Torino a Cinque Stelle. La sindaca Appendino: «niente aiuti agli accattoni, sono un rischio»

Blitz dei vigili urbani sotto la Mole per far sloggiare i barboni dai portici della città. L’Azienda raccolta rifiuti porta via coperte e cartoni per tutelare il “decoro urbano”. La prima cittadina: «Ribadisco che l’elemosina rappresenta un rischio e non uno strumento di sussistenza». Ventisei anni fa la Corte Costituzionale ha scritto: «La tutela dei beni giuridici della tranquillità pubblica, con qualche riflesso sull’ordine pubblico, non può dirsi invero seriamente posta in pericolo dalla mera mendicità che si risolve in una semplice richiesta di aiuto». Appunto: è una «richiesta di aiuto» quella che si leva dalla mano tesa


di FABIO BALOCCO, da Torino

¶¶¶ Ha fatto parlare a Torino − e non solo − l’iniziativa della giunta comunale di far sgomberare alcuni mendicanti dal “salotto buono”, ossia da alcune vie del centro, quelle porticate, che offrono maggior riparo durante la stagione invernale [nota 1]. Aldilà delle affermazioni di circostanza a giustificazione del blitz, pesano anche le parole del comandante dei vigili, Bezzon, che invitava i cittadini a non fare l’elemosina ai poveri. Parole ribadite dalla sindaca Appendino: «Ribadisco la paternità di un ragionamento che vede nell’elemosina un rischio e non uno strumento di sussistenza. Dare denaro a chi sta in strada finisce per alimentare, non sempre, dipendenze o nella peggiore delle ipotesi il racket. Lo penso e lo riconfermo» [nota 2].

Fatti e parole che trovano purtroppo una qualche conferma a Torino in un episodio precedente, quello dello spostamento del mercatino degli abusivi dal Canale Molassi (zona Porta Palazzo, pieno centro) in via Carcano, zona cimitero. Giustificazione della sindaca: il fatto che non ci fossero servizi adeguati al canale Molassi. Apro una parentesi di esperienza personale: io amavo al sabato fare un giro di quel mercatino, e i servizi igienici c’erano: sporchi, come spesso accade in Torino, ma c’erano. Chiusa parentesi. Se due più due fa quattro, si comprende che la giustificazione del blitz e della delocalizzazione trovano motivazione reale nelle lamentele dei cittadini: i residenti in centro, per il blitz, i commercianti del Balùn (il mercato dell’antiquariato di Porta Palazzo) per la delocalizzazione. I barboni rovinano il decoro cittadino. Non per niente il servizio dell’Amiat (l’azienda che a Torino gestisce la raccolta rifiuti) che porta via ai barboni le coperte, i cartoni e quant’altro si chiama appunto “servizio decoro”.

Quando c’è stato il blitz ho chiamato una mia cara amica, una suora vincenziana che gestisce un prezioso servizio per i poveri. Apro un’altra parentesi: se non ci fossero i privati a Torino a gestire buona parte della povertà – dalla chiesa alla massoneria – la mano pubblica sarebbe impossibilitata con le sue strutture ed il suo personale a gestire la povertà. La suora mi ha evidenziato, fra le altre cose, un dato che anche a me pare evidente: l’intolleranza da parte della mano pubblica del fenomeno dell’emarginazione. Intolleranza purtroppo sempre più simile a quella ormai consolidata negli Stati Uniti, dove chi è povero lo è quasi per colpa, perché non ha saputo cogliere le opportunità che gli vengono offerte (oggi si chiamano anche “sfide”). 

È una brutta deriva questa del “povero che puzza e sporca”, ancor più brutta se consideriamo che la povertà sarà sempre più presente fra noi e che molti giovani che oggi non sono ancora poveri perché hanno i genitori in vita, alla loro morte lo diventeranno, causa la precarizzazione del mondo del lavoro. Questo senza considerare che il gap fra ricchi e poveri è e sarà sempre più grande. In Italia in realtà per lungo tempo l’accattonaggio è stato considerato addirittura un reato. Nel 1995 tuttavia la Corte Costituzionale giudicò la norma sulla mendicità (art. 670 codice penale) costituzionalmente illegittimo per contrasto con il principio di ragionevolezza.

A giudizio della Corte, l’ipotesi della mendicità non invasiva «integrava una figura di reato ormai scarsamente perseguita in concreto, mentre nella vita quotidiana, specie nelle città più ricche, non è raro il caso di coloro che – senza arrecare alcun disturbo – domandino compostamente, se non con evidente imbarazzo, un aiuto ai passanti. Di qui, il disagio degli organi statali preposti alla repressione di questo e altri reati consimili – chiaramente avvertito e, talora, apertamente manifestato – che è sintomo, univoco, di un’abnorme utilizzazione dello strumento penale. (…) In questo quadro, la figura criminosa della mendicità non invasiva appare costituzionalmente illegittima alla luce del canone della ragionevolezza, non potendosi ritenere in alcun modo necessitato il ricorso alla regola penale. Né la tutela dei beni giuridici della tranquillità pubblica, con qualche riflesso sull’ordine pubblico, può dirsi invero seriamente posta in pericolo dalla mera mendicità che si risolve in una semplice richiesta di aiuto». Ecco: è una “richiesta di aiuto” quella che si leva dalla mano tesa. Dovremmo sempre ricordarcelo [nota 3]. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, i Vigili sloggiano i clochard dai portici di via Roma, salotto cittadino; in alto, la sindaca di Torino Chiara Appendino e il comandante dei Vigili urbani della Città Emanuele Bezon; in basso, un clochard chiede l’elemosina

About Author

Fabio Balocco

Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.