Un Paese nel fango e sotto frana: «Uscire dal lockdown della prevenzione, finirla col virus dell’emergenza senza fine»

Uno smottamento ogni 45 minuti, 7 milioni di italiani in zone a rischio nell’88% dei Comuni; nella sola capitale, i cittadini esposti sono 300 mila, un record europeo; a rischio anche il 20% del patrimonio architettonico, monumentale e archeologico; 20 mila chilometri di corsi fluviali intubati sotto le nostre città. “Italiasicura” ha operato a Palazzo Chigi tra il 2014 e il 2018. Cosa si è fatto? «Lo Stato ha perso la capacità di progettare». L’esperienza di chi le mani nel fango ha provato a mettercele, estratto dal primo numero del nostro periodico Italia Libera in preparazione

Il bilancio

di ERASMO D’ANGELIS, segretario generale Autorità di Distretto idrografico dell’Italia centrale

Anche gli ultimi eventi con alluvioni, frane e uragani dimostrano che siamo il Paese più fragile d’Europa, con più piogge, più fiumi a carattere torrentizio, più aree in frana, più aree abusive a rischio. È semplicemente folle pensare di cavarsela invocando un santo martire o toccando ferro, senza il lavoro duro e costante e programmato, con opere e interventi, controlli seri e manutenzioni, e la reazione corale dello Stato tutto intero. È questa la Pandemia Catastrofica o Climatica, molto sottovalutata e rimossa ma accelerata negli ultimi tre decenni. Ad essa dobbiamo far fronte, esattamente come facciamo tutti insieme per il Covid 19. Noi italiani, per un brutto carattere nazionale, passiamo facilmente dalle grandi emozioni alle grandi rimozioni. Ma abbiamo l’obbligo di uscire dal lockdown della prevenzione che ci tiene inchiodati al virus delle emergenze senza fine.

La missione “Italiasicura” è iniziata nel marzo del 2014 e conclusa a fine 2018. La dovevamo, innanzitutto, alle vittime di catastrofi che, sempre più spesso, sono più umane che naturali. La dovevamo alla messa in sicurezza massima possibile di tante aree della nostra penisola, catalogo di grandi rischi naturali per caratteristiche geologiche, morfologiche e ambientali quasi uniche. Uno show room di pericoli alimentati dalla progressiva scomparsa di cure e manutenzioni straordinarie e ordinarie di aree boschive, dalla manomissione di corsi fluviali intubati per circa 20 mila chilometri sotto le nostre città. […]

Basta leggere le mappe delle cinque Autorità di bacino distrettuali italiane per rendersi conto della portata dei pericoli, amplificati da fatalismi medievali, da una vicenda troppo lunga di omissioni, inerzie, sciatteria, ipocrisie. Dalla logica di intervenire sempre e solo «dopo» le catastrofi per raccogliere morti e feriti e far la conta dei danni. E poi mettere qualche toppa o qualche rattoppo. Serve, invece, un lavoro con la continuità necessaria, a prescindere da chi governi Comuni, Regioni e Paese. Puro buonsenso, avendo migliaia di aree italiane sotto spade di Damocle di pericoli da non dormirci la notte. Eppure essi sono rimossi dal dibattito pubblico, politico e mediatico: uno smottamento ogni 45 minuti, dal 1918 al 2018 ben 17.000 gravi frane praticamente in tutta Italia, e oltre 5.000 alluvioni; 12 milioni d italiani in zone a rischio nelle località di quasi il 90% dei Comuni. A rischio è anche il 20% del patrimonio architettonico, monumentale e archeologico. […]

Per noi che l’abbiamo voluta, “Italiasicura” è stata la scelta di uno Stato che finalmente recuperava la memoria delle cause dei disastri, provava a voltar pagina e iniziava a disinnescare le tante trappole a tempo, disseminate per errori, abusi e ignoranza. Abbiamo lavorato per rimettere al centro il meglio della tecnica e della scienza nella cultura della prevenzione, il “prima” sempre indicato come indispensabile da esperti e grandi personalità come Giuseppe Zamberletti, ma sempre mancato. È la sfida del rischio accettabile e gestibile. E non è un ossimoro ma la consapevolezza che un livello di pericolo esisterà sempre in una penisola come la nostra; e può essere affrontato, e ridotto, con azioni, comportamenti e interventi adeguati.

Abbiamo avuto l’opportunità, con i governi Renzi e Gentiloni, di poter gestire da Palazzo Chigi, per la prima volta, il cantiere della prevenzione dai rischi idrogeologici, sull’edilizia scolastica e la sismica. Abbiamo così visto i primi faticosi successi, scontato limiti e qualche fallimento, ma per la prima volta ora lo Stato ha a disposizione un piano nazionale ordinato di lavori e investimenti strategici, dal costo cento volte più basso della mera riparazione dei danni. Senza contare il dramma delle vite perdute. Un inizio, ma di quell’inizio si videro i primi risultati riconosciuti anche dall’Agenzia Europea per l’Ambiente che, per l’Italia, nel 2017 ha individuato “Italiasicura” come una delle tre best pratices della prevenzione in Europa.

L’Italia oggi ha il database del “Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico”, redatto con Autorità di bacino, Regioni e Protezione Civile. Quel piano definisce la dimensione del fabbisogno finanziario della lotta al dissesto con un plafond di 10.361 progetti, per un valore di circa 33 miliardi di euro. Sono opere a vari livelli di progettazione, ma per il 92% ci sono stati consegnati solo titoli e studi di fattibilità, a dimostrazione di uno Stato che ha perso la capacità di progettare. […]

Con “Italiasicura” abbiamo aperto o riaperto 1445 cantieri, per un totale di 1,4 miliardi investiti. Tutto verificabile. Per la prima volta, infatti, lo Stato permetteva a qualsiasi cittadino di cliccare sul sito del governo e ‘visitare’ il portale di “Italiasicura” e trovare il suo cantiere georeferenziato, corredato di cifre, stato di avanzamento, persino video e “selfie” di operai e tecnici, per gli scettici. Era l’informazione e la trasparenza come obbligo sempre mancato. Dalla chiusura di “Italiasicura” è di nuovo black out.

 

Nessuna rivendicazione, ma la dimostrazione che è possibile ribaltare l’ignobile storia della rimozione dei rischi naturali. La struttura di missione (20 dipendenti di ministeri, protezione civile, Invitalia e solo 2 esterni (il sottoscritto che l’ha coordinata e Mauro Grassi direttore), dal primo Governo Conte è tornata di nuovo alla casella di partenza, in capo al ministero dell’Ambiente, come l’edilizia scolastica in capo all’Istruzione. La complessità dei problemi chiama invece in causa tutto lo Stato e l’autorevolezza di Palazzo Chigi. Ognuno la pensi come vuole. “Italiasicura”, grazie al ministro Padoan, ha lasciato anche un piano finanziario programmato da tre leggi di Bilancio 2016-2018 per 8,2 miliardi di euro; ha predisposto un prestito Bei di 1,2 miliardi; ha rimesso in pista 2,3 miliardi di fondi anti-dissesto, non spesi dei ministeri negli anni 2000-2014. In tutto, fanno 11.4 miliardi. Tuttora disponibili. […]

 

Oggi la naturale destinazione del lavoro di “Italiasicura” − voluta dal Parlamento nel 2017 − sarebbe il nuovo Dipartimento di Palazzo Chigi “Casa Italia”, la struttura istituzionale operativa necessariamente fuori da ogni bega della politica. Può affiancare la Protezione Civile impegnando lo Stato per 365 giorni l’anno nelle progettazioni, assicurando una programmazione ordinata e ordinaria degli interventi di “Prevenzione Civile”. ◆

 

Erasmo D’Angelis è segretario generale dell’Autorità di Distretto idrografico dell’Appennino Centrale. Ha creato e coordinato a Palazzo Chigi, dal 2014 al 2018, la struttura di missione “Italiasicura” per il contrasto al dissesto idrogeologico. Nel 2013 è stato sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti del Governo Letta. Da giornalista professionista e divulgatore ambientale si occupa di tematiche legate all’acqua, al clima, all’ambiente, alla prevenzione dai rischi naturali e alla storia della Protezione Civile. Ha pubblicato libri e guide, fra cui, con Rizzoli, “L’Italia nel fango”; ha organizzato le tre edizioni del Raduno internazionale degli “Angeli del Fango” che il 4 novembre 1966 giunsero a Firenze per salvarla dall’alluvione.

oto: sotto il titolo, alluvione a Genova; al centro, la frana di Cavallerizzo di Cerzeto (Cosenza); in basso, dissesto idrogeologicoF

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