Ruggine e batteri attaccano il Mose di Venezia: la polvere è nascosta sotto il tappeto rosso

Dietro le foto di regime con i ministri e le paratoie che si sollevano durante i test di prova emerge una realtà amara. Sott’acqua il Mose è ridotto a un colabrodo. I batteri nei tubi, infiltrazioni di acqua salata nelle gallerie, ruggine, degrado, materiali già da sostituire. «La corrosione avanza e non si fa nulla», denuncia l’ingegnere Susanna Ramundo, una delle maggiori esperte nazionali nel campo. L’inchiesta completa nel terzo numero del nostro magazine in uscita lunedì 15 marzo


L’inchiesta di ALBERTO VITUCCI, da Venezia

¶¶¶ Il Mose sotto attacco. Minacciato dai …batteri. È l’ultima clamorosa scoperta sulle carenze di un progetto faraonico, costato fin qui quasi sei miliardi di euro. I batteri, proprio così. Non bastavano la corruzione, gli sprechi, i lavori mal fatti, le criticità mai risolte, la corrosione e la ruggine sott’acqua. Adesso anche i batteri. Nelle gallerie subacquee di Treporti, dove ci sono gli impianti di sollevamento delle paratoie, i sub hanno scoperto «problematiche corrosive sulle tubazioni in acciaio delle linee di flussaggio e drenaggIo». Tradotto, tubi bucati. Possibile? 

Il fenomeno si chiama Mic (Microbiologically Influenced Corrosion), e riguarda appunto la corrosione locale prodotta da batteri. Causata, a quanto pare, dalle infiltrazioni di acqua salata nell’acqua dolce e dagli errori progettuali dei tubi. Tutto scritto in un rapporto “urgente”, inviato al Consorzio Venezia Nuova nel settembre del 2018 dalla società milanese Centro Inox Servizi srl.

Un bel guaio. Perché dietro le foto di regime con i ministri e le paratoie che si sollevano durante i test di prova emerge una realtà amara. Sott’acqua il Mose è ridotto a un colabrodo. I batteri nei tubi. Ma anche infiltrazioni di acqua salata nelle gallerie, ruggine, degrado, materiali già da sostituire. Naturale per un’opera che vive sotto l’acqua (salata). Possibile che nulla di tutto questo fosse stato previsto?

La corrosione delle cerniere, il cuore del sistema Mose, l’elemento che tiene agganciate sui cassoni in calcestruzzo del fondo le 78 paratoie delle dighe, è stata scoperta cinque anni fa. «Materiali diversi da quelli del progetto», aveva denunciato l’esperto Gian Mario Paolucci. Studi e analisi, suggerimenti e rapporti sugli interventi «urgenti». Ma non è successo nulla. Tanto che pochi giorni fa, con un gesto clamoroso, si è dimessa per protesta la consulente del ministero delle Infrastrutture, l’ingegnere Susanna Ramundo, una delle maggiori esperte in materia di corrosione. «La corrosione avanza e non si fa nulla», la sua denuncia, «me ne vado perché non voglio essere corresponsabile di questo scempio». Accuse precise. A chi dovrebbe occuparsi della vita del sistema tecnologico e non interviene… [il seguito nel magazine che sarà online da lunedì 15 marzo

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Foto: sotto il titolo, le prove di funzionamento del Mose nell’estate 2020 (il presidente del Consiglio Giuseppe Conte fotografa in Laguna il sollevamento della paratoie); in alto, la ruggine corrode l’impianto tecnologico 

About Author

Alberto Vitucci

Racconta da trent’anni per la "Nuova Venezia" le vicende del Mose, vincendo il Premio giornalistico Saint Vincent nel 1999 e, nel 2012, il Premio Bassani per le opere «in difesa del patrimonio storico, artistico, naturale e paesaggistico del Paese». Esperto di temi veneziani, ambiente e laguna. Scrive per "L’Espresso" e i giornali del Gruppo Gedi ("La Stampa" e "Venerdì di Repubblica"). Collabora con radio e tv italiane ed estere (Bbc, Rai, Sky, Euronews e La7)