“Zero tituli” dieci anni dopo: sarà Mourinho a liberare la Roma dal suo stesso anatema?

Il nuovo management della squadra ha visto nello Special One il personaggio ideale per ridare entusiasmo a una tifoseria depressa. Mossa indovinata, a giudicare dalla Mourinho-mania che si è scatenata in questi giorni nella Capitale. Per una foto accanto al murale del Testaccio (col tecnico in sciarpa giallorossa alla guida di una Vespa “Specialone”), i tifosi fanno file di mezz’ora. Un matrimonio d’interesse con una squadra da cambiare senza un bilancio incoraggiante. Il tecnico imporrà il suo calcio essenziale, verticale e scaltro, fatto anche di astuzie estemporanee, studiate sui difetti degli avversari


L’analisi di MARCO FILACCHIONE

¶¶¶ «L’Inter dovrebbe vergognarsi di vincere partite così», esplodeva Rosella Sensi riferendosi al famoso Lazio-Inter nel quale i tifosi biancocelesti chiesero ai loro giocatori di perdere per non far vincere il tricolore alla Roma. «Si vergogna solo chi ruba», ribatteva Mourinho, allargando subito il fronte della polemica: «I giocatori dell’Inter passati ad altre squadre contro di noi sono sempre i migliori, i romanisti che giocano contro la Roma escono all’intervallo; i portieri sembrano vittime di sindrome coreica e al primo tiro subiscono gol».

Storie di oltre due lustri fa, quando Roma e Inter, ai vertici del calcio italiano, si disputavano scudetti e coppe nazionali senza soluzione di continuità, e José Mourinho, al massimo della sua parabola, suscitava nei tifosi giallorossi un impasto di odio sportivo e ammirazione. Da allora, la Roma ha vissuto travagli societari e un persistente digiuno da vittorie; il tecnico portoghese è progressivamente ridisceso sulla terra, fino ad essere considerato sorpassato, se non “bollito”, dopo il recente esonero dal Tottenham. Perfida nemesi per lui che, nel suo periodo aureo, ironizzava sulle ridotte facoltà dei colleghi più anziani (vedi Ranieri). 

Per questo, il matrimonio tra la Roma e Mourinho non può che passare per il comune concetto di “rilancio”. Il nuovo management giallorosso, impegnato a recidere ogni cordone con l’impopolare gestione Pallotta, ha visto nello Special One il personaggio ideale per ridare entusiasmo a una tifoseria depressa. Mossa indovinata, a giudicare dalla Mourinho-mania che si è scatenata in questi giorni nella Capitale, dove, per fare una foto con il murales spuntato a Testaccio, che ritrae il tecnico con sciarpa giallorossa alla guida di una Vespa “Specialone”, i tifosi hanno fatto mezz’ora di fila. Dal canto suo, il portoghese ha pescato nel suo repertorio classico, che prevede una subitanea adesione ai valori e alla storia di ogni club che lo ingaggia. A Milano stupì tutti con quel “non sono un pirla”; nel primo virgolettato da romanista, all’interno della nota ufficiale della società, ha salutato con un istrionico “daje Roma”.

Non basteranno tuttavia le strategie mediatiche: le ultime vicende giallorosse fanno pensare a un ambiente e una squadra da cambiare nel profondo, senza peraltro il conforto di un bilancio incoraggiante. Muta radicalmente anche il progetto tecnico, rispetto alle suggestioni evocate (ma scarsamente realizzate) da Fonseca. Al posto degli attraenti sofismi sul possesso palla, sul calcio “propositivo” e sulla ormai celebre “costruzione dal basso”, Mourinho imporrà il suo calcio essenziale, verticale e scaltro, attento alla fase difensiva e fatto anche di astuzie estemporanee, studiate sui difetti degli avversari. 

Se i tifosi della Roma sperano nelle sue migliori intuizioni tecniche, tutti gli altri (media in testa) non possono che rallegrarsi del ritorno in Italia del portoghese, in grado da solo di ravvivare riti e cerimoniali calcistici ormai vagamente letargici. Magari non sarà più quello del “rumore dei nemici” o della “prostituzione intellettuale”, ma difficilmente annoierà la platea. 

I soli ad avere buoni motivi per essere dispiaciuti sono i tifosi interisti, che reputavano la versione italiana di Mourinho un patrimonio esclusivo. Il prossimo confronto tra Roma e Inter non potrà che essere un groviglio di sentimenti forti, anche perché tra Conte e lo Special One, ai tempi della Premier, gli scontri polemici sono stati aspri e continui. Celebre quello dopo Chelsea-United del 2017: «Io non mi comporto come un pagliaccio in panchina», sibilò Mourinho, a cui Conte replicò parlando di demenza senile. 

Quanto al suo cavallo di battaglia, il famoso “zero tituli” entrato nel frasario del calcio, era difficile immaginare che un decennio dopo Mourinho avrebbe abbracciato la causa proprio di uno dei club oggetto della sua invettiva, rimasto tuttora senza vittorie. Guarda il destino, tocca a lui liberare la Roma dal suo stesso anatema. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo e in alto, il mattatore portoghese ai suoi fans; al centro e in basso, scene di Mourinho-mania: il murale a Testaccio e il gelato Special One

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Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.