Sulle tracce di Albert Einstein lungo la via del sale, da Pavia a Genova Nervi

Quando narro che Einstein visse a Pavia molti conoscenti mi squadrano come se avessi dato fuori di senno. Ma non sono baggianate; Einstein abitò quasi due anni a Pavia, dacché il suo genitore inaugurò in questa città d’arte l’Officina Elettrotecnica Nazionale Einstein-Garrone (1894), che sfruttava la forza idraulica del naviglio. Loro dimora era la medesima dove abitò il poeta Ugo Foscolo


Il racconto illustrato di GABRIELE REINA

¶¶¶ Verso il Castello di Oramala, crepuscolo del 22 aprile, vigilia di San Giorgio.

“Ma sapete che giorno è oggi? È la vigilia di San Giorgio. Non sapete dunque che allo scoccar della mezzanotte, tutte le forze del male che esistono al mondo si scateneranno? Ma sapete dove state andando, verso cosa state andando?” (B. Stoker, Dracula)

Certo che lo so che giorno è!

Riassumiamo.

La vigilia di San Giorgio c’è!

V’è pure un castello dal nome tenebroso, Oramala, che sbaraglia qualsiasi Transilvania!

C’è ben altro che un conte Dracula, poi! 

Quando neppure la Transilvania esisteva, erano annidati quaggiù i marchesi Malaspina, un nome da racconto del terrore di Poe; erano antichi quanto Carlomagno e furono cantati nella Divina Commedia da Dante, mica da Bram Stoker.

Vampiri solo non ce ne sono. Ma lupi zannuti sì. 

Allora noi disseteremo la nostra sete di avventura ripercorrendo a piedi le orme di un quasi contemporaneo di Stoker: “Herr” Albert Einstein.  

Quando narro che Einstein visse a Pavia molti conoscenti mi squadrano come se avessi dato fuori di senno. 

Ma non sono baggianate; Einstein abitò quasi due anni a Pavia, dacché il suo genitore inaugurò in questa città d’arte l’Officina Elettrotecnica Nazionale Einstein-Garrone (1894), che sfruttava la forza idraulica del naviglio. Loro dimora era la medesima dove abitò il poeta Ugo Foscolo. 

L’allora giovanissimo scienziato si trovava a meraviglia a Pavia, tant’è che esiste un importante carteggio con una cara amica: Ernestina Pelizza Marangoni. Da lei suonava il piano assieme alla sorella Maja, dall’altra parte del Ticino, sulle prime propaggini dell’Oltrepò Pavese, che è una sorta di Mugello toscano; ma più selvoso, selvaggio, addirittura sconosciuto, e separa Genova da Pavia. Di certo ad Einstein avranno narrato fior di storie e leggende su quei monti, i possenti baroni longobardi che li dominavano e la “Via del Sale” che li solcava. 

Era questa una strada mercantile che partiva da Pavia, penetrava in Valle Staffora, traversava Varzi, saliva fino a Cosola per giungere fino al Monte Antola e da qui scendere a Genova. Vi s’incanalava di tutto dai mercati di Fiandre, Francia e Inghilterra; giungevano a Milano stoffe, panni, lana, poi instradate verso Genova, scalo della materie prime necessarie alle industrie tessili meneghine: cotone, indaco, allume. Pavia e i feudi imperiali dei Malaspina si trovavano giusto nel mezzo e seppero mantenere una loro autonomia ottenendo il controllo di quest’arteria commerciale.

Nel luglio 1905, Einstein decise di percorrerla e fare capolinea dallo zio Cesare Koch che abitava a Nervi. Non era solo, lo accompagnava l’amico Otto Neustatter, un prussiano nativo della città di Kant: Königsberg. Avevano sedici anni.

Qualsiasi percorso sulle orme di Einstein non può che iniziare davanti al meraviglioso Ponte Coperto Visconteo, forse il più bello d’Italia con quello di Firenze. Qui sotto il fiume Ticino fa dei meravigliosi mulinelli, mortali per il bagnante forestiero ma divertentissimi per l’indigeno che sa come farsi trascinare sul fondo e poi tornar su. Non so se a Einstein garbasse questo giochetto anfibio, ma di certo venerava questo mirabolante cavalcavia, andato distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra.

Esiste una lettera del 1946 in cui Ernestina Marangoni scrisse a Einstein d’intercedere presso il comando alleato affinché provvedesse alla sua ricostruzione. E lo fece. Tant’è che una lapide che ormai non guarda più nessuno, proprio alla sommità del ponte, cita le parole dello scienziato:  “Ho spesso pensato al bel ponte di Pavia…”.

Da qui un ex commilitone della naja, nativo di Casatisma, mi presta una bici per raggiungere Casteggio, passando per Cava Manara. 

Il sole morente incendia l’immensa cupola del Duomo di Pavia (la sesta più grande in Italia), questa città capitale del Regno d’Italia longobardo e poi carolingio. Addentrandomi sempre più verso Voghera, inizio a scorgere i castelli malaspiniani di Nazzano e Pozzol del Groppo, sentinelle di Val Staffora. In tempi più lieti la famiglia di mio nonno – cugino del pittore Pellizza da Volpedo − possedeva proprietà quaggiù, dove era legato d’amicizia con gli Arbasino di Voghera. 

Da qui la strada punta decisa verso sud, verso le dorsali dei labirinti dell’Oltrepò, che conosco quasi a menadito. Dapprima risalgo a Casteggio tanto cara a Einstein e sua sorella Maja. La famiglia della loro amica Marangoni viveva in una splendida magione al Pistornile, vale a dire la parte più elevata del borgo.

Poi, anziché restare giù nel fondovalle di Val Staffora, m’inerpico fino a Stefanago, Fortunago e quindi scivolo a Sant’Alberto di Butrio  dove una misteriosa tomba in puro stile anglosassone e certe antiche pergamene attesterebbero fosse sepolto un re d’Inghilterra. Anche lo scrittore Buzzati e illustri signori d’Oltremanica pellegrinarono in questo luogo arcano e suggestivo.

Alla fine è  davvero buio quando, proprio su una collina davanti al castello di Oramala, pianto la tenda. E’ una serata magnifica. Ho un bel guardare avidamente la volta celeste, rammentando la leggenda tante volte udita da bambino che vuole che ogni crepuscolo, dai cieli ora limpidi, ora burrascosi, come Valchirie sciamino alla Torre di Oramala gli spiriti magni dei Malaspina. Un’altra tradizione narra che ogni notte di Natale lo spettro dell’imperatore Federico Barbarossa – qui trovò asilo dopo la disfatta di Legnano – accenda una candela nella stanza della ciclopica torre.

Il tedesco Einstein avrà fatto tappa qui e sarà stato anche lui affascinato da questi racconti degni dei fratelli Grimm? […] ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

[Il racconto integrale di Gabriele Reina, con le illustrazioni originali realizzate per “Italia Libera”, potete leggerlo nel quindicinale scaricabile gratuitamente qui sotto].

Nel n. 6 RESISTENZA&LIBERTÀ scaricabile gratis: “Il virus da sé fuggito” e l’informazione scientifica distorta [di Maurizio Menicucci]; Undici milioni di italiani analfabeti funzionali [l’inchiesta di Anna Maria Sersale]; Montenero di Bisaccia, la Dubai alla molisana [l’inchiesta di Lilli Mandara]; Papa Bergoglio nella terra di Abramo [il reportage integrale di Laura Silvia Battaglia e Elena Lea Bartolini De Angeli]; Eolico pro-contro-perché? O forse dove? [l’analisi di Giorgio Boscagli]; Le tracce di Einstein sulla via del sale [con gli acquarelli originali di Gabriele Reina]

About Author

Nato su un lago: quello di Lugano, non lungi dalla casa di Hermann Hesse, da una vecchia famiglia lombarda. Ama narrare e riscoprire storie, e forse per questo è stato scrittore e ultimo caporedattore della casa editrice FMR/Franco Maria Ricci. Pittore ritrattista della vecchia scuola, ha studiato con il maestro futurista Sibò (1907-2000). Essendo la pittura e la scrittura delle vocazioni, ha conseguito una doppia, inutile vecchia laurea specialistica all’Università Statale di Milano (Lingue e poi Storia dell’Arte) e poi un dottorato all’Università di Losanna. Viaggiatore indefesso, ama percorrere l’Europa a piedi e in bici, riversando le sue impressioni in oltre 250 taccuini di viaggio, stracolmi di acquarelli e ritratti (talvolta esposti in mostre, ma più spesso inviati come lettere acquarellate a pochi amici fedeli). È autore di vari saggi e libri per FMR, Mondadori-Electa, ecc., quali Palazzo Altieri; Châteaux du monde; Superga segreta ecc. È membro della Società Dalmata di Storia Patria (Venezia), della Società Italiana di Studi Araldici (Torino) e del Robert Louis Stevenson Club (Edimburgo). Instagram: gabrielereinapainter