Earth Day 2021: finita la tregua pandemica, riparte la crescita di anidride carbonica

Dopo la pandemia, nel 2021 un miliardo e mezzo di tonnellate in più di anidride carbonica sarà immessa in atmosfera per la produzione di energia. Nella Giornata mondiale della Terra, Biden, Xi Jinping e decine di capi di stato e di governo provano a recuperare credibilità internazionale, dopo lo stallo della Conferenza sul riscaldamento globale di Parigi del 2015 e il sostanziale flop di quelle successive. L’Europa anticipa al 2030 la riduzione del 55% della CO2 per evitare il punto di non ritorno nei catastrofici cambiamenti climatici già in atto. Per l’Italia significa raddoppiare l’elettricità verde in dieci anni


L’analisi di GIANNI SILVESTRINI, direttore scientifico Kyoto Club

¶¶¶ Oggi festeggiamo la Giornata Mondiale della Terra con l’auspicio di un netto cambio di marcia nella lotta climatica. L’annuncio di un deciso rafforzamento degli impegni Usa al 2030 in occasione dell’incontro virtuale di 40 capi di Stato organizzato da Biden fino a domani, si coniuga con la formalizzazione dell’impegno della Unione Europea di ridurre del 55% le emissioni rispetto al 1990. Gli Stati Uniti per recuperare la credibilità internazionale dovevano sicuramente alzare notevolmente i propri obiettivi. Alla fine di questo decennio, secondo voci ben informate, si dovrebbe passare ad un taglio del 50-52%.  Certo, un grande passo in avanti, considerato che la proposta di Obama era di ridurre le emissioni del 27 % entro il 2025.

Ma va ricordato che  questo taglio è calcolato rispetto al 2005, Facendo riferimento al 1990, come fa l’Europa, la riduzione Usa sarebbe solo del 40-42%. E in questo summit convocato da Biden il presidente cinese Xi Jinping dovrebbe fare un «importante discorso», anche se è probabile una certa cautela legata alle dinamiche dell’economia di Pechino. Insomma, cinque anni dopo la firma dell’Accordo di Parigi la corsa a ridurre le emissioni mondiali potrebbe finalmente iniziare nel 2022. 

Quest’anno ci sarà sicuramente un rimbalzo che farà recuperare larga parte (80%) del calo del 6% delle emissioni di CO2 registratosi nel 2020 a causa della pandemia. Fatih Birol, direttore della Iea (International Energy Agency), si dice scioccato per l’incremento previsto nel 2021.  In realtà, il rimbalzo delle emissioni era del tutto prevedibile, anche se non di questa entità. L’economia cinese ha infatti messo il turbo, +18% nel primo trimestre (ma nel periodo analogo del 2020 aveva perso il 7%). Malgrado la spettacolare crescita delle rinnovabili, il maggior ricorso al carbone spiega il 70% dell’aumento delle emissioni di CO2 di Pechino.

Ma torniamo agli impegni che i vari paesi si stanno assumendo. Alcuni vogliono guidare la corsa, come la Gran Bretagna che ospiterà la conferenza sul clima, la Cop26, a novembre. Il Regno Unito intende infatti tagliare le emissioni del 68% nel 2030 e del 75% nel 2035. Anche altri paesi hanno dichiarato la volontà di adottare obiettivi più ambiziosi dal Giappone al Sud Africa, al Canada.

E l’Italia? Draghi non ha parlato di obiettivi. Del resto, il Piano Nazionale Energia Clima (Pniec) presentato all’inizio dello scorso anno, prevedeva di ridurre le emissioni del 37% alla fine di questo decennio. Se guardiamo al nuovo obiettivo europeo di un taglio del 55% confermato proprio in questi giorni, si vede che il nostro paese dovrà rapidamente rivedere il Piano. Per fare un esempio, il Pniec prevedeva di arrivare al 55% di elettricità verde nel 2030 (oggi siamo al 35%), ma la rivisitazione del target climatico imporrà di arrivare attorno al 70% di elettricità da rinnovabili.  E così andrà alzato l’obbiettivo sulla mobilità elettrica, sulla riqualificazione degli edifici e così via. Insomma, bisogna iniziare a correre dopo molti anni in cui il nostro paese ha prestato poca attenzione alla riduzione delle emissioni. E le risorse del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), se saranno appropriate (lo vedremo nei prossimi giorni), potranno contribuire alla decisa trasformazione dell’economia necessaria per rispondere alla sfida climatica. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Ha svolto attività di ricerca presso il Cnr e il Politecnico Milano, dove è responsabile del master “Ridef – reinventare l’energia”. È stato direttore generale del ministero dell’Ambiente e consigliere di Pierluigi Bersani al ministero delle Sviluppo economico. È direttore scientifico del Kyoto Club un’organizzazione non profit, creata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti. È anche direttore scientifico della rivista e del portale “QualEnergia” promossi da Legambiente e da Kyoto Club. È presidente di Exalto, una società impegnata nella transizione energetica in atto. Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e di cinque libri, fra cui “2 °C - Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia”, 2016, e “Le trappole del clima”, 2020, scritto insieme a GB Zorzoli, Edizioni Ambiente.