Stanze buie e prati verdi. Si deposita la polvere del coro per Draghi e dell’unanimità per Letta

Chi ha a cuore la costruzione di un campo democratico, sa che la sinistra va ricostruita daccapo. Articolandone la presenza nei gangli vitali della società: sul lavoro che manca e la disuguaglianza che cresce, sui diritti sociali sviliti e la cittadinanza mortificata, sulla crisi climatica che non molla e la direzione di marcia che non cambia. E il prato verde per un maturo movimento ecologista (ecosocialista?) si allarga davvero. Verso i tanti disillusi e i tantissimi fiduciosi di luoghi più accoglienti e salutari. Di cos’altro ci parlano ogni venerdì i ragazzi di Friday For Future se non di questo?


L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

¶¶¶ Stabilito chi doveva sedersi a capotavola per la gestione dei fondi europei, si deposita la polvere di stelle sollevata dal coro per Draghi. I posti-chiave sull’uso dei 209 miliardi disponibili per il Recovery Plan sono presidiati dalla tecnocrazia confindustriale. In primis nel neonato ministero della Transizione ecologica. Per la gestione della pandemia (prima causa dell’incarico dato d’imperio dal capo dello Stato all’ex capo della Bce), abbiamo sostituito, per ora, solo la cantilena del commissario Arcuri con le mostrine del generale Figliuolo. Nella speranza − oggi un po’ più concreta di ieri − che i vaccini arrivino. E siano gestiti da Regioni ora fuori controllo, se non fuori di testa: come dimostrano i contratti fai-da-te per lo Sputnik.

Stabilito chi doveva caricarsi la croce del Nazareno (a Roma, non a Gerusalemme), si deposita la polvere di acari alzata dall’unanimità per Letta. Le dinamiche che soffocano il Pd dalla nascita sono sempre lì, in servizio permanente effettivo. Con l’unica novità nel copione odierno: due-donne-due, cooptate dai rispettivi capicorrente a guidare la nave dem nei marosi del Parlamento. Carica octroyé da Marcucci alla Malpezzi per il Senato, da Delrio alla Serracchiani per la Camera. L’una e l’altra cresciute all’ombra del mercante di Riyadh (e della sua “scatola nera”, il Luca Lotti della scuola Verdini e dello scandalo Palamara, “autosospeso” dal partito ma con le mani sempre in pasta). Mai espressa una sola parola per distinguersi, da nessuna delle due. Nei giorni gloriosi o in quelli dell’infamia del Rignanese. 

Chi ha a cuore la costruzione di un campo democratico sa che la sinistra va ricostruita daccapo. Articolandone la presenza nei gangli vitali della società: sul lavoro che manca e la disuguaglianza che cresce, sui diritti sociali sviliti e la cittadinanza mortificata, sulla crisi climatica che non molla e la direzione di marcia che non cambia. Il primo a saperlo è Enrico Letta: da ex Dc colto e avveduto, è libero − almeno − dall’egemonismo soffocante di tanti ex comunisti. Se saprà, poi, rifuggire anche le logiche esclusive del marketing e del packaging della comunicazione politica lo vedremo molto presto. Allo scadere della tregua pandemica sui nodi più spinosi. 

Nel numero 4: in primo piano dossier sulle prospettive dell’ambientalismo in Italia; reportage completo di Maurizio Menicucci sulle truffe a norma di legge nei pascoli alpini; i nuraghi patrimonio dell’umanità nell’inedito di Tatiana K. Kirova; i 700 anni dalla morte di Dante nell’inedito di Vittorio Emiliani; il centenario dei tre tenori Lanza Corelli e Di Stefano nell’inedito di Carlo Giacobbe; il calcio giovanile romano da Totti in poi firmato da Marco Filacchione

E qui il prato verde per un maturo movimento ecologista (ecosocialista?) si allarga per davvero. Verso i tanti disillusi e i tantissimi fiduciosi di luoghi più accoglienti e salutari. Di cos’altro ci parlano ogni venerdì i ragazzi di Friday For Future? Ripiegati su noi stessi cancelliamo dalla vista persino i rapporti più macroscopici tra letalità del virus e inquinamento atmosferico, visibile a occhio nudo solo sovrapponendo le mappe delle vittime alle mappe dello smog.

Di cos’altro ci parlano i sedicenni oggi se non dei guasti profondi generati dai settantenni ieri? Il salto di specie − lo spillover del Coronavirus − è figlio di deforestazione selvaggia e bulimia sviluppista. Abbagliati dal vaccino-libera-tutti, ce ne siamo già dimenticati. È di questo, alla fin fine, che si parla nel dossier cui dedichiamo la copertina del magazine che potete scaricare gratis qui a fianco. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, notturno Chigiano [credit Ansa]; in alto, manifestazione sul global warming a Milano; in basso, le ragazze di Friday For Future a Roma

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Igor Staglianò

Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Cura gli approfondimenti sui temi dei beni culturali, dello sviluppo sostenibile e della tutela del territorio, realizzando oltre mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico. Ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia. Ha collaborato, fra l'altro, con le pagine di scienza e ambiente di "Panorama" diretto da Claudio Rinaldi. Per la casa editrice Rosenberg & Sellier ha curato, con Guglielmo Ragozzino, "Il conto del tempo", una riflessione a più voci sulla rivoluzione informatica alla Fiat e alla Olivetti negli anni Settanta del Novecento. Ha pubblicato saggi sulle innovazioni tecnologiche nei processi produttivi e sulla democrazia nell'era atomica.