Superbonus 110% e Green deal italiano: i troppi ostacoli e le grandi opportunità

Nei diciotto mesi di applicazione del superbonus al 110% gli interventi realizzabili non saranno sufficienti a trasformare il patrimonio edilizio obsoleto delle nostre periferie. I tempi sono stretti, la complessità delle procedure è un deterrente, la quantità di soggetti tecnici e professionali da coinvolgere spaventa i soggetti privati, soprattutto i più deboli. Nulla si sa degli scenari che seguiranno il 2022: le incerte sorti del governo e della legislatura non aiutano ad avere fiducia. La strada della rigenerazione urbana, della diminuzione delle emissioni in atmosfera, dell’efficientamento energetico è però quella giusta


L’analisi di PAOLO SCARPA

¶¶¶ Nella prima parte di questa analisi pubblicata mercoledì 6 gennaio su Italia Libera si sono analizzati gli aspetti generali del superbonus per l’edilizia introdotto dal Decreto Rilancio del maggio 2020, che, nelle intenzioni, si allinea agli obiettivi europei, per quell’auspicabile progetto di sviluppo sostenibile del paese, ancora nebuloso e frammentato. La strada è quella della rigenerazione urbana, della diminuzione delle emissioni in atmosfera, dell’efficientamento energetico. Quindi il provvedimento, se applicato in scala vasta con le correzioni necessarie, potrebbe essere inteso come investimento, più che come spesa.  

Le ambiguità del governo e le imperfezioni congenite del decreto, ci impongono tuttavia una domanda: per come è strutturato, il superbonus riuscirà davvero a realizzare gli obiettivi che si propone? L’interrogativo impone di tornare ai punti critici del decreto, ai tempi assegnati per la realizzazione degli interventi, ai meccanismi procedurali imposti, in cui il termine “semplificazione”, come ormai sovente accade, è abusato, ma di fatto disatteso.

La complessa semplificazione normativa. Il sistema paese si è assuefatto a una endemica complessità procedurale che riguarda anche l’edilizia, tra leggi nazionali, leggi regionali, norme attuative, regolamenti urbanistici comunali. Una complessità, che ha favorito, di fatto, abusivismo e speculazione. Al groviglio normativo, si aggiunge nello specifico del superbonus l’accumulazione di norme che si sono accavallate tra maggio e dicembre 2020. Per avere un’idea, diamo un’occhiata al susseguirsi dei provvedimenti negli ultimi sei mesi. 

Il Decreto Sviluppo è stato emanato il 19 maggio, e gli interventi edilizi previsti all’articolo 119 (il superbonus) avrebbero potuto partire, in teoria, già dal 1 luglio 2020. In realtà, da subito, sono iniziate correzioni, integrazioni: lo stesso decreto, è stato modificato a più riprese sino al 3 dicembre 2020. Solo in ottobre, sono stati emanati i due Decreti attuativi “Requisiti Tecnici” e “Asseverazioni”, indispensabili per redigere quei progetti che secondo il decreto di maggio avrebbero già potuto essere cantierizzati al 1 luglio. 

In parallelo sono state emanate numerose circolari dell’Agenzia delle Entrate (l’ultima in ordine cronologico data 23 dicembre 2020) che chiariscono alcuni aspetti oscuri del decreto: ma ancora non tutte le ombre sono state dissolte, anche perché il decreto rilancio richiama a loro volta, modificandoli, i vecchi decreti Ecobonus e Sismabonus e non sono immediate le interpretazioni di cosa sia possibile realizzare e cosa no. Infine la Legge di Bilancio approvata il 30 dicembre 2020 ha apportato ulteriori modifiche. 

Il ruolo delle banche. Un aspetto incentivante del decreto è la possibilità di cessione del credito, che ha assegnato un ruolo centrale alle banche. Le banche (pressoché tutte, da Unicredit a Banca Intesa a Mps, a Fineco, ecc.) si sono attivate con prodotti ad hoc per acquistare il credito di imposta ma esigono una verifica completa del progetto e si sono quindi affidate a loro volta a società di consulenza (Deloitte per Banca Intesa, per esempio) che si interfacceranno con i clienti per tutta la fase di screening. Quello delle banche diventa un passaggio quasi obbligato, che comporta un allungamento dei tempi e ulteriori carichi procedurali. 

Sarà davvero efficace il decreto? L’impressione, tutta da verificare da qui al 2022, è che nei diciotto mesi di applicazione del decreto gli interventi che si riusciranno a realizzare difficilmente saranno sufficienti a trasformare in modo significativo il patrimonio edilizio obsoleto delle nostre periferie. I tempi sono stretti, la complessità delle procedure rappresenta un deterrente, la quantità di soggetti tecnici e professionali da coinvolgere spaventa i soggetti privati, soprattutto i più deboli. Troppe al momento le incognite su quanto il sistema pubblico e il sistema creditizio saranno effettivamente di aiuto e non di ostacolo. E nulla si sa degli scenari che seguiranno il 2022: le incerte sorti del governo e della legislatura non aiutano ad avere fiducia. 

Tutte queste ragioni tenderanno fatalmente a limitare l’impatto positivo del provvedimento, i cui effetti potrebbero ridursi a una rincorsa alle agevolazioni fiscali, senza che siano significativamente raggiunti quegli obiettivi di riqualificazione ecologica delle città che appaiono ancora molto lontani. Eppure, puntare sul serio ad abbattere fino al 70% le emissioni di inquinanti da ogni nostra abitazione sarebbe un traguardo notevole sotto il profilo economico e sociale. E un contributo rilevante alla battaglia comune europea contro la crisi climatica che incombe sulle nuove generazioni. − (2. Fine. La prima parte è stata pubblicata il 6 gennaio 2021)  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Paolo Scarpa

Ingegnere, laureato all’Università di Genova nel 1983, vive e lavora a Parma. Si dedica all’analisi della città e del governo del territorio, ha diretto sino al 2017 l’associazione culturale “Il Borgo”, con cui ha coordinato vari studi in collaborazione con l’Università di Parma e ha dato vita nel 2014 a una scuola di politica per giovani, tutt’ora attiva. È stato editorialista della rivista “il Nuovo di Parma” dal 2010 al 2013, ha pubblicato articoli di urbanistica su “il manifesto” e “il Giornale dell’Architettura”. Pubblicazioni (curatore, autore): Città e comunità, contributi per un futuro sostenibile, pubblicazioni il Borgo, anno 2011; Una gestione sostenibile dei rifiuti (autori vari, curatore ed autore), pubblicazioni Il Borgo 2013; Viaggio in Italia (curatore G. Bevilacqua, autore capitolo su Parma), 2017, Edizioni Il Manifesto; Laboratorio Emilia (studi per l’Area vasta), anno 2016 pubblicazioni il Borgo; Ripensare la Giustizia, via per il bene comune (co-autore) Edizioni Comunione e Diritto anno 2016