Taranto, Italia: c’era una volta il “campus universitario del lavoro” nel Mezzogiorno

Pierre Carniti negli anni Ottanta (LaPresse Torino/Archivio storico)

Il segretario nazionale della Cisl, Pierre Carniti, era nipote della grande poetessa Alda Merini, che in riva allo Ionio aveva affidato il suo cuore al grande chirurgo e poeta Michele Pierri, e che a Taranto aveva dedicato versi sublimi. La moglie di Carniti, Mirella Musoni, era letteralmente stregata dalla cultura magnogreca, tanto da comprare, anno per anno, tutti gli atti del convegno di studi. Così, quando quell’estate del 1977 Pierre Carniti e la moglie vennero a villeggiare a Taranto, il progetto prese definitivamente corpo in quei nostri meriggi color porpora. Nel 1981 fu chiamato a guidarla Bruno Manghi, gran nome della sociologia italiana. Dieci anni dopo fu venduta a …Finmeccanica


Il racconto di ARTURO GUASTELLA, da Taranto

¶¶¶ Dilettantismo imperante. Politica da cortile o da ballatoio. Diplomati all’università della strada, che si improvvisano politici. Anche se, per quest’ultimo diploma, a Napoli si suol dire che essa, questa laurea, si può conseguire solo all’Università della “Saittella”. Che poi le saittelle sono (o, almeno, erano) i tombini sotto i marciapiedi delle strade, dove defluisce l’acqua sporca. Invece, quando c’erano le scuole di partito… quelle sì che preparavano a coniugare la politica in maniera seria. O, almeno, in modo decente. Anche se con diverse e, non raramente, contrapposte correnti di pensiero. 

Ma non è di Frattocchie (la scuola del Pci), o di quella di Lelio Basso (socialista) e neppure di quella voluta dal democristiano Giuseppe Dossetti, che vi voglio raccontare, ma di una scuola dove il dilettantismo è più pernicioso che altrove e può causare danni profondi, in quanto interessa direttamente il mondo del lavoro. Non lasciatevi però ingannare dal tono volutamente leggero di questo mio “incipit”. È il modo ruffiano di accattivarmi la vostra attenzione e di non farvi saltare subito alle pagine dello sport. È tuttavia la storia di un sogno infranto, come purtroppo capita spesso in questo nostro sud e, nella fattispecie, a Taranto. 

Qui, infatti, «c’era una volta» l’unica Scuola sindacale Cisl del nostro Mezzogiorno, isole comprese, che faceva il paio con quella di Firenze. Lì però c’è ancora. Queste erano le uniche due scuole sindacali della Cisl in Italia che ebbero il compito di formare migliaia di sindacalisti, non solo italiani, ma provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo e da moltissimi paesi dell’Est. Si partiva dall’assunto che il Sud stava vivendo un sogno industriale (e non importa quanto esso fallace e deleterio si sia, poi, rivelato), con il Polo chimico a Brindisi, Pisticci, Ferrandina e, giù in Sicilia, con Priolo, Siracusa, Augusta e Gela con l’Agip. 

Taranto poi, appariva davvero l’ombelico di questa industrializzazione spinta del nostro Meridione, con il IV Centro siderurgico e la costruzione di una vera e propria città dell’acciaio, che aveva arruolato migliaia e migliaia di lavoratori richiamando in riva allo Ionio tecnici di primissimo piano. Il sindacato, perciò, doveva attrezzarsi per essere all’altezza delle grandi sfide di un mondo del lavoro cresciuto in maniera così esponenziale. Ma usciamo dal “sindacalese” e raccontiamo del modo davvero speciale in cui la Cisl decise che la sua seconda scuola sindacale dovesse sorgere proprio a Taranto. 

In quel periodo, il segretario nazionale di questa sigla sindacale era un nome mitico del sindacato italiano, quel Pierre Carniti che, insieme a Bruno Trentin e a Giorgio Benvenuto, scrisse pagine davvero significative della storia del movimento sindacale italiano, tanto che un mio antico amico, Sergio Turone, giornalista e docente di Storia del sindacato a Teramo, dedicò un seminario all’argomento; sottolineava l’azione incisiva e, quasi parallela, di questi tre segretari nazionali e, quel che più conta, l’eccellenza della neo scuola Cisl di Taranto. E qui, come nelle migliori tradizioni dei classici greci, serve un demiurgo, un deus ex machina. Ed eccolo: anch’egli è un nome mitico del sindacato tarantino, quel Cosimo D’Andria (Mimmo) che davvero pose la prima pietra della Cisl di Taranto. 

