«Quella volta al bar con Soru»: il Piano paesistico della Sardegna e l’assalto del cemento alle sue coste

Negli ultimi giorni di questo infausto 2020, la giunta sardo-leghista del salviniano Solinas ci riprova col piano-casa: un cavallo di Troia per aumentare le cubature nelle aree tutelate. La legge “salva coste” per sedici anni ha resistito ad attacchi durissimi della destra, del suo stesso schieramento e persino agli errori personali del suo autore. «A Largo Argentina parlammo di ecosistemi, della diversità dei paesaggi, della necessità di applicare al territorio prescrizioni rigorose per incidere sui piani urbanistici comunali»  


Il commento di SAURO TURRONI, già presidente della commissione Ambiente e Territorio della Camera

Nell’ormai lontano 2004 era in corso una battaglia nelle aule parlamentari e nelle piazze delle principali città d’Italia, contro il condono nelle aree tutelate e la così detta “casa abusiva delle libertà”, rappresentata da Villa Certosa sulle coste sarde. Come Verdi montavamo ovunque una simbolica casetta abusiva, con tanto di domanda di condono. Una battaglia che coincideva anche con un altro durissimo scontro sulla “delega ambientale” con cui il governo Berlusconi voleva scardinare l’intera legislazione ambientale vigente. Salutai quindi con entusiasmo la legge “salva coste” varata nel 2004 dal presidente della Sardegna Renato Soru, perché dettava norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica, lo stesso nostro obiettivo culturale e politico.

Con un amico e collaboratore, il prof. Filippo Ciccone, con cui avevo condiviso l’esperienza della progettazione del Piano Paesaggistico dell’Emilia Romagna, decidemmo di chiedere a Soru un incontro per poter discutere con lui i contenuti del piano paesaggistico che si apprestava a fare. Al Presidente della Sardegna piacque l’idea di conoscere da vicino l’esperienza del Piano Paesistico dell’Emilia Romagna incontrando alcuni dei suoi estensori.

Ci incontrammo all’inizio del 2005 a Roma, non in Parlamento ma all’ora di pranzo in un ristorante-bar molto trendy, con arredo gelidamente minimalista, nei pressi di largo Argentina. Era privo di altri clienti, e la conversazione con Soru potè svolgersi in un ambiente tranquillo e silenzioso. La discussione fu subito molto aperta e libera: non mi era mai successo di incontrare prima, nella mia lunga esperienza, un uomo politico così sinceramente intenzionato a sottrarre la sua terra alla colata di cemento che ne stava divorando le coste, compromettendone il futuro.

Ci espresse le sue intenzioni, ben definite dal punto di vista politico ma ancora non del tutto delineate sotto il profilo del metodo e della natura dello strumento di pianificazione che si apprestava ad avviare. Aveva ben chiaro l’obiettivo di ricercare e preservare l’identità sarda e voleva uno strumento di tutela e di governo del territorio che incidesse sulle scelte urbanistiche.

Parlammo di ecosistemi, della diversità dei paesaggi e dei loro elementi costitutivi, della necessità di non applicare al territorio generici principi di tutela bensì indicazioni prescrittive capaci di incidere sui piani sotto ordinati e quindi sui piani urbanistici comunali. Gli illustrammo l’esperienza fatta in Emilia-Romagna, i conflitti con i fautori dello “sviluppo”, i pericoli, gli ostacoli e le aggressioni che il percorso del piano aveva dovuto subire e che certamente − anche con maggiore virulenza − si sarebbero manifestati pure nei confronti del Piano sardo.

Soru ci disse che pensava di coinvolgere
architetti capaci di misurare le loro opere con il contesto territoriale, riferendoci della positiva esperienza fatta con la progettazione della propria abitazione. Mi permisi di suggerirgli un diverso approccio, sostenendo che gli ecosistemi e i paesaggi sardi e i loro elementi costitutivi, così come erano stati individuati dalla legge 431, richiedevano contributi specialistici di altissimo profilo, tali da essere difficilmente contestabili nel merito, uniti alla altrettanto forte esigenza che la pianificazione fosse affidata ad altrettanto autorevoli esperti da individuare nel novero, davvero ristretto, di coloro che condividevano analoghi principi.

Mostrai a Soru il cartiglio del Piano Paesistico dell’Emilia-Romagna che avevo portato con me per fargliene dono, per spiegargli il ruolo avuto in quel piano dal pool davvero straordinario di esperti che avevano affiancato il lavoro dell’ufficio di piano di cui avevo fatto parte, sostenendo la durissima battaglia per l’affermazione di principi che trovavano assai pochi sostenitori in una regione votata allo sviluppo come l’Emilia Romagna. Alla fine Soru si portò via con naturalezza, in una sportina di plastica, il pesante cofanetto contenente tavole, norme e relazione del Piano dell’Emilia-Romagna. 

Renato Soru con la decisione di fare del piano paesaggistico uno strumento realmente incisivo nelle scelte di assetto del territorio aveva compreso che si trattava di una svolta nell’urbanistica nazionale. Per la composizione del gruppo di progettazione del Piano scelse uno staff tecnico e scientifico di alto profilo − guidato dal compianto prof. Edoardo Salzano −, capace di fornire solidissime basi al suo obiettivo di salvare la Sardegna dal cemento. E, persino, dai suoi stessi errori personali. Come nel caso del progetto di recupero dell’ex colonia marina di Funtanazza, presentato da una società che a lui fa capo e bocciato dall’Ufficio regionale di tutela del paesaggio.

Non avevo raccontato in precedenza questa piccola vicenda e lo faccio ora con l’intenzione di rendere un omaggio a chi condusse una lungimirante battaglia culturale e politica che si affiancava alle nostre, e per esprimere anche il rammarico per l’aggressione alle coste della Sardegna che si sta profilando − una volta ancora, in questi ultimi giorni di un 2020 quanto mai infausto − col nuovo Piano casa che la destra al governo della Regione si appresta a varare.

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Foto: sotto il titolo, edificio in costruzione a Carloforte; in alto, complesso edilizio in Costa Smeralda; al centro, villaggio turistico in Gallura ed ecoistemi costieri in Ogliastra; in basso, l’ex colonia marina Funtanazza nel territorio di Arbus e il rendering del progetto di recupero bocciato dagli uffici regionali

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Architetto e urbanista, dal 1972 ha svolto la propria attività professionale pubblica in qualità di dirigente presso i Comuni di Cervia e Cesena; dal 1986 è stato dirigente all’urbanistica, servizio tutela e valorizzazione del territorio, della Regione Emilia Romagna. Ha progettato, fra l’altro, il Piano Territoriale Paesistico dell’Emilia Romagna, ed è stato responsabile del laboratorio regionale per la sperimentazione della pianificazione ecologica. Dal 1992 e per quattro legislature consecutive è stato deputato e senatore dei Verdi. È stato anche il primo parlamentare italiano a recarsi in Antartide e in Artide per le ricerche sul clima. Dal 2007, per otto anni è stato membro della Commissione scientifica nazionale per l’Antartide (Csna). Nel settembre del 1995 è stato a Mururoa con Greenpeace contro gli esperimenti nucleari e nel ’96 a Cernobyl per il decennale della catastrofe. Dal 1994 al 1996 ha fatto parte della delegazione italiana presso l’Osce. È presidente di una Fondazione con scopi di solidarietà sociale.