disposizione degli edifici, altezza e materiali usati influenzino direttamente la distribuzione del caldo. A Firenze, le zone con edifici compatti di media altezza raggiungono i 44,

.6 °C, mentre nelle aree con boschi urbani le temperature si riducono a 35.9 °C, un raffrescamento naturale di quasi 9 °C. A Roma, i quartieri industriali con grandi superfici esposte al sole arrivano a 57.2 °C. Per Michele Munafò, responsabile del Progetto per Ispra, «le simulazioni di Roma e Firenze sono una prova concreta che le soluzioni esistono e svolgono più funzioni contemporaneamente: riducono, oltre alla temperatura, gli impatti dei cambiamenti climatici, i rischi per salute, benessere e qualità urbana. I dati indicano la strada da seguire, gli interventi corretti, le scelte per rendere le città più vivibili e migliorarne la qualità della vita».

Attraverso la piattaforma webGIS del progetto è possibile consultare i dati di ogni comune italiano e di osservare come cambiano le temperature in relazione al consumo di suolo e alla presenza di aree verdi. Marco Morabito, del Cnr-Ibe coordinatore del Progetto, sottolinea come «i dati satellitari possano trasformarsi in strumenti operativi a supporto delle Pubbliche Amministrazioni, per contrastare gli effetti del caldo e rafforzare la resilienza nelle città, permettono di intervenire in modo mirato sulla struttura dei quartieri». Grazie al rilascio della piattaforma e di una Web App basata su Google Earth Engine, accessibili gratuitamente, amministratori, «cittadini e tecnici – aggiunge Morabito – dispongono di mappe interattive, indicatori di stress termico e simulazioni ex ante ed ex post: un supporto scientifico per la pianificazione degli interventi di forestazione urbana e delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici». — (con la collaborazione dell’Ufficio stampa di Ispra) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cronista di lunga e versatile esperienza, sa usare e armonizzare tutti i tasti della tecnica giornalistica. Preciso e veloce nella gestione degli scarti giornalieri in redazione, quando tocca a lui sa tenere passo felpato e presa tenace.

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