Era (ed è arzillo tuttora) intelligentemente ambizioso, e altrove ho scritto che sarebbe stato un magnifico prelato, tanto raffinato è il suo acume. D’Andria, allora segretario della Cisl di Taranto, aveva visitato e frequentato la scuola sindacale Cisl di Firenze ed era rimasto impressionato dalla qualità dei suoi docenti, quasi tutti cattedratici, e dal contenuto delle materie insegnate. E, vista la crescente importanza del mondo del lavoro a Taranto, «perché ‒ propose a Carniti ‒ non farne una seconda a Taranto, per tutto il meridione?». Forse, però, Mimmo D’Andria ignorava – allora – che Pierre Carniti aveva già qualcosa in comune con Taranto. La Poesia.

Già, perché il segretario nazionale dei lavoratori cislini era nipote della grandissima poetessa Alda Merini, che in riva allo Ionio aveva affidato il suo cuore al grande chirurgo e poeta Michele Pierri e che aveva dedicato a Taranto versi sublimi. E non basta ancora. La moglie di Carniti, Mirella Musoni, era letteralmente stregata dalla cultura magnogreca, tanto da comprare, anno per anno, tutti gli atti del convegno di studi. Così, quando quell’estate del 1977 Pierre Carniti e la moglie vennero a villeggiare a Taranto (in una villetta a Gandoli, ospiti naturalmente di D’Andria), il progetto prese definitivamente corpo in quei nostri meriggi color porpora. E non è retorica. 

Senza perdere tempo e per evitare anche possibili ripensamenti, fu costituita la società “Macchie” (dal luogo in cui si trovava il terreno), e fu acquistata dall’Italsider un’area di dieci ettari (pagata mille lire al metro quadro, mentre la società dell’acciaio l’aveva pagata 300 lire) e il progetto fu affidato allo studio di architettura Nizzola (lo stesso che aveva ristrutturato la masseria Vaccarella e la nuova direzione dello stabilimento siderurgico). La spesa prevista per la costruzione della seconda scuola sindacale Cisl era di quattro miliardi di vecchie lire, sostenute dalle federazioni di categoria, in proporzione al loro numero di iscritti. L’esecuzione del progetto fu affidata per la sua realizzazione alla ditta Grassetto che, proprio in quel periodo, aveva ultimato i lavori di costruzione del ponte Punta Penna. 

La prima pietra fu posata il 9 marzo 1979, l’inaugurazione avvenne il quattro, cinque e sei giugno 1981, con la presenza dell’intero consiglio nazionale della Cisl. A dirigere la neonata scuola sindacale fu chiamato un grande nome della sociologia italiana del lavoro, quel Bruno Manghi autore di libri di gran pregio e che tuttora tiene seminari nelle Università di Torino, di Venezia o della Cattolica di Milano. E gli insegnanti della scuola? Ve ne cito, a memoria, qualcuno: Tiziano Treu, Gianfranco Solinas, Salvatore Morese, padre Bartolomeo Sorge, Massimo D’Antona, Giuseppe Morelli e, perfino, una magistrale lezione di Gino Giugni. I corsi potevano durare da una settimana a quattro mesi, con sempre una cinquantina di iscritti. 

Poi, la Cisl ionica, ritenendo forse non più utile una scuola del sindacato che aveva l’aspetto e le prerogative di un vero campus universitario, pensò bene di venderla nel 1990 a Finmeccanica, per pochi miliardi in più di quello che era costata (sette od otto bilioni di lire). Questa, la Finmeccanica, vi allogò in un primo momento la Space software Italy, e ora la Leonardo Elettronica che pare stia attraversando un periodo burrascoso. Fine della storia. Il rimpianto di un’altra occasione perduta per Taranto e, in questo caso, anche per l’intero Mezzogiorno. E, forse, la constatazione che la Cisl aveva cambiato pelle, e infranto il sogno di un Pierre Carniti che aveva invece sognato un sindacato sempre più preparato. In grado di rispondere alle mutate esigenze del mondo del lavoro. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

_____

Foto: sotto il titolo, stabilimento Italsider di Taranto e primo piano di Pierre Carniti; al centro, anni Settanta manifestazione sindacale unitaria e la triade Carniti, Benvenuto e Trentin; in basso, sede ed inaugurazione della scuola sindacale Cisl a Taranto, giugno 1981

About Author

Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.