Vite in carcere. Navalny, Madoff e il senso di giustizia in Usa: la pena non è vendetta

Un dissidente russo e un truffatore americano: è giusto indignarsi per l’arbitrio di un regime autoritario nei confronti di un probabile innocente; è altrettanto giusto indignarsi − perché riguarda noi, riguarda un paese democratico a noi vicino − per il trattamento disumano di un vecchio malato, sicuramente colpevole


Il corsivo di STEFANO RIZZO, americanista

¶¶¶ La protesta per le condizioni in cui Aleksey Navalny viene tenuto in carcere è sacrosanta. Punto. Qualche volta però vorrei che allargassimo lo sguardo anche a realtà politiche molto lontane da un regime autoritario come quello russo: alle nostre democrazie liberali. 

Qualche giorno fa è morto in un carcere americano Bernard Madoff. Madoff era certamente un delinquente − un grande truffatore che aveva distrutto il patrimonio di migliaia di persone e ne aveva spinte alcune (tra cui due dei suoi figli) al suicidio. Di nuovo, la sua figura non è paragonabile a quella di Navalny che, per quanto è dato capire, è in carcere per motivi politici.

Madoff aveva 82 anni, era stato condannato a 150 anni di carcere e ne aveva scontati 12 da quando fu arrestato nel 2009 per il crack fraudolento della sua società finanziaria. Madoff era gravemente malato di cancro. Gli restavano pochi mesi di vita. Aveva chiesto di passarli agli arresti domiciliari. Gli è stato negato. 

Se è giusto indignarsi per l’arbitrio di un regime autoritario nei confronti di un probabile innocente, è altrettanto giusto indignarsi − perché riguarda noi, riguarda un paese democratico a noi vicino − per il trattamento disumano di un vecchio malato, per quanto sicuramente colpevole. 

Gli Stati Uniti hanno sempre avuto, e continuano ad avere, un problema con il concetto di pena. Per la cultura (anche giuridica) americana, e soprattutto per quella popolare, la pena non ha, come nella cultura giuridica italiana (per quanto spesso contraddetta dalla realtà) una funzione rieducativa, con l’obbiettivo di reinserire il condannato nella società. La pena deve essere esemplare, punitiva, in sostanza vendicativa. Anche le esecuzioni capitali non sono soltanto atti di giustizia, per quanto distorta. Sono atti di vendetta cui partecipano i familiari della vittima. Non importa se il carcerato è vecchio e malato, e neppure se è un minore o disabile mentale. Giustizia deve essere fatta. A qualsiasi costo. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, interno prigione americana, più in basso Aleksey Navalny e Bernard Madoff

About Author

Giornalista, docente universitario, romanziere, ha insegnato relazioni internazionali all’Università la Sapienza di Roma. Ha collaborato con svariate testate a stampa e online scrivendo prevalentemente di politica e istituzioni degli Stati Uniti. E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017)