Tiro a segno nel parco giochi di Roma, contro sette cinghiali, una scrofa e i sei cuccioli

Anziché sedarli e rimetterli in un’area protetta, la Polizia provinciale ha lasciato sul prato sette “carogne” da mandare all’inceneritore della Capitale

di Pi.Co.

A cinquecento metri in linea d’aria da piazza San Pietro, nel giardinetto alle spalle della scuola elementare San Francesco d’Assisi di piazza Borgoncini Duca, sette cinghiali, una scrofa e sei cuccioli, venerdì 16 alle 21 sono stati prima sedati e poi uccisi con una seconda letale siringa. L’agghiacciante esecuzione senza senso è stata effettuata sotto gli occhi dei cittadini allibiti che hanno inutilmente protestato.

La famigliola di cinghiali proveniente dall’adiacente parco del Gelsomino, in cerca di cibo era entrata la notte precedente nel parco giochi Mario Moderni in via della Cava Aurelia. Un passante, vedendoli, aveva chiuso il cancello e chiamato il 113 che aveva provveduto ad inviare sul posto la Polizia provinciale. Dopo un giorno di tensione, nonostante le proteste degli abitanti della zona e degli animalisti accorsi per evitare il peggio, uno dei poliziotti della Provinciale ha sparato i sette colpi narcotizzanti, lasciando poi ai veterinari della Asl il compito dell’esecuzione di massa operata con l’inoculazione di venefiche iniezioni. Come in certi penitenziari americani.

Il macabro rituale si è concluso con la rimozione delle “carogne” (così vengono definiti abitualmente i corpi senza vita degli animali), dirette probabilmente all’inceneritore su un camion della Regione Lazio contrassegnato dalla scritta “Materiale di categoria 1 destinato all’eliminazione”.

 

Il mandato di “esecuzione”, in un rigoroso burocratese non meno agghiacciante dell’atto letale, si conclude così: «…per quanto sopra si prega la Polizia Locale di Roma Capitale di voler predisporre gli atti amministrativi di rispettiva competenza e l’Ufficio Operativo della Direzione Mercati all’ingrosso di predisporre il mezzo idoneo al trasporto delle carogne».

Al di là della fredda forma burocratica, tra tante inutili Maiuscole spicca la minuscola “c” di “carogne”. Forse l’unica, tra tante pompose parole, a meritare la maiuscola.

 

La protesta dalla strada si è trasferita nelle aule parlamentari. Dopo i soliti scaricabarili, le interrogazioni e le vane proteste di verdi e animalisti, la vicenda finirà come sempre nel dimenticatoio. Peccato che a nessuno sia passato per la mente di rilasciare gli animali sedati in un parco protetto, per esempio l’ex tenuta presidenziale di Castelporziano dove la povera mamma-cinghiale e i suoi sei cuccioli avrebbero potuto continuare a vivere assieme ai loro simili senza il bisogno per sopravvivere di grufolare tra gli avanzi delle merendine lasciati lì dai bambini nel parco giochi dietro la loro scuola elementare, per di più dedicata a San Francesco d’Assisi. Lui con gli animali ci parlava.

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Pino Coscetta

Caporedattore - Giornalista e scrittore, è entrato al “Messaggero” a 22 anni e ha concluso la sua carriera lavorativa con la qualifica di caporedattore centrale. Durante la lunga permanenza nella redazione di via del Tritone, ha ricoperto per molti anni i ruoli di caposervizio delle province e di caporedattore delle Regioni. Da scrittore inizia con una raccolta di racconti giovanili, “Scirocco” (1966), e si dedica per un lungo periodo a saggistica, libri di storia locale e viaggi. Tra le più recenti pubblicazioni: “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli”; “Il mistero di Tomar”; “Palazzo Podocataro, la casa-museo del cardinale di papa Borgia”; “Tre secoli nel Tridente”; “Divieto d’Orvieto”; e, con Vittorio Emiliani, “La discesa del Tevere e altre storie di fiumara”.