Una pala per uno non fa male a nessuno? Il format olandese per l’assalto all’Abruzzo

INCIDENTECome a Bolognano e Torre de’ Passeri, anche a Tollo una società dei Paesi Bassi prova a disseminare di aerogeneratori le colline della (ex?) regione più verde d’Europa. Le scatole cinesi della “Ewt Italia” all’opera anche sulle colline del Tullum Docg con progetti presentati sempre a ferragosto. Il sito indicato per l’insediamento è a Colle Pietro dove sono venuti alla luce resti di un edificio romano di duemila anni fa e va avanti un progetto di archeo-enologia. Il sindaco Angelo Radica, la comunità locale e l’associazione “Controvento” si mobilitano. Il Consiglio regionale cerca di correre ai ripari


L’inchiesta di LILLI MANDARA, da Chieti

¶¶¶ Un copione già visto, una storia che si ripete. Come a Bolognano, come a Torre de’ Passeri, e come in questi ultimi giorni a Tollo. Un fazzoletto di pochi chilometri quadrati nel cuore dell’Abruzzo nel mirino degli imprenditori dell’energia del vento. Una pala alla volta, senza dare troppo nell’occhio e per aggirare leggi, comitati per la Valutazione di impatto ambientale e regolamenti. E non fa niente se ai piedi di questi aerogeneratori (chiamiamoli così, dicono in questi paesi visto che di eco-friendly non hanno nulla), ci sono vigneti, uliveti o siti d’interesse storico-artistico. Loro vanno avanti, sicuri e determinati. 

La tecnica è sempre quella: la domanda la presenta la società capofila, la Ewt Italia development srl, capitale sociale 300 mila euro, sede a Milano e a Scanzano Ionico in piazza dei Centomila, proprio di fronte alla sede del Municipio sciolto per mafia a gennaio dello scorso anno, presidente Idema Renger Johannes, dei Paesi Bassi. Anche il periodo è lo stesso, metà  agosto. Quello della Ewt è un profilo adeguato, con un capitale sociale dignitoso per accedere ai finanziamenti europei. Poi, dopo un mese, i diritti vengono ceduti a una delle scatoline cinesi che si chiamano Euwind, numerate da 1 a 15 con capitale sociale 10 mila euro, stesso presidente, stessa sede, stesso format, una pala per uno non fa male a nessuno. 

È accaduto così a Bolognano, a Torre de’ Passeri e ora a Tollo, città del vino e simbolo del Tullum Docg ma anche in diversi comuni del Centro sud Italia, da Tarquinia nel Lazio a Guardavalle in Calabria e ancora in Toscana e Sardegna. Su 5.645 impianti eolici realizzati in Italia, per quasi 7000 aerogeneratori di varie taglie di potenza (dati 2018 del sistema Gaudì, Gestione anagrafica unica degli impianti e unità di produzione), la quasi totalità sono nelle sei regioni meridionali dell’Italia (circa il 91 per cento), e un motivo ci sarà. 

La Puglia è la regione italiana più devastata dalle pale eoliche ma la Basilicata, con appena 10 chilometri quadrati di superficie e 560 mila abitanti sparpagliati in 131 comuni, ha il primato dell’incremento più veloce di impianti di tutto il Sud Italia, isole comprese. Scarsa difesa del territorio, maggiore malleabilità dei politici, assenza di meccanismi di protezione? Un po’ di tutto. Certo il meccanismo di incentivi pubblici per l’eolico, regolato dal decreto Fer 1 firmato dal ministro Di Maio, è piuttosto incoraggiante.

Una pala alla volta: grazie a una normativa europea, se fai la domanda per installare una sola pala, tra l’altro di 975 kilowatt quindi al di sotto della soglia di mille che fa scattare altre prescrizioni tra le quali la Valutazione di impatto ambientale, è sufficiente presentare una Pas, procedura amministrativa semplificata, evitando quella pubblica; ed è sufficiente il silenzio-assenso dell’amministrazione competente per dare il via ai lavori. Ma col ritmo di una pala per volta puoi arrivare a realizzare un vero e proprio parco eolico, facendo soltanto attenzione a rimanere sotto la soglia, con singoli aerogeneratori di proprietà di società diverse, ma con unico amministratore e stessa sede legale, in modo da evitare procedure complicate. 

E così è accaduto anche a Tollo dove, in pieno agosto 2020 arriva in municipio una prima richiesta per l’installazione di un pala eolica alta 68 metri, del diametro di 62 che produce 975 kWh di energia, appena sotto il limite consentito. A Tollo il sito indicato per l’insediamento è a Colle Pietro, non lontano dall’azienda vitivinicola Feudo Antico che sta portando avanti un progetto importante di archeo-enologia. Qui sono venuti alla luce resti di un edificio romano di duemila anni fa. 

Le cittadine si coalizzano, entrano in contatto col Comitato “Controvento”, raccolgono firme, notizie, consultano avvocati. «Bisogna smetterla di chiamarle pale eoliche, che è un termine friendly − spiegano al Comitato − bisogna invece avere ben presente che questi sono aerogeneratori, e quindi a tutti gli effetti impianti industriali. Sono eco-mostri alti 90 metri e fino a 62 metri e oltre di diametro, con fondazioni molto profonde che necessitano di 200-300 metri cubi di cemento armato. Per l’installazione c’è bisogno di cabine di trasformazione, di spiazzi, di strade, insomma di tantissime opere accessorie».

E allora bisogna armarsi, difendersi, difendere il territorio. A Tollo il sindaco Angelo Radica si è fatto promotore di una serie di iniziative coinvolgendo Regione, Soprintendenza e prima ancora la sua amministrazione. «Con delibera di giunta − spiega il primo cittadino − abbiamo dato indirizzo all’Ufficio tecnico per redigere un regolamento comunale che individua le aree non idonee a questo genere di insediamenti di cui discuteremo in Consiglio a metà aprile». 

E il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Silvio Paolucci, nell’attesa che vengano individuate le aree e i siti inidonei all’installazione di specifici impianti eolici, così come previsto dal Decreto Ministeriale 10 Settembre 2010, ha presentato una proposta per sospendere temporaneamente «le installazioni di impianti di produzione di energia eolica di ogni tipologia, inclusi quelli soggetti ad edilizia libera, nelle zone agricole caratterizzate da produzioni agro-alimentari di qualità (produzioni biologiche, produzioni D.O.P., I.G.P., S.T.G., D.O.C., D.O.C.G., produzioni tradizionali) e/o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale, al fine di non compromettere o interferire negativamente la valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali e del paesaggio rurale».

Eppure L’Anev, l’associazione nazionale energia del vento che raggruppa tutti gli imprenditori del settore, lamenta troppi ostacoli burocratici che si sono tradotti in dinieghi delle Soprintendenze, facendo addirittura “crollare” le installazioni: negli ultimi nove anni, si è registrato il passaggio dai 1.200 MW eolici autorizzati nel triennio 2012/2014, ai 750 MW eolici nel triennio 2015/2017 e ai soli 125 MW nell’ultimo triennio 2018/2020, per un calo totale dell’80%. E menomale, forse qualcuno meno malleabile tra i politici del sud ci sarà ancora. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, manutenzione e trasporto delle eliche da 14 tonnellate fra le case dei paesini Chietini; al centro, parco eolico con strade di accesso agli aerogeneratori; in basso, panorama di Tollo (Chieti) e vigneti di Tullum

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Lilli Mandara

Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.