Trump e lo spoglio elettorale: il «narcisista maligno» alza il gomito

Il corsivetto

di Spritz

Scritto sei mesi fa, il copione è implacabile. Se non vinco io la partita è truccata. Un pensiero semplice, elementare. Meglio dire infantile. Non pochi psicologi e psichiatri si interrogano oramai sul “caso Trump”. In streaming gira il docufilm #Unfit. È molto eloquente sui disturbi della sua personalità: «un narcisista maligno e una minaccia per la democrazia». Quasi tutta la comunità scientifica è d’accordo. Un unico dubbio: se si può certificare senza distenderlo, prima, fisicamente sul lettino dell’analista.
E così, a quarantotto ore dalla chiusura dei seggi, il presidente in carica nella «più grande democrazia del mondo» dà fuoco al leggìo da cui sta parlando: davanti alla porta dello Studio Ovale, mica nel sottoscala del comitato elettorale. Se sorpassa il suo risultato, ogni voto in più conteggiato per il suo avversario è frutto di «frode». Se avanti c’è lui, la play station lampeggia “game over”: la regola fissata da sé medesimo è questa.
Analisti politici di ogni colore, in ogni parte del globo, cercano di capire fin dove tirerà la corda il «più grande bugiardo del mondo» in carica: libera traduzione – sia chiaro – del vostro corsivettista sobrio. L’Osce, l’organismo indipendente che assiste gli Stati nella salvaguardia dei diritti umani e nella garanzia delle libertà elettorali, la notte scorsa ha usato altre parole: «accuse senza fondamento». Vi sembra diverso?
Sì, lo so. A Putin gli si allunga il naso ad ogni ritocco del chirurgo plastico; Xi Jinping s’è già messo in tasca l’Africa allungando qualche spicciolo per aprire autostrade e porti, da benefattore riservato. Per non parlare di Erdogan: lui ce l’abbiamo sulla porta di casa e la verità la adora. I giornalisti vanno messi in carcere, se non copiano le sue veline. Sgozzati se sono satirici.
Tutto vero tutto giusto. Nel mondo tira una brutta aria, lo so. La “democratura” avanza e neanch’io mi sento tanto bene. Veder fuggire quel bamboccione
malcresciuto di 74 anni col pallone sotto la cresta color zucca, uno spasso però lo è, ammettiamolo. E chissà quante ce ne farà vedere ancora da qui alla proclamazione dei risultati, quando sarà.
Resta un dubbio, atroce. «La più grande democrazia del mondo», col tasso di armi pro capite «più alto del mondo» pronte nel tinello di casa, avrà qualche problemino di salute? Più che uno spasso, un incubo.

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