Vaccini e campagna anticovid: se provassimo con Garibaldi, testimonial ante litteram?

Un italiano su tre non sarebbe disposto a sottoporsi al vaccino anti-Covid, qualunque esso sia. L’esempio dei tanti Vip diventati “testimonial”, che offrono il loro braccio denudato alle telecamere e ai medici inoculatori, non ha finora abbattuto il muro di diffidenza dei cittadini soprattutto verso il prodotto anglo-svedese. Assieme a Napoleone, l’Eroe dei Due Mondi fu un grande sostenitore delle vaccinazioni; per lui veniva prima la salute, poi l’istruzione e la fiducia nella scienza. A 149 anni dalla morte, il Nizzardo resta una figura che parla ancora a quasi tutti gli italiani. Può essere ancora socialmente utile


Il commento di CESARE A. PROTETTÌ 

¶¶¶ Fioccano le disdette per le vaccinazioni con AstraZeneca e aumenta il caos nelle prenotazioni. Secondo i recenti sondaggi di YouGov il 43% degli italiani ritiene questo vaccino “non sicuro”, e sulle piattaforme di prenotazione per il vaccino molti stanno continuando a disdire e riprenotare sperando che alla lotteria dei vaccini esca Pfizer o Moderna, anche se così sovraccaricano il sistema. E sale il numero dei “temporaneamente no-vax”. Secondo il sondaggio Money.it un italiano su tre non è disposto a sottoporsi al vaccino anti-Covid, qualunque esso sia. L’esempio dei tanti Vip diventati “testimonial”, che offrono il loro braccio denudato alle telecamere e ai medici inoculatori, non ha finora abbattuto il muro di diffidenza dei cittadini soprattutto verso il prodotto anglo-svedese.

E se provassimo con Garibaldi? Al netto del revisionismo dei tempi moderni sulla figura dell’Eroe dei Due Mondi (non solo da parte degli agguerriti ambienti neoborbonici), il Nizzardo resta una figura patriottica e unificatrice che parla ancora a quasi tutti gli italiani a distanza di 149 anni dalla sua morte. Grazie a un documentato saggio comparso sull’ultimo numero della rivista “Camicia Rossa”, periodico dell’Anvrg, l’Associazione dei Veterani e Reduci Garibaldini, scopriamo che, oltre a Napoleone, fu grande sostenitore delle vaccinazioni anche l’Eroe dei due mondi, «amico di illustri medici dell’epoca, attento alle scoperte scientifiche, particolarmente sensibile alla salute e al benessere dei popoli», come scrive Stefania Magliani, docente di Storia contemporanea all’Università di Perugia. Di più, Garibaldi fu un “benevolo”, termine equivalente a quello relativo ai volontari che oggi i media chiamano “angeli” della sanità. «L’essersi trovato davanti a diverse pandemie e a tante miserie umane gli ha fatto riconoscere il valore e il dovere della prevenzione, anche attraverso la vaccinazione», scrive la studiosa che sintetizza così il modello educativo dell’Eroe dei Due Mondi: prima la salute, poi l’istruzione e sempre fiducia nella scienza. Messaggio attualissimo, anche come indicazioni nella battaglia per le progressive “riaperture” dopo i lockdown. 

La prof. Magliani ci ricorda anche il passo fondamentale fatto dall’umanità con la “medicina di difesa”, nata dopo la scoperta da parte del medico inglese Edward Jenner di quella “materia vaccina” (tratta dalle pustole delle vacche) che inoculata negli esseri umani garantì l’immunizzazione dalla pandemia di vaiolo che sterminò milioni di persone in Europa e nel mondo fino alla estirpazione definitiva della malattia negli anni ‘80. Una vaccinazione che, iniziata in Inghilterra, si era estesa ben presto prima in Austria e poi in territorio lombardo, grazie all’opera di Luigi Sacco. A lui è intitolato l’ospedale milanese dal quale si collega ogni giorno il prof. Massimo Galli, uno dei “comunicatori” più noti sullo stato e le prospettive dell’odierna pandemia di Sars-CoV-2.

«Garibaldi – scrive Stefania Magliani − ebbe a che fare con le epidemie fin da giovane e in parte vi legò il suo destino. Nel 1835, tornando da Tunisi a Marsiglia, trovò la città infestata dal colera e si prodigò tanto nell’assistenza dei malati presso il locale ospedale. Garibaldi diede grande importanza alle vaccinazioni fin dal suo soggiorno in America Latina, poiché dovette assistere a quella che ancora oggi è ricordata come “la gran epidemia de viruela” (vaiolo), scoppiata nel 1843 in Paraguay e poi allargatasi alle regioni circostanti. L’epidemia si protrasse fino al 1845 e fu probabilmente la causa della morte della sua prima figlia Rosa, avuta da Anita.

Quando alla fine del 1847 decise di far partire Anita per l’Italia con i figli Menotti, Teresita e il piccolo Ricciotti, nato il 24 febbraio di quello stesso anno, non dimenticò di far vaccinare il piccolo contro il vaiolo, chiedendone anche la certificazione. La professoressa Magliani, che ne ha anche rintracciato il documento originale nell’Archivio del Museo del Risorgimento di Milano, ha poi trovato traccia della vaccinazione della sua seconda figlia di nome Rosa in una lettera a Timoteo Riboli, suo medico personale e compagno d’armi.          

Garibaldi fece vaccinare anche il suo ultimo figlio Manlio, nato il 23 aprile 1873. «Manlio – scriveva all’amico − è splendido di salute. La madre dice di non aver veduto mai un bambino simile. Io penso alla di lui vaccinazione e vi prego di occuparvene». Manlio, alla fine, fu vaccinato a Caprera, non da Riboli ma dal dott. Enrico Albanese, fondatore e direttore dell’Ospizio Marino di Palermo, un ospedale che ancora oggi porta il suo nome.

Due parole finali sulla benemerita, ma poco conosciuta, rivista “Camicia Rossa”, attiva da 40 anni e diretta da 30 da Sergio Goretti. La rivista ha ottenuto, nel 2020, il premio “Quinto Cenni” per la pubblicistica storico-militare. Per chi voglia saperne di più, una breve storia del periodico è pubblicata sotto il titolo “L’Italia in camicia rossa” nel volume “ANVRG. Storie narrate e documentate. Le sedi, i cimeli, gli archivi” a cura di Annita Garibaldi e Matteo Stefanori” (Sorba,  2019). ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA 

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Foto: sotto il titolo, dipinto sul medico inglese Edward Jenner e il suo vaccino contro il vaiolo; in alto, un dipinto sull’Eroe dei Due Mondi; al centro, dipinto sulla vaccinazione antivaiolo a Palermo; in basso, bambini colpiti dal vaiolo 

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Cesare A. Protettì

Giornalista professionista dal 1971, è stato fino al gennaio 2016 il direttore delle testate del Master di Giornalismo dell’Università Lumsa di Roma. Nei suoi 40 anni di attività precedente è stato Caporedattore centrale dell’agenzia di stampa ApBiscom (ora Askanews) dopo una lunga carriera all’Ansa. Autore di una decina di saggi e manuali è stato collaboratore dell’Espresso e dal 1983 è nel Comitato di Direzione della rivista "Media Duemila" per la quale ha scritto oltre 800 articoli. Con Stefano Polli ha scritto "È l’agenzia bellezza!" (seconda edizione nel 2021) ed è coautore del libro di Giovanni Giovannini "Il Quaderno Nero, Settembre 1943-aprile 1945" (2004, Scheiwiller).