Recovery Plan e nostalgie fossili: i “quattro veterani” dell’energia verde scrivono a Draghi 

Massimo Scalia, Gianni Silvestrini, Gianni Mattioli e Enzo Naso: «Ogni nuovo investimento nel gas naturale è una sottrazione di risorse all’espansione delle fonti rinnovabili, una concessione a interessi che guardano al passato a scapito di un futuro più sostenibile». I soldi delle generazioni future non devono pagare e accrescere debiti ambientali di stagioni passate: «È il caso di far riposare la dirigenza dell’Eni e perseguire strategie e obiettivi di interesse nazionale invece che interessi e orgogli aziendali, col metano diventato il ‘forte Apache’ di chi vuole restare nell’‘era dei fossili’», scrivono al presidente del Consiglio. «È bene che di questo sia consapevole anche il ministero per la Transizione ecologica»


¶¶¶ Roma, 9.4.2021 (Red) − «È fondamentale fissare obiettivi ambiziosi già al 2030, l’anno al quale l’Ipcc (il foro scientifico delle Nazioni Unite) ha anticipato il tipping point, il punto critico in cui il cambiamento climatico diventa inarrestabile. Non c’è più tempo! Allora, a tutta forza con le rinnovabili; basta col metano diventato il ‘forte Apache’ di chi vuole restare nell’‘era dei fossili’; non perdiamo tempo e finanziamenti con le distopie di universi nucleari, a fissione o a fusione che siano». Comincia così la lettera aperta inviata ieri al presidente del Consiglio Mario Draghi da Massimo Scalia, Gianni Silvestrini, Gianni Mattioli ed Enzo Naso, quattro figure storiche delle battaglie ambientaliste italiane. In apertura di lettera Scalia, Silvestrini, Mattioli e Naso rivendicano il ruolo avuto, da 40 anni, nel bandire il nucleare, fermare il carbone, fare posto al metano – il meno inquinante dei combustibili fossili – e promuovere le energie rinnovabili. 

Dopo la “lunga transizione” garantita proprio dal metano è ora di metterlo da parte: «ogni nuovo investimento nel gas naturale è una sottrazione di risorse a una politica di espansione delle fonti rinnovabili, è una concessione a interessi che guardano al passato a scapito di un futuro più sostenibile», scrivono. Scalia, Silvestrini, Mattioli e Naso indicano gli obiettivi energetici da conseguire entro il 2030: 80 GW (GigaWattora) di fotovoltaico e almeno 25 GW di eolico, un quarto dei quali off-shore. Duro, nella lettera, l’attacco al gruppo dirigente dell’Eni. Neanche sfiorato, annotano, dal dinamismo di altre grandi industrie verso l’auto elettrica, le energie rinnovabili e l’idrogeno “verde” – dalla Volkswagen alla General Electric, dalla compagnia energetica saudita Acwa alla stessa Bp, una delle ‘sette sorelle’ –, l’Eni (partecipata dallo Stato) vuole mantenere nel fossile la sua rendita di posizione: «Sarebbe il caso di far riposare un po’ la dirigenza della società e far perseguire strategie e obiettivi di interesse nazionale invece che interessi e orgogli aziendali».

Frecciate anche alla ‘grandeur’ dei ‘cugini’ francesi, per soddisfare la quale è in costruzione a Cadarache la gigantesca centrale a fusione nucleare «che non darà un kWh prima del 2050, quando la produzione elettrica da rinnovabili sarà ormai vicina al 100%», ricordano Scalia, Silvestrini, Mattioli e Naso. Ed evidenziano la ‘perla’ di voler far rientrare il nucleare tra gli “investimenti sostenibili” in quanto “non produce danni significativi”, come ha proposto il recente rapporto del Joint Research Centre della Commissione Ue, di cui abbiamo scritto qui una settimana fa. Una proposta che «sembra dettata direttamente dall’industria nucleare di Stato francese, Areva, per poter arraffare fondi del Next Generation Eu», commentano sarcasticamente.

I quattro “veterani” dell’energia verde esortano a mettere da parte non solo la fissione nucleare (la scissione dell’atomo delle centrali in esercizio) ma anche la fusione (la cosiddetta “energia delle stelle”) invecchiata nei decenni e oramai obsoleta, concepita all’insegna del mito fallace di una fonte inesauribile d’energia. «Questa energia ce l’abbiamo già ora, nel mix di fonti rinnovabili con apporti sempre crescenti al fabbisogno energetico mondiale. E con prezzi che battono 10 a 1 il nucleare e ormai decisamente più convenienti di quelli dei combustibili fossili. È bene che di questo sia consapevole anche il ministero per la Transizione ecologica», annotano Scalia, Silvestrini, Mattioli e Naso.

In conclusione, viene prospettata la proposta operativa dei “distretti industriali per le rinnovabili”, su base quantomeno provinciale, attraverso il coinvolgimento della conferenza Stato-Regioni (lungo il percorso dei progetti). Essi − sottolinea la lettera inviata al Presidente del Consiglio − sono i motori possibili di imprenditoria locale per produrre componenti e dispositivi destinati alle energie rinnovabili, utilizzando le competenze tecnico-scientifiche delle Università, dei centri di ricerca e dei laboratori presenti sul territorio.

La lettera integrale inviata a Mario Draghi da Scalia, Silvestrini, Mattioli e Naso (con proposte operative dettagliate) sarà pubblicata integralmente sul numero 5 del nostro magazine a metà aprile. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: al centro, Green Refinery dell’Eni a Gela; in basso, Centrale nucleare di Creys-Malville lungo il fiume Rodano nella regione francese Auvergne-Rhône-Alpes

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