Vaccino anti Covid: le “sparate” di Vincenzo De Luca sulla card sanitaria campana

«1) Come intenderà superare, con la tessera di avvenuta vaccinazione, l’ostacolo del necessario consenso del cittadino alla rivelazione dei propri dati sanitari; 2) quali conseguenze deriveranno a coloro che, invece, la tessera non l’avranno; 3) cosa intenda per “andare al cinema in condizione di maggior sicurezza”»: le tre domande dell’Osservatorio sulla Legalità costituzionale di “Generazioni Future” rivolte al presidente della Campania. Le precisazioni dell’Agenzia italiana del farmaco: anche se il vaccino immunizza i vaccinati, mascherine e distanze di sicurezza oggi «non potrebbero venir meno»


¶¶¶ (Pikos) – Il 27 dicembre, a favore di telecamere e fotoreporter, il presidente della Campania Vincenzo De Luca si vaccina in anteprima al “Cotugno” di Napoli scatenando le ire del sindaco De Magistris e delle opposizioni. L’8 gennaio, non pago della prima gaffe, annuncia su Facebook che la Campania darà una card di avvenuta certificazione a tutti i cittadini vaccinati dopo il richiamo. In breve, un “passaporto sanitario” con tanto di chip elettronico da esibire per entrare al cinema o sedersi ai tavoli di un ristorante in piena tranquillità. Il tutto alla faccia dell’articolo 32 della Costituzione che regola i trattamenti sanitari obbligatori e, in tono minore, della stessa privacy a tutela delle libertà fondamentali del cittadino.

Premesso che il presidente De Luca non ha il potere giuridico per decidere in materia, del delicato problema si stanno interessando giuristi, costituzionalisti e benemerite associazioni come “Generazioni Future” attraverso l’Osservatorio permanente sulla Legalità Costituzionale del Comitato Popolare di difesa dei Beni Pubblici e Comuni “Stefano Rodotà”. In merito all’estemporaneo annuncio di De Luca, i giuristi di “Generazioni Future” chiedono oggi al presidente della Campania: «1) come intenderà superare, con la tessera di avvenuta vaccinazione, l’ostacolo del necessario consenso del cittadino alla rivelazione dei propri dati sanitari; 2) quali conseguenze deriveranno a coloro che, invece, la tessera non l’avranno; 3) cosa intenda per “andare al cinema in condizione di maggior sicurezza”». 

Al di là del diritto alla privacy e delle tutele della Costituzione, allo stato attuale non esistono certezze scientifiche in grado di garantire che il vaccinato reso immune dal vaccino non sia a sua volta portatore di contagio. «Qualora il vaccino immunizzasse solo il vaccinato escludendone la contagiosità», ipotizza il comunicato, «esso costituirebbe una scelta legata a convinzioni intime dello stesso e non vi sarebbe alcuna base per imporre un obbligo che di per sé sarebbe lesivo della dignità e dunque incostituzionale, non proteggendo alcun bene giuridico esterno alla persona del vaccinato».

Le motivazioni giuridiche di “Generazioni Future” sul piano sociale sono mosse dalla stessa Aifa (Agenzia italiana del farmaco); nel proprio sito ufficiale l’Agenzia definisce «plausibile» la capacità immunizzante del vaccino, «…ma, ad oggi, non v’è certezza scientifica e conseguentemente le misure di prevenzione dei contagi (maschere e distanze di sicurezza), allo stato delle cose, non potrebbero venir meno».

Schedature, passaporti sanitari e caccia agli untori, fino alle attese certezze scientifiche, lasciano il tempo che trovano. Vaccinarsi invece è un dovere civico se serve a proteggere gli altri dal contagio, al pari dei diritti della persona garantiti dalla nostra Costituzione. «Il timore maggiore, in questo particolare momento storico, è che con l’emergenza sanitaria si diano per scontate, e si accettino in maniera acritica, compressioni e limitazioni della democrazia», sottolineano i giuristi dell’Osservatorio sulla Legalità costituzionale.

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