Scuole chiuse, montano le proteste: «minati i diritti dell’infanzia e dei nostri adolescenti»

Nel bilancio dello Stato la quota destinata all’istruzione è progressivamente diminuita, e spendiamo male anche i soldi stanziati. A parità di spesa, rispetto ad altri Paesi europei otteniamo risultati inferiori. E ora presidi, insegnanti, studenti e genitori chiedono con forza il ritorno in classe in condizioni di sicurezza. I pareri del professor Roberto Perotti tornato in Italia dopo dieci anni di insegnamento alla Columbia University e della dottoressa Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva alla Sapienza


L’inchiesta di ANNA MARIA SERSALE

¶¶¶ In piena pandemia, con la terza ondata all’orizzonte e le vittime che hanno superato quota 80.000, siamo arrivati al finale di partita e la crisi di governo è aperta. Ma sulla scuola, che attendeva provvedimenti importanti, la crisi ha avuto l’effetto di uno tsunami. Ora l’incertezza regna sovrana e sulle macerie della didattica a distanza monta la protesta di genitori, docenti e alunni con sit-in davanti al ministero dell’Istruzione contro la chiusura degli istituti. E mentre nel mondo della politica si consumano i rituali della crisi i ragazzi chiedono «il ritorno in classe in condizioni di sicurezza». 

«Sono minati i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e con essi il futuro dei nostri ragazzi e ragazze», è l’accusa mossa dal comitato “Priorità alla Scuola”, cui hanno aderito l’Unione degli studenti, il Forum uguaglianze e diversità e altre associazioni. «Come madre, come ricercatrice in virologia e come cittadina, ho ritenuto necessario attivarmi in prima persona» dice Francesca Incardona del comitato “Priorità alla Scuola”. «L’Italia ha disatteso le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Entrambi raccomandano che la chiusura della scuola sia l’ultimo rimedio».

Dodici regioni sono state dichiarate a rischio e in rapporto ai dati sanitari la ripresa potrebbe essere a macchia di leopardo. I trasporti restano un rebus e gli ingressi saranno inevitabilmente scaglionati. Alle 8 o alle 10. Con quali criteri di turnazione? È tutto da stabilire. Poi bisogna fare i conti con la sentenza del Tar della Lombardia, che ha giudicato «irragionevole e contraddittoria» l’ordinanza della Regione che aveva prolungato la didattica a distanza e non è escluso un qualche effetto domino, con ricorsi in altre zone del Paese. Dunque, per il Tar si deve tornare in classe, mentre famiglie e insegnanti chiedono misure straordinarie per rafforzare i mezzi pubblici e risposte immediate sui problemi più urgenti della scuola, oltre a un piano strategico di lungo periodo e l’arricchimento dell’offerta formativa per combattere la dispersione scolastica e recuperare, almeno in parte, il gap accumulato a cominciare dalla lotta all’abbandono, che ha toccato cifre record (un ragazzo su quattro dice addio alla scuola e non rientra più nel circuito formativo). 

«Decenni di incuria − afferma Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva alla Sapienzahanno portato a questi risultati. E oggi ci ritroviamo anche un governo fragile, impreparato e assillato dalla pandemia. I sindacati si sono occupati degli insegnanti, sia pure in maniera insufficiente (gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati d’Europa), ma non si sono mai occupati degli alunni. Programmi e didattica sono le carenze maggiori. In più le classi sono troppo affollate. Un altro limite è non aver capito che dopo i quattordici anni (ma anche prima) molti ragazzi preferiscono impegnarsi in attività pratiche (da cui si può imparare molto) invece che seguire corsi teorici». 

L’altra nota dolente è quella dei mancati investimenti. Nel bilancio dello Stato la quota destinata all’istruzione è progressivamente diminuita, dimenticando che se non sosteniamo la scolarizzazione avremo un prezzo alto da pagare in termini sociali e di sviluppo dell’economia. A questo si aggiungono delle anomalie. Spendiamo male i soldi destinati all’istruzione dal momento che, a parità di spesa, rispetto ad altri Paesi europei otteniamo risultati inferiori. Significa che non siamo capaci di garantire la qualità della spesa e soprattutto non facciamo verifiche sulla realizzazione dei progetti. Comunque, resta il fatto che la scuola è stata massacrata dai tagli, tagli pesantissimi. Spesso sono le famiglie a portare in segreteria la carta per scrivere, le penne, la carta igienica e il sapone per i bagni. E quando serve una fotocopiatrice nuova, siccome i rubinetti sono chiusi, si va a caccia di sponsor. 

«Però attenti, prima di chiedere soldi occorre sapere come spenderli, ci vogliono idee chiare e un progetto ben strutturato per raggiungere gli obiettivi prefissati», osserva l’economista Roberto Perotti, che ha insegnato per dieci anni alla Columbia University di New York, dove ha ottenuto la cattedra a vita. Tornato in Italia ora insegna all’Università Bocconi di Milano. «Alla scuola va riconosciuto un ruolo strategico importante», continua il professor Perotti. «L’economia di un Paese, infatti, dipende anche dai livelli di istruzione dei suoi cittadini ed è anche vero che l’abbandono precoce degli studi è un ostacolo alla crescita. Per esempio, bisognerebbe migliorare i risultati nelle materie scientifiche, perché i nostri studenti sono tra gli ultimi in classifica come risulta dai test Pisa (Programme for international student assessment), una indagine internazionale promossa dall’Ocse». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Anna Maria Sersale

Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